Zlatan Ibrahimovic: “Quel giorno che ho visto Moggi piangere…”

Dalla Svezia arrivano nuove anteprime tratte dall’autobiografia di Zlatan Ibrahimovic. Lo svedese racconta i suoi anni alla Juve, parla di Moggi e del giorno in cui lo ha visto piangere, di Calciopoli e del suo approdo all’Inter.


Nel giorno della grande attesa per la sentenza del Tribunale di Napoli sul processo Calciopoli che si è concluso proprio oggi arrivano altre parole tratte dall’autobiografia di Zlatan Ibrahimovic. La stampa svedese sta pubblicando stralci del libro che uscirà il prossimo fine settimane e anche in queste nuove anticipazioni non mancano i passaggi succulenti. In particolare vengono riportati i pensieri dell’attaccante ai tempi della Juve, nei mesi in cui scoppiò lo scandalo che portò alla retrocessione dei bianconeri e alla revoca di due scudetti. Ma non mancano neanche alcune considerazioni sul suo successivo approdo all’Inter, in particolare sul clima che si respirava nello spogliatoio nerazzurro all’epoca.

Ibrahimovic senza troppi giri di parole respinge al mittente ogni accusa nei confronti della sua prima squadra italiana, non ha nessun dubbio sul fatto che la Juventus vinceva perché era la più forte e per questo è stato deciso di demolirla. Molti hanno rinfacciato allo svedese il suo trasferimento all’Inter, ma bisogna sottolineare come il giocatore non abbia mai mancato di coerenza, dal momento che ha sempre difeso il suo periodo torinese e i trofei vinti in quei due anni all’ombra delle Alpi. Secondo il milanista se in quegli anni per la Vecchia Signora non c’erano avversari era solo per un motivo e cioè che era la squadra più forte:

“Eravamo semplicemente i migliori e ci dovevano affondare, ecco la verità. Come sempre, quando qualcuno domina, altri vogliono tirarlo nel fango, e non mi stupiva affatto che le accuse venissero fuori quando stavamo per vincere di nuovo il campionato. Stavamo per portare a casa il secondo scudetto consecutivo quando scoppiò lo scandalo, e la situazione era grigia, lo capimmo subito. I media trattavano la faccenda come una guerra mondiale. Ma erano balle, almeno per la gran parte”.

E rifiuta categoricamente anche le illazioni che vogliono i bianconeri favoriti dagli arbitri e quindi facilitati nella conquista dei risultati ottenuti, lo dice uno che con gli arbitri non ha mai avuto un buon rapporto:

“Arbitri che ci favorivano? Ma andiamo! Avevamo lottato duramente, là in campo. Avevamo rischiato le nostre gambe, e senza avere nessun aiuto dagli arbitri, queste sono cazzate! Io dalla mia parte non li ho avuti proprio mai, detto in tutta franchezza. Sono troppo grosso. Se uno mi viene addosso io rimango fermo, ma se finisco io addosso a qualcuno quello fa un volo di quattro metri. Non sono mai stato amico degli arbitri, nessuno della nostra squadra lo era. No, no, eravamo semplicemente i migliori e ci dovevano affondare, ecco la verità”.

I giorni in cui i giornali iniziarono a pubblicare le prime intercettazioni dovettero essere sicuramente molto pesanti dalle parti di Vinovo, a riguardo Ibrahimovic racconta un episodio che ha per protagonista Luciano Moggi. L’allora dg della Juventus convocò tutti i giocatori in una saletta per fare il punto della situazione e fu in quel momento, quando il dirigente parlava delle intercettazioni che vedevano coinvolto anche il figlio, quelle non proprio utili all’indagine, che l’attaccante scoprì il lato umano insospettabile dell’uomo che fino a quel giorno aveva sempre mostrato grande forza e fiducia in se stesso:

“Moggi all’apparenza sembrava quello di sempre, ben vestito e forte. Ma era un altro Moggi. Proprio allora era venuto a galla un nuovo scandalo che riguardava suo figlio, una qualche storia di infedeltà coniugale, e lui ne parlò, di come fosse offensivo, ed ero d’accordo: erano faccende personali che non avevano nulla a che fare con il calcio, ma non fu quello a colpirmi di più. Fu il fatto che cominciò a piangere, proprio lì, davanti a tutti noi. Fu come un pugno nello stomaco. Non l’avevo mai visto debole prima. Quell’uomo aveva sempre avuto padronanza di se, aveva irradiato potere e forza. Adesso all’improvviso, ero io a provare compassione per lui. Il mondo si era rovesciato”.

Poi arrivò la calda estate del 2006, la Juventus in B fu costretta a svendere mezza rosa e Ibrahimovic si ritrovò a vestire la maglia dei rivali di sempre. Al suo arrivo alla Pinetina subito si accorse che l’ambiente non era per nulla coeso, diviso in tanti piccoli gruppetti, e proprio in quella divisione individuò la debolezza dell’Inter. Così si mise in testa che da buon leader avrebbe dovuto iniziare la sua nuova avventura proprio mettendo fine a quella situazione, del problema ne parlò anche direttamente con Moratti che non poté far altro che dargli ragione:

“La vera sfida era rompere quei cazzo di gruppetti. Li odiai fin dal primo giorno, e non dipendeva soltanto dal fatto che io venivo da Rosengard, dove ci si mischiava senza problemi: turchi, somali, jugoslavi, arabi. Era anche perché l’avevo visto già molto chiaramente, sia alla Juventus sia all’Ajax: tutte le squadre rendono molto meglio quando fra i giocatori c’è coesione. All’Inter era l’opposto”.

Ibrahimovic poi spiega meglio il fenomeno di questa sorte di divisione in clan raccontando come si potessero individuare tre fazioni vere e proprie, quella composta dagli argentini, quella dei brasiliani e quella a cui appartenevano tutto gli altri:

“Là in un angolo stavano seduti i brasiliani; gli argentini stavano in un altro e tutti gli altri in un terzo. Era una cazzata. Così considerai come mio primo grande test da leader porre fine a quella situazione. Andavo in giro e dicevo: ‘Cos’è questa storia? Perché state lì seduti tra di voi come dei bambini?’ Quelle barriere invisibili erano troppo nette. Perciò andai nuovamente da Moratti, e fui più chiaro possibile. L’Inter non vinceva il campionato da secoli. Volevamo andare avanti così? Dovevamo essere dei perdenti solo perché la gente non aveva voglia di parlarsi? ‘Ovviamente no’ disse Moratti. Ma allora bisogna rompere questi dannati clan. Non possiamo vincere se lo spogliatoio non e’ unito”.

Che Ibrahimovic sia riuscito o meno nel suo intento non è dato saperlo, ma a giudicare dai risultati ottenuti dall’Inter negli anni successivi tutto lascerebbe pensare ad un successo dello svedese. Dopo questi ultime gustose anticipazioni tratte dall’autobiografia in uscita cresce la curiosità per tutto il resto che può essere scritto tra le pagine di “Io, Ibra”, per fortuna non bisogna aspettare ancora molto: il volume sarà sugli scaffali di tutte le librerie a partire dal prossimo 16 novembre, pubblicato in Italia da Rizzoli al prezzo di 18,50 euro.

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