E adesso chiedetegli scusa

Cambiano le stagioni e gli avversari, ma non l’ Inter. No, non sto parlando della pazzia, refrain tipico di questi anni. L’ Inter è padrona del campionato. Ieri l’ Empoli ci ha provato ad interrompere la striscia di successi consecutivi in serie A, ma è stata rimbalzata con facilità, autorevolezza e consapevolezza della propria forza,

Cambiano le stagioni e gli avversari, ma non l’ Inter. No, non sto parlando della pazzia, refrain tipico di questi anni. L’ Inter è padrona del campionato.
Ieri l’ Empoli ci ha provato ad interrompere la striscia di successi consecutivi in serie A, ma è stata rimbalzata con facilità, autorevolezza e consapevolezza della propria forza, fisica, tecnica e tattica. I giornalai di quotidiani e tv e i rosiconi di professione delle altre squadre minimizzano la portata di questa superiorità che tale sarebbe anche senza le penalizzazioni inflitte giustamente dai processi sportivi a chi vinceva fuori dal campo.
Come ha ripetuto ieri Mancini all’ intervistatrice di turno lo scudetto nerazzurro è figlio di quel che si è visto sul rettangolo di gioco e non di trucchi e manovre che col calcio dovrebbero avere poco a che fare. Sarà un campionato mediocre ( ma perchè quelli degli anni scorsi non lo erano quando al posto dell’ Inter c’era la Juve?), ma squadre come Roma, Palermo, Fiorentina e Milan incontrano più di una difficoltà contro gli altri avversari che solo quando affrontano i nerazzurri sono tenere vittime sacrificali.
Il mister va avanti per la sua strada e incassa sempre più elogi e riconoscimenti anche da chi lo considera solamente un arrogante, presuntuoso e raccomandato. La sua mano, nel terzo anno del famoso progetto tecnico invocato da molti, è visibile sia nella capacità di cambiare modulo anche nei 90 minuti con disarmante efficacia, sia nella gestione di un gruppo che appare solido come non mai, sia nella scelta di chi mandare in campo. In questa Inter anche Recoba diventa protagonista e sembra trascinato da questo nuovo spirito. E’ giusto riconoscergli anche di aver lanciato e imposto i nuovi Maicon e Dacourt, di aver puntato su Julio Cesar in porta e Materazzi titolare, di aver fatto vivere una nuova giovinezza a capitan Zanetti, di aver investito Ibrahimovic come leader e di aver saputo tenere sulla corda anche chi, come Samuel, Burdisso, Solari e Cruz, non è partito con i galloni del titolare. Gli manca solo Adriano, ma ben presto si sbloccherà anche lui, c’è da crederci.
Oltre ai meriti sul campo ci sono quelli dialettici, per la coerenza e il coraggio dimostrati nel non aver avuto paura a ribattere colpo su colpo ai vari Moggi, padre e figlio, che comandavano fino ad un anno il calcio italiano circondati da tanti lacchè. E’ talmente bravo che probabilmente vincerà e toglierà il disturbo, non avendo dimenticato che a maggio era stato praticamente esonerato per far posto a Capello.
Chissà se Moratti riuscirà a fargli cambiare idea.