Addio mitico “Cañoncito”

Nel 2002, in occasione del suo 75° compleanno, il governo ungherese decide di intitolargli il principale stadio di Budapest: il “Nepstadion”, stadio del popolo, si chiamerà “Ferenc Puskas Stadion”. Puskas partecipa alla cerimonia in suo onore, calcia persino il pallone, mentre 75 bambini lo incitano e gli battono le mani. E lui, Ferenc Puskas, uno

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Nel 2002, in occasione del suo 75° compleanno, il governo ungherese decide di intitolargli il principale stadio di Budapest: il “Nepstadion”, stadio del popolo, si chiamerà “Ferenc Puskas Stadion”. Puskas partecipa alla cerimonia in suo onore, calcia persino il pallone, mentre 75 bambini lo incitano e gli battono le mani.
E lui, Ferenc Puskas, uno dei più grandi giocatori della storia, il vecchio grande colonnello dell’Ungheria e della Spagna, piange commosso.
Luisito Suarez, altro grandissimo del passato, raccontò che una volta Puskas iniziò a mirare ai pali della porta da una ventina di metri, colpendoli diciotto volte su venti tentativi. Altro che Ronaldinho!

Medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1952, esordì a livello di club a soli 16 anni, nella Honvéd di Budapest (la squadra dell’esercito ungherese), per poi passare al Real Madrid nel 1958 dopo i fatti la Rivoluzione Ungherese del 1956.
Con la squadra spagnola vinse cinque campionati spagnoli e per quattro volte la Coppa dei Campioni, compresa la finale del 1960, nella quale gli spagnoli si imposero all’Eintracht Frankfurt per 7-3 e nella quale Puskas segnò 4 reti, cosa non riuscita a nessun altro calciatore in una finale di Coppa dei Campioni.
Grazie alla sua permanenza al Real Madrid venne naturalizzato spagnolo. Giocò nella nazionale ungherese dal 1945 al 1956, segnando 84 gol in 85 incontri. Con questa squadra ottenne un secondo posto nel Campionato del mondo di calcio del 1954. Puskas fece anche quattro apparizioni nella nazionale spagnola, tra il 1961 e il 1962, ma senza segnare.
I suoi 84 gol internazionali furono un record (per gli uomini) fino al 28 novembre 2003, quando venne battuto dal calciatore iraniano Ali Daei (attualmente a quota 105 reti).
Nella sua carriera ha segnato 1156 reti.
Il mitico Cañoncito ha smesso di sparare, per sempre, questa notte in una casa di cura ungherese, al’età di 79 anni.