Tutto in un secondo


Nel calcio v'è tutto: dalla follia irrazionale alla lucidità esasperante, una metafora continua e dinamica di vita che affligge e emoziona, dispera ed esalta, toglie e dà. Così basta un secondo, un misero secondo tra 11400 (più o meno quelli dell'intero ottavo di finale tra Werder Brema e Juventus) per regalare gioia, urla e, quasi quasi, un orgasmo ai supporters bianconeri, mentre occorre lo stesso infinitesimo tempo per negare ai tedeschi la più grande soddisfazione del loro essere tifosi. E' il calcio, è la vita.

Accade che dei giovanotti incoscienti capitanati da un francese che in Italia non ha di certo lasciato il segno vanno al di quà delle Alpi e insegnano alla truppa del generale di Pieris come si fa calcio: il pressing asfissiante degli attaccanti, il palleggio impeccabile dei centrocampisti, i movimenti perfetti dei difensori, le parate di un giovane portiere dalla maglia rosa, Wiese all'anagrafe. Accade tutto questo, in 90 minuti, anzi 180.

Poi però come un bel castello di sabbia che a vederlo è perfetto e inoppugnabile ma poi basta la più innocua delle onde per sgretolarlo, al minuto 178 accade l'inenarrabile. Cross mansueto, presa sicura dell'estremo difensore ospite, gli juventini che s'allontanano dall'area con una rassegnazione commuovente: quindi il lampo. E chissà come, chissà perché si vede quella palla che va dentro, tocca la rete, è gol. Nessuno l'ha visto, ma tutti esultano. Sembra solo sia stato Emerson a calciare la palla verso la porta.

Così in quel secondo cambia la storia, della Champions, delle due squadre, di qualche giocatore. Perché è risaputo che anche nella vita basta un attimo per perdere tutto e poi riguadagnarlo. E non è detto che ci sia sempre un motivo: dunque la Juve sarà nell'urna di Parigi venerdì 10 marzo e il Werder no. Il calcio è così, e ci piace così.

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