I calciatori della Liga pagheranno più tasse di tutti in Europa

Dal primo gennaio 2012 i giocatori della Liga pagheranno più tasse di tutti nell’Europa del calcio dopo aver usufruito di agevolazioni fiscali negli ultimi cinque anni.

di antonio


Mariano Rajoy, il premier spagnolo insediatosi il 21 dicembre 2011, spazza via in un colpo solo la cosiddetta Ley Beckham, denominata con il nome del calciatore inglese perché permetteva consistenti agevolazioni fiscali ai lavoratori stranieri in Spagna. La manovra finanziaria, attiva dal primo gennaio 2012, sta colpendo tutti i ricchi, non solo i calciatori. Un provvedimento che potrebbe disincentivare i grandi campioni a trasferirsi in Spagna con conseguente impoverimento tecnico della Liga.

Ma procediamo con ordine. La grave crisi economica nel Vecchio Continente sta colpendo, ovviamente, anche la Spagna e le manovre finanziarie lacrime e sangue non riguardano solo l’Italia. Dal primo gennaio 2012 in Spagna, coloro che dichiareranno al fisco redditi superiori ai 300mila euro, dovranno versare nelle casse dello stato il 56% in Catalogna e il 52% nel resto del Paese.

Tempi un po’ più duri per le tasche dei lavoratori stranieri (e quindi anche dei calciatori) che vorranno trasferirsi nel paese iberico perché se per cinque anni, dal giugno 2005 al gennaio 2010, i club spagnoli hanno beneficiato della Ley Beckham per i redditi superiori a 600mila euro, che ha permesso loro di acquistare sul mercato grandi giocatori con proposte più allettanti della concorrenza (in pratica Aznar ha consentito loro di versare tasse pari al 24 per cento, per cinque anni e con effetti retroattivi fino al 2004, invece del 43%), adesso lo scenario fiscale è cambiato radicalmente.

La Liga diventa, in questo modo, il campionato più tassato d’Europa. Di conseguenza i calciatori più agevolati fiscalmente saranno quelli del campionato francese che attualmente vanno incontro ad un’aliquota pari al 41% che scatta per i redditi superiori ai 71mila euro. In Germania e Portogallo la tassazione è al 42% per le fasce più alte. Segue l’Italia con il 45% per stipendi superiori ai 75mila euro (per ora, aspettando una possibile patrimoniale del governo Monti).

In Inghilterra lo stato si assicura il 50% quando i compensi superano le 150mila sterline (circa 170mila euro). Negli Stati Uniti, nessuna aliquota supera mai il 35% e quella massima scatta a partire dai 370mila dollari (260mila euro).

Un ringraziamento all’utente fantrucchi per la segnalazione