Un altro tentativo di suicidio: succede in Belgio, guardalinee salvato per un pelo


Un altro folle gesto suicida in seno alle giacchette nere dopo il tentativo fallito da Babak Rafati (l'arbitro designato per Colonia - Magonza trovato poche ore prima della partita con le vene dei polsi tagliate in una stanza d'albergo): questa volta è accaduto un po' più a ovest, in Belgio per la precisione, e a tentare di farla finita è stato uno dei due guardalinee designato per la partita di seconda serie tra Tubize e Bruxelles. Chris Schelstraete, questo il nome del 37enne assistente di linea, era già negli spogliatoi quando è andato in bagno; l'arbitro del match, il signor Jerome Efong Nzolo, si è insospettito quando non ha visto tornare il collega a pochi minuti dall'inizio dell'incontro, facendo poi egli stesso la macabra scoperta.

Schelstraete era a terra in una pozza di sangue con in mano la foto della figlia, anche per lui tagli profondi ai polsi. Immediati i soccorsi che di fatto hanno salvato la vita al guardalinee che dopo due giorni ricoverato in osservazione (l'episodio è accaduto sabato sera) è da oggi ufficialmente fuori pericolo di vita con la Federcalcio belga che ci ha tenuto "a felicitarsi con i soccorritori sul posto per il loro intervento assai efficace, che ha permesso di salvare la vita di Chris Schelstraete". Lo psicologo Jef Brouwers, incaricato dalla Federazione calcistica belga di seguire i direttori di gara, ha così commentato la vicenda:

"Il gesto di Schelstraete non è stato motivato dalla pressione che pesa sugli arbitri ma piuttosto da problemi personali. L'esempio di Babak Rafati probabilmente non è stato l'elemento scatenante, ma Schelstraete l'ha emulato per mostrare ancor di più il suo bisogno di attenzione".

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