Dichiarazione antisemita di Zamparini: il patron rosanero rettifica, ma la Figc apre un’inchiesta

Alcune frasi del presidente del Palermo a proposito della condotta dei legali che hanno curato il trasferimento di Pastore in Francia hanno suscitato l’indignazione della comunità ebraica italiana che si è rivolta alla Figc. Palazzi ha aperto un’inchiesta per fare luce sui fatti.


Maurizio Zamparini è una persona che non bada alle mezze misure, dice sempre quello che pensa e non ha paura di risultare impopolare, si vedano ad esempio le ultime dichiarazioni di sostegno a Luciano Moggi. Spesso però calibra poco le sue parole e quello che ne risulta sono feroci polemiche. Il presidente del Palermo ci è ricascato, questa volta ha fatto arrabbiare la comunità ebraica italiana, tanto che il Procuratore federale Stefano Palazzi ha aperto un’inchiesta. In un’intervista rilasciata a Sport Mediaset, commentando la partenza di Javier Pastore, ha paragonato il lavoro e la condotta degli agenti del giocatore a quello di non meglio specificati “avvocati di estrazione ebraica” che operano negli Stati Uniti:

“Una cosa simile in un ambito diverso accade in America dove ci sono avvocati per la maggior parte di estrazione ebraica che aspettano i propri futuri clienti fuori dai tribunali e ospedali, promettendo consulenze gratuite che poi si rivelano invece con percentuali di provvigioni altissime, anche del 50%”.

Insomma siamo di fronte al solito luogo comune che vuole gli ebrei avidi di ricchezza e pronti a sfruttare le sventure del prossimo. Un messaggio che nel passato ha portato alle drammatiche aberrazioni che sappiamo. La frase ha suscitato l’indignazione della comunità ebraica italiana e in particolare di Vittorio Pavoncello, presidente dell’Associazione Maccabi Italia, un’associazione che si occupa proprio della promozione dello sport all’interno delle comunità ebraiche. Pavoncello ha puntato il dito contro il presidente del Palermo, definendo l’episodio molto grave, tanto più perché arriva da un uomo di sport:

“Non c’è quasi commento da fare. Ci si indigna giustamente per i cori della curva, non è accettabile che certe parole vengano da un tesserato, per di più presidente di una squadra di serie A. Anche se quella di Zamparini è stata soltanto una battuta infelice, non per questo è meno grave. Il pregiudizio si nutre proprio di luoghi comuni, di stereotipi adatti ad ogni circostanza, soprattutto quelli più grossolani. Zamparini ha ritirato fuori la vecchia storia degli ebrei avidi e senza scrupoli: una favola che il fascismo e il nazismo hanno tramutato in una tragica e devastante realtà fatta di persecuzione e di morte”.


Pavoncello ha scritto alla Figc per chiedere attenzione sul caso. Lo sport deve essere uno strumento per favorire l’integrazione fra differenti culture, da qui la gravità, a suo modo di vedere delle dichiarazioni di Zamparini:

“Lo sport non solo dovrebbe essere oltre il razzismo: lo è, lo ha dimostrato mille e mille volte nel corso degli anni. Anche per questo le parole di Zamparini sono inaccettabili. La sua frase è fuori luogo, non c’è neanche alcun tornaconto: è gratuita. Oltretutto nel Palermo gioca Zahavi, che è israeliano e che spero non ne sia risentito. Ma è un ulteriore segno che il presidente ha detto certe cose senza neanche pensarci, e questo è ancora più grave. Su questi pregiudizi si alimentano leggende che non sono vere. Basta con queste storie: mio padre ad esempio faceva il falegname, altro che avvocato avido. Mi auguro che la federazione italiana gioco calcio e la Lega calcio intervengano decisamente. Non è un curva o il branco sugli spalti a parlare, bensì il presidente di una squadra di calcio di Serie A ascoltato e seguito da molti”.

