Maldini lascia a fine anno



Non tutti sanno che avrebbe dovuto lasciare il calcio dopo la finale di Istanbul contro il Liverpool. Il suo gol che spianava la strada alla doppietta di Crespo, una prestazione tra le migliori della sua carriera, la coppa dalle grandi orecchie alzata per un’ ultima volta davanti al mondo: sarebbe stata la degna conclusione di una vita passata in rossonero.
Invece come andò a finire lo ricordano tutti e quella disfatta convinse Paolo a giocare ancora, per cancellare quel ricordo e chiudere da vincitore, ultimo regalo a quei tifosi che lo hanno potuto ammirare da quel 28 gennaio 1985 quando Nils Liedholm lo fece debuttare in serie A. Gli ultimi 16 mesi sono stati una via crucis per le ginocchia malandate di Maldini, che è dovuto passare per due volte sotto i ferri e sopportare dolori che probabilmente avrebbero spinto la quasi totalità dei colleghi a dire basta, specie dopo una carriera come la sua.
Cosa doveva ancora dimostrare? Voleva solo chiedere scusa per Istanbul a suo modo nell’ unico maniera che conosce: riconquistare la Champions. Non ce l’ha fatta l’ anno scorso e ora, dopo il naufragio anticipato dello scudetto, ci proverà ancora una volta da stasera, quando spera di ottenere il pass matematico per il turno successivo. Questo Milan è molto diverso da quelli vincenti di Sacchi e Capello e del primo Ancelotti: stanco e invecchiato, sfortunato e forse senza quella grande personalità che contraddistingueva gli Invincibili.
La Stampa ha riportato una indiscrezione fatta dal capitano ad alcuni amici: “Le ginocchia non mi danno tregua, non riesco a immaginare un’altra stagione come questa”. Un lungo addio, da assaporare pian piano lungo i molti mesi checi accompagneranno fino a giugno.
In fondo quel Pallone d’ Oro che sarà consegnato a Cannavaro è un pochino anche suo, esempio unico di come un fuoriclasse possa nascere anche in difesa. Mi piacerebbe che in ogni stadiosi levasse un applauso non solo per una delle ultime bandiere ma soprattutto per un uomo dalle grandi qualità umane che si è sempre comportato come un campione, dentro e fuori dal campo.
Come un altro grande interprete della fascia sinistra: Giacinto Facchetti.

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