Calcio e omosessualità, un tabù eterno: le opinioni di Damiano Tommasi


Justin Fashanu: vi dice niente questo nome? Presumibilmente sì, perché del resto è stato il primo calciatore della storia a fare coming-out, a dichiarare cioè pubblicamente la sua omosessualità: era il 1990 e la sua fama sul rettangolo verde era svanita da un pezzo (balzò agli onori della cronaca calcistica a fine anni '70 e ad inizio anni '80 con le maglie del Norwich City e del Nottingham Forrest di Brian Clough); la decisione di liberarsi di questo peso, all'epoca era sotto contratto col West Ham, gli costò però cara e amara. Fu emarginato, cercò il riscatto sociale negli Stati Uniti ma non riuscì a risalire la china anche per un'accusa di violenza sessuale su un diciassettenne, arrivando ad impiccarsi nella primavera del 1998. Non è sempre così drammatica la cosa: conoscete ad esempio Anton Hysen?

Il suo cognome forse non è nuovo ai tifosi della Fiorentina, dato che il padre ha vestito il viola dall'87 all'89: ebbene, il 21enne Hysen nel marzo scorso ha ammesso di essere gay, lui che gioca nella squadra svedese dell'Utsiktens BK: "Sono un calciatore e sono gay. Quando faccio il calciatore, non penso che importi qualcosa se mi piacciono le ragazze o i ragazzi. La gente può chiamarmi come vuole, non farà altro che rafforzarmi" ha rivelato il ragazzo allenato proprio dal padre che, tra l'altro, si è detto contento che suo figlio si sia liberato pubblicamente del fardello interiore dettato dalla sua tormentata sessualità. Casi del genere nel mondo del calcio sono rari, per non dire unici, il machismo di chi gravita intorno al pallone vieta qualsivoglia ambiguità sessuale.

Eppure esisterà, per certo, più di un calciatore omosessuale (magari con la copertura di una fidanzata d'occasione): chi arriva a giocare ad alti livelli di sicuro ha fatto una gavetta importante, di quella che comincia quando i propri gusti sessuali non sono formati e definiti a perfezione. E nello spogliatoio la promiscuità, seppur solo "visiva", può far svegliare in un bambino prepubere istinti che altrimenti rimarrebbero sopiti. Ebbene, come mai allora se si parla di calciatori non viene in mente un solo gay?

"L'omosessualità nel calcio è ancora un tabù e anche il coming out è sconsigliabile. Nel calcio c'è una convivenza tra colleghi, diversa da ogni altra professione. Esprimere la propria preferenza sessuale è difficile in tutti gli ambiti, ancor di più per un calciatore che condivide con lo spogliatoio, quindi anche la sua intimità, con altri. Nel nostro mondo si potrebbe creare imbarazzo; uno sport dove ci si spoglia, potrebbe diventare una difficoltà in più nella convivenza. Inoltre anche il coming out è da sconsigliare. Il fatto di essere individuato o additato come 'quello che', dimenticando la propria professione, non penso sia una strada consigliabile".

Questo è il pensiero di Damiano Tommasi, presidente dell'Associazione Italiana Calciatori, che poi ha continuato: "Escludo che nel calcio non si parli per paura o timore, piuttosto non lo si fa per una questione personale; non credo ci sia bisogno di andare a raccontare le proprie preferenze sessuali per poter lavorare o per vivere civilmente, con assoluta tranquillità. Nel nostro ambiente ogni cosa che esce dal seminato diventa un boomerang anche per chi una situazione la vuole portare a conoscenza. Personalmente, non ho mai conosciuto calciatori gay. Poi magari li ho conosciuti senza sapere che sono omosessuali". Un pensiero condivisibile.

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