Ma la Nazionale non è la Roma

Non mi ricordo di aver assistito negli ultimi 20 anni ad una situazione simile. Almeno da noi, perchè fuori ce ne sono molti di casi del genere, tra cui quello di Nedved con la sua Repubblica Ceca. In Italia, in Germania, Spagna e Inghilterra no. Un giocatore che si permette di decidere quando, come e

Non mi ricordo di aver assistito negli ultimi 20 anni ad una situazione simile. Almeno da noi, perchè fuori ce ne sono molti di casi del genere, tra cui quello di Nedved con la sua Repubblica Ceca.
In Italia, in Germania, Spagna e Inghilterra no. Un giocatore che si permette di decidere quando, come e se tornerà in azzurro e il commissario tecnico che non sa più cosa fare per convincere gli altri che comanda e decide ancora lui.
” Deciderò più avanti se tornare o meno. Io non devo parlare con nessuno, l’ho già fatto a suo tempo con il c.t. e ci siamo detti tutto. Comunque finché ho le viti alla caviglia non torno”.
Il neo papà Totti si giustifica così, dando precedenza alla sua Roma e alla caccia allo scudetto. Il problema non è stabilire se abbia fondamento o meno un discorso del genere nel calcio di oggi, ma è la posizione di privilegio che il capitano giallorosso si è autonomamente assegnato. In evidente disaccordo con Donadoni, che non ha la forza nè il palmares di un Lippi per mandarlo a quel paese nè la copertura della Federazione commissariata che ben se ne guarda dal prendere una posizione, lasciando la patata bollente al successore. Così capita che nello spogliatoio azzurro anche i vari Nesta, Pirlo, Cannavaro, Gattuso e compagnia, che avrebbero bisogno di tirare il fiato, facciano capire al ct che questa situazione o deve valere per tutti o per nessuno.
Donadoni si presenta in sala stampa e alla centesima domanda su Totti sbotta: “Se la prossima volta ci sarà, bene. Altrimenti faremo a meno di lui. Sono io che decido quando chiamarlo, ora gli manca continuità”.
Tesi ardita, non salta un incontro con il suo club. A rimetterci è proprio il ct, in mezzo tra due fuochi e con il fucile puntato da parte dei tifosi e dei giornalisti.
Nessuno lo difende d’ altronde, mica di cognome fa Lippi. Non è difficile capire come mai sogni il Milan…

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