Balotelli: “Qui sto bene, ma non ho amici. Andrò via solo per l’Italia”

Mario Balotelli si racconta a “L’uomo Vogue” ammettendo di avere un pizzico di nostalgia per l’Italia e punzecchiando la stampa italiana.

di antonio


Perché non esulto quando segno? Chiedete, allora, a Filippo Inzaghi perché esulta gesticolando come un matto…“. Inizia così la lunga intervista realizzata dalla rivista “L’Uomo Vogue” a Mario Balotelli. L’attaccante italiano ha toccato vari argomenti, a cominciare dalla stampa nostrana, colpevole di amplificare le esagerazioni tipiche dei tabloid inglesi:

“Se compro una Fiat Uno, leggo che per un tipo come me era più adatta una Ferrari; se scelgo la Ferrari, scrivete che avrei dovuto stare con i piedi per terra e comprare la Uno. Se rido, non sono serio; se non rido, sono un musone ricco che nemmeno si diverte a fare il mestiere più bello del mondo. Qui in Inghilterra la stampa scandalistica scrive di tutto, ed esagera sempre. La cosa che mi dà più fastidio è che in Italia le fesserie dei tabloid siano riprese e amplificate senza verifiche. Così molti connazionali prendono tutto per oro colato”.

Balotelli si espone e getta via la maschera da calciatore quando gli viene chiesto un parere su altri temi, come quello del razzismo e del ruolo pubblico che potrebbero ricoprire i personaggi dello sport e dello spettacolo:

“Certo che si può intervenire in questioni a carattere sociale. Basta che il tutto non si trasformi in contrapposizione politica, perché quello è un campo a me ostico, in cui non mi permetto giudizi. Per esempio, quando ho saputo dell’agghiacciante doppio omicidio razzista di Firenze, ho provato anche io un grande dolore. Non gioco in Italia, e non rilascio che rare interviste, così non ho avuto l’occasione di intervenire subito. Fossi stato ancora nel nostro paese avrei preso posizione pubblicamente. Avrei avuto voglia, in qualche modo, di dare una mano”.

Balotelli parla dell’importanza della scuola nella forma mentis di una persona:

“Non mi pare un tema necessariamente legato al tifo: conosco supporter sfegatati, eppure corretti, in Italia, e ancora di più in Inghilterra. Il razzismo nasce dall’ignoranza più bassa; è sui bambini che bisogna agire, e soprattutto a scuola. Non ridere, eh… L’ho capito tardi che la scuola è essenziale; ringrazio i miei genitori che hanno insistito perché prendessi il diploma superiore”.

Mourinho o Mancini? SuperMario ammira entrambi pur se per motivi diversi. E infine un’ammissione: lascerebbe la Premier Leaugue solo per tornare in Serie A:

“Mourinho? Tra i migliori. In quanto a feeling personale, direi prima Mancini e poi Mourinho. Un allenatore deve tirare fuori il 100% da un giocatore e Mancini è molto bravo perché lo sta facendo. La vittoria più bella è il primo scudetto, un brivido indimenticabile. Ovvio che anche la Champions mi abbia entusiasmato. Il Triplete è stata una conquista ottenuta da un grande gruppo, a cui mi sento affettivamente legato. Andare a Barcellona o Madrid? Ho 21 anni, e già da quasi due sono lontano da casa. Mi sono adattato abbastanza bene, nonostante differenze abissali. Ma non ho amici veri, qui. Se dovessi muovermi, ora come ora, sceglierei l’Italia”.