Pensieri sull’Inter

“Sono interista. Lo sono da parte di padre. Anzi, da parte di nonno.” Di lettere e dichiarazioni d’amore per fidanzate, mogli e amanti ne abbiamo lette a bizzeffe. La letteratura e la cinematografia pullulano di storie “rosa”: amori passionali, sentimenti non corrisposti, tradimenti. Ma uno dei vincoli più forti e maggiormente resistenti al logorio del

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“Sono interista. Lo sono da parte di padre. Anzi, da parte di nonno.”
Di lettere e dichiarazioni d’amore per fidanzate, mogli e amanti ne abbiamo lette a bizzeffe. La letteratura e la cinematografia pullulano di storie “rosa”: amori passionali, sentimenti non corrisposti, tradimenti.
Ma uno dei vincoli più forti e maggiormente resistenti al logorio del tempo è quello con la propria squadra del cuore. Qualcosa di inspiegabile che nasce e basta. Qualcosa che ci accomapgna per tutta la vita.
Riportiamo di seguito la storia d’amore tra un uomo di spettacolo, Gioele Dix, e la sua amata Inter.

“Il mio nonno tifava Inter da quando si chiamava ancora Ambrosiana (non il nonno, ma la squadra).
E fu lui, fin dalla mia più tenera età, ad educarmi ai principali valori della vita e dello sport: l’onestà, la correttezza, il rispetto degli altri, il rispetto della parola data, l’adorazione per Luisito Suarez.

Con il nonno commentavamo le partite, con il nonno valutavamo la campagna acquisti, con il nonno piangemmo di gioia per il secondo gol di Peirò al Liverpool, con il nonno prendemmo la prima sbornia triste (la prima per il nonno) dopo la sconfitta col Bologna nello spareggio-scudetto.
Con il cuore gioisco per tutto ciò che il nonno mi ha lasciato dentro, per quei momenti di complice felicità, per le sue passioni spicciole che proseguono con me, per tutti gli insegnamenti buoni che mi ha dato; gioisco perché, senza troppi pudori, gli ho voluto bene e continuo a volergliene anche ora che non c’è più.
Con la mente mi domando invece per quale diavolo di motivo io debba continuare ad essere interista. A meno che non si ami la sofferenza per partito preso: sono mortificato quindi esisto. Ma ammesso che io accetti il mio destino, con la mente lavoro e mi pongo continuamente (soprattutto di notte) quesiti angoscianti. Perché l’Inter perde sempre e se non perde pareggia e se non pareggia vince ma non convince e se vince e convince poi perde di nuovo?
Perché Burgnich e Facchetti hanno avuto solo figlie femmine e se hanno avuto figli maschi non gli hanno insegnato quello che sapevano fare?
Perché di tanti olandesi che ci sono in Olanda il Milan riesce sempre a trovare quelli che sanno giocare a calcio e lascia tutti gli altri all’Inter?
Perché mio nonno non tifava Genoa?”
di Gioele Dix – da SMEMORANDA 1995

Grazie a Peppi