E intanto baby Parma non sbaglia un colpo…

Continua la marcia trionfale dei bad boys di Pioli implacabili più che mai nelle sfide di coppa. Con il bel 3-1 sul Napoli di Eddy Reja, il Parma in un colpo solo mette a segno la prima tripla stagionale, si qualifica per i quarti di finale della Coppa Italia (ad attendere i crociati la Roma

di mattia

Continua la marcia trionfale dei bad boys di Pioli implacabili più che mai nelle sfide di coppa. Con il bel 3-1 sul Napoli di Eddy Reja, il Parma in un colpo solo mette a segno la prima tripla stagionale, si qualifica per i quarti di finale della Coppa Italia (ad attendere i crociati la Roma di Spalletti) e sciorina il solito campionario di giovani speranze tra i 18 e i 22 anni. Oggi è stato il turno di Niccolò Galli (1988) di esordire con la maglia della prima squadra, così dopo Mandorlini e Moretti tutto il centrocampo della Primavera di Carmignani ha avuto la gioia di vestire la maglia crociata nel calcio che conta. E con le pretendenti più accreditate in tutt’altre faccende affaccendate (leggi Champions League), chissà che i gialloblù non ci facciano davvero un pensierino, a quel trofeo che già tante gioie ha regalato ai tifosi parmigiani.
Ma è stata soprattutto la serata di due giovani talenti dall’avvenire assicurato (oltre che di un Paci da Nazionale): Luca Cigarini, ventenne di Montecchio Emilia, paesino del parmense finito per sbaglio al di là dell’Enza (non me ne vogliano i cugini…), e Zlatko Dedić, ventiduenne di Bihac (Bosnia Erzegovina), ma con passaporto sloveno e soprattutto con cuore parmigiano, dopo cinque anni passati nel settore giovanile gialloblù, dove arrivò appena diciassettenne. Due mezzi parmigiani, dunque, che hanno regalato allo sparuto pubblico del Tardini (ahi, ahi, signor prefetto: una sfida così meritava la sua collocazione naturale alle 21…) un’altra bella soddisfazione dopo aver visto Pippo Savi, diciannovenne di Sala Baganza, a un tiro di schioppo da Parma, indossare la fascia di capitano per un tempo addirittura in Coppa Uefa.

Il Ciga ha diretto l’orchestra da par suo, con il piglio del veterano, e si è pure tolto la soddisfazione di segnare il primo gol in maglia crociata (per l’occasione un’elegantissima tenuta tutta nera), realizzando un calcio di rigore con la freddezza e la precisione di chi ne ha già calciati decine. Diciamolo chiaramente: il Parma non può proprio fare a meno di Cigarini perché il numero 21 ducale è l’unico nella rosa di Pioli (insieme con Savi) che sappia giocare davanti alla difesa come classico regista, playmaker, centromediano metodista, volante… chiamiamolo come vogliamo, ma la sostanza è che si tratta di una figura indispensabile in ogni squadra di calcio che voglia provare a giocare palla a terra; una figura che non è mai mancata nel gioco del Parma, fin dai tempi di Zoratto, passando per Boghossian, Lamouchi, Barone e infine Fabio Simplicio.

Cigarini, tuttavia, si ispira più che altro a un elenco di sontuosi interpreti del ruolo (testa alta, palla bassa e idee chiare) che parte nientemeno che da Paulo Roberto Falção per arrivare ad Andrea Pirlo, passando per Fernando Redondo, Pep Guardiola e altri magnifici calciatori caratterizzati dal passo piuttosto lento (vedi il grande – e grosso – Jan Mölby) e dal tocco felpato. Non fraintendetemi: naturalmente il Ciga, dall’alto dei suoi vent’anni, dovrà addentare numerosi crostini prima di poter raggiungere tali vette e non sempre il pane sarà morbido e fragrante, ma la personalità che il ragazzo già ora si porta in dote ne fa molto più di una semplice promessa. Errori ne fa ancora tanti, ma con l’esperienza non può che migliorare e l’esperienza non può che venire dal campo; di certo un così mirabile esecutore di calci da fermo (punizioni e soprattutto corner) era da un po’ di tempo che non si vedeva al Tardini, forse dai tempi di Marco Osio, peraltro presente ieri in tribuna.

D’altra parte non può essere sempre un caso il rendimento straordinario del Parma di coppa. Stimoli diversi, pressione diversa, avversari diversi, d’accordo. Ma in mezzo c’è anche un sistema di gioco, il 4-3-3, che ogni volta che è stato utilizzato ha dato ottimi frutti, anche in campionato come domenica scorsa col Palermo. Il modulo di scorta è ormai diventato quello più efficace e non a caso questo prevede sempre Cigarini a dettare i tempi un passo davanti alla linea di difesa. Bene farebbe Pioli ha insitere fino in fondo con questo modulo, anche a costo di mettere in discussione il posto di Morfeo, perché ha i giocatori giusti per interpretarlo alla grande.

Chi se ne giova a piene mani, per esempio, è il protagonista indiscusso della gara di ieri: Zlatko Dedić che, dopo il gol a Lens in Coppa Uefa e la bella prestazione (con palo) con l’Heerenveen ci ha preso gusto e non si ferma più. Partita maiuscola la sua, esaltato da un sistema di gioco che gli calza a pennello, potendo partire da destra e stringere in mezzo a fare l’attaccante puro, come da sue origini. Ieri ha letteralmente asfaltato i poveri Savini e Giubilato, i due malcapitati finiti dalla sua parte, che probabilmente in futuro, quando mangeranno la peperonata di sera si sogneranno questo diavoletto biondo col numero 29 che fugge da tutte le parti invece del classico orco cattivo.

Dedić, che due anni fa, a soli vent’anni, battè l’Italia con la sua Slovenia durante le qualificazioni mondiali, ha fatto nell’ultimo anno progressi da gigante e oggi sta vivendo un periodo di forma cosmica: corre novanta minuti su e giù per la fascia e riesce a mantenere la lucidità necessaria sotto porta nonostante il gran dispendio di energie. Il suo score di ieri recita un gol da campione, uno trovato grazie anche alla complicità di Gianello, un rigore procurato mentre si liberava per il tiro dopo un gran movimento in area e l’espulsione di Garics , costretto ad abbatterlo mentre se ne andava solo soletto verso la porta napoletana. E questo solo per essere essenziali perché tiri, assist, cross e sgroppate si sono sprecati. A guardarlo giocare veniva da pensare che Kutuzov, inguardabile e inchiodato sull’altra fascia, avesse un camion col rimorchio attaccato alla schiena.

Ecco, questo ragazzo che nella mezza stagione di Cremona ha imparato a essere più concreto e meno fumoso e che ha atteso con pazienza che venisse il suo turno senza tante polemiche, rischia di diventare uno degli attaccanti esterni più forti del nostro campionato. Sarebbe bene che Pioli lo considerasse un’alternativa più che valida (e non solo un sostituto da coppa) ai vari Pisanu e soprattutto Gasbarroni (rispetto al quale il buon Zlatko vanta anche un bel po’ di umiltà in più) e la società farebbe bene a blindarlo con un contratto pluriennale dal momento che quello attuale va in scadenza nel 2007 e qualche pazzo sta pure pensando di mandarlo all’Arezzo in cambio di Floro Flores!

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