E a quanto pare la Federazione ha accolto l’invito di Pavoncello, Stefano Palazzi ha infatti aperto un’inchiesta e presto potrebbe convocare il numero uno rosanero. Immediata è arrivata però anche la reazione di Zamparini che prima di tutto ha fatto sapere di non avere nessuna intenzione di rispondere alla convocazione del Procuratore federale:

“Io sono un uomo libero e se Palazzi dovesse convocarmi non mi presenterò. L’Italia si commenta da sola. Che c’entra Palazzi se io parlo di lobby e di finanziarie e non di calcio? Ribadisco che non vedo perché devo rispondere a Palazzi e quindi se verrò chiamato non mi presenterò”

Poi ha provato a mettere una pezza alle sue dichiarazioni, forse non riuscendoci a pieno, attraverso un comunicato pubblicato sul sito ufficiale della società nel quale ha parlato di “distorte interpretazioni” che hanno portato a “reazioni fuorvianti”. Tornando sulla frase incriminata ha spiegato il significato che intendeva dare alle sue parole:

“Parlando ad un’emittente di come le nostre e la mondiale burocrazia e pubblica amministrazione abbiano ingabbiato la vita delle società e dei singoli, affermavo che anche in Italia ora ci si muoveva solo attraverso la consulenza di avvocati, e di come saremo anche noi arrivati come mi dicevano negli Stati Uniti d’America dove sembra la corporazione dell’avvocatura sia molto forte. A proposito dicevo che mi avevano raccontato che fuori dai tribunali c’erano avvocati giovani per lo più di estrazione ebraica che fermavano i clienti dando loro assistenza gratuita, sino al buon esito della causa, che avrebbe provocato un compenso in percentuale. La parola ebrei, popolo che io stimo ed ammiro, era ed è per me sinonimo di ammirazione per giovani intraprendenti che cercavano il lavoro e se lo procuravano con intelligenza. Un elogio cambiato in offesa”.

Zamaprini prova a fare ulteriore chiarezza sulle sue dichiarazioni facendo anche l’esempio dei giovani calciatori sudamericani i cui cartellini spesso sono in mano a finanziarie che poco hanno a che fare con il calcio. Il presidente dei siciliani respinge al mittente ogni accusa di antisemitismo, anzi dice di ammirare profondamente il popolo ebraico e la loro cultura, a supporto di questa teoria presenta alcuni episodi della sua vita che dimostrano come non si possa parlare di lui come di un antisemita, per questo chiede che a scusarsi siano quelli che lo hanno accusato:

“Così come l’accenno alle lobby finanziari che in Sud America prendono (da loro è possibile in Europa no) i diritti economici dei giovani calciatori che prestano poi ai club, parlavo della finanza ebraica e araba poiché è chiaro che nel mondo d’ora sono le uniche ad avere liquidità. Anche questo un elogio, non una critica.
D’altronde sta nei fatti che l’architetto che lavora per il mio gruppo da 20 anni è un mio amico ebreo, un giocatore del mio club (unico in Italia) è ebreo, e quando nel 2011 un mio famigliare ha avuto bisogno di cure mediche all’avanguardia l’ho mandato a Tel Aviv. Non sono mai stato razzista, la mia vita lo prova. Sono da sempre un estimatore della storia, della cultura e della tenacia del popolo ebraico. Le scuse le vorrei io ricevere da chi ha travisato le mie parole”.

L’accorata difesa dell’imprenditore non sembra però aver convinto Pavoncello che anzi ritiene che le sue nuove dichiarazioni, come ha spiegato all’Ansa, in qualche modo possono addirittura aver aggravato la situazione:

“Zamparini mi ha chiamato per scusarsi e spiegarsi, ha detto che la frase era stata decontestualizzata e che era detta in senso di ammirazione nei confronti del popolo ebraico. E poi però mi ha parlato di lobby ebraiche e arabe, le uniche che hanno i soldi oggi. Sono tematiche che purtroppo abbiamo sentito negli anni ’30, e sappiamo a quale tragedia hanno portato. Diciamo che la smentita ha rischiato di essere peggio della dichiarazione. Prendo atto della sua puntualizzazione e voglio credere nella buona fede, io non giudico, ma dico che il campanello d’allarme c’è”.

Probabilmente la polemica è stata ingigantita, ma la colpa è anche di Zamparini. Un presidente di una squadra di Serie A, un imprenditore esperto, non dovrebbe cadere in simili trappole. Sicuramente le sue affermazioni non volevano essere in nessun modo connotate da un accento di razzismo, ma hanno il difetto di andare a toccare con eccessiva leggerezza un argomento comunque molto delicato. Poco importa se in fondo si tratta di luoghi comuni che ritroviamo magari anche in film e romanzi, come ha sottolineato Pavoncello è proprio dai luoghi comuni che si alimentano sentimenti ben più gravi. Questa volta Zamparini ha peccato di ingenuità, dando per scontato che non voleva in alcun modo offendere il popolo israeliano.

via | palermocalcio.it

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