Cragnotti” Collina ci fece vincere lo scudetto”

Molti laziali parlano ancora oggi di lui come il più grande presidente della storia della Lazio. Sergio Cragnotti diventa presidente delle Aquile biancoazzurre nel 1992, pagando la società 25 miliardi a Gianmarco Calleri che non aveva le disponibilità finanziarie per portarla ai vertici. Negli oltre 10 anni di presidenza porta in biancazzurro campioni come Signori,

Molti laziali parlano ancora oggi di lui come il più grande presidente della storia della Lazio. Sergio Cragnotti diventa presidente delle Aquile biancoazzurre nel 1992, pagando la società 25 miliardi a Gianmarco Calleri che non aveva le disponibilità finanziarie per portarla ai vertici.
Negli oltre 10 anni di presidenza porta in biancazzurro campioni come Signori, Gascoigne, Boksic, Fuser, Mihajlovic, Jugovic, Mancini, Vieri, Nedved, Salas, Stankovic, Almeyda, Salas e Veron. In panchina si affida a Zoff, Zeman ma sarà soprattutto con Eriksson che raggiungerà l’ agognato scudetto nel contesto di un palmares di tutto rispetto che comprende coppe europee e italiane.
Il suo crollo finanziario si porta dietro oltre alla Cirio anche la Lazio, che Lotito e lo Stato salvano da una bancarotta certa. A pochi giorni dall’ uscita del suo libro, Cragnotti torna a parlare di calcio. Ecco alcuni significativi stralci. “Senza grandi conoscenze calcistiche ho portato la Lazio ai vertici, spendendo tanto, anche più di Moratti, ma vendendo anche bene. Dopo la mia caduta tutti mi hanno abbandonato, compreso Berlusconi, c’erano tanti moralisti nell’ ambiente biancoceleste, come Mancini, che spingeva per la mia cacciata e dopo Geronzi gli ha aumentato l’ ingaggio da 2 a 7 miliardi.
Galliani? Un ottimo dirigente, ma da presidente di Lega ha gestito i diritti tv da venditore e acquirente.
Moggi? Aveva le spalle coperte dagli Agnelli. Aveva un contatto politico col sistema, sapeva relazionarsi bene e ciò ha creato notorietà, ma non è un grande conoscitore di calcio. La cupola esisteva e le telefonate stanno lì a dimostrarlo.
Gli arbitri? La loro carriera dipende da troppi fattori, questo crea sudditanza politica. All’ inizio ci hanno fatto perdere qualche scudetto, ma quando siamo diventati grandi hanno favorito la nostra vittoria, come fece Collina in Perugia – Juve.
Di Canio? Dissi sempre no a un suo ritorno. Conoscevo la sua intolleranza alla disciplina. Se avesse fatto il saluto romano con me presidente l’ avrei cacciato immediatamente”.
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