18 gennaio 1977: la morte assurda di Luciano Re Cecconi

35 anni fa moriva Luciano Re Cecconi per un presunto scherzo mal riuscito ad un gioielliere. Era uno dei giocatori più amati della Lazio degli anni’70.

di antonio

Fermi tutti questa è una rapina!“. Secondo la versione ufficiale dei fatti sono gli ultimi attimi della vita di Luciano Re Cecconi, uno dei giocatori più amati dalla tifoseria laziale negli anni ’70. Era soprannominato l’angelo biondo per la sua folta capigliatura dorata, il carattere mansueto e per la ampie falcate in mezzo al campo. I fatti di quel tragico giorno, narrati da Laziowiki, raccontano di Re Cecconi e Ghedin che vanno da un loro amico comune, Giorgio Fraticcioli (titolare di una profumeria), per passare un po’ di tempo e scambiare o due chiacchiere. Il negoziante li invita ad accompagnarlo da un cliente a cui deve consegnare dei flaconi in una gioielleria di via Nitti a Roma, nel quartiere Flaminio.

Re Cecconi, una volta entrato nella gioielleria, esclama il fatale “Fermi tutti questa è una rapina!“. Il gioielliere, Bruno Tabocchini, già vittime di diverse rapine, non lo riconosce anche perché Re Cecconi ha il volto parzialmente coperto e, stando alle ricostruzioni, tiene una mano in tasca simulando una pistola. Il gioielliere spara. Re Cecconi, colpito in pieno, cade mormorando: “Era uno scherzo, era solo uno scherzo“. All’ospedale San Giacomo arriverà già morto, a soli 28 anni. Re Cecconi era uno dei pochissimi giocatori a non detenere il porto d’armi nella Lazio eccentrica di quegli anni.

L’ex portiere dei biancocelesti Felice Pulici sarà l’unico a vederlo all’obitorio, nudo con un piccolo foro del proiettile che gli è penetrato nel cuore. Gli altri compagni esitano, non se la sentono. Ghedin è in preda alle convulsioni e in stato di shock. Solo dopo ore riuscirà a fare una deposizione alle autorità giudiziarie raccontando i fatti. Ma non tutti concordano con la ricostruzione ufficiale dei fatti. E’ il pensiero di Maurizio Martucci, autore del libro “Non scherzo, Re Cecconi 1977”: “Il libro parte da alcune affermazioni importanti di Gigi Martini. Ho voluto rileggere un passaggio buio del nostro passato prossimo. Sulla vicenda di Re Cecconi c’erano troppe anomalie. Credo che oggi, dopo 35 anni, si possa contribuire serenamente al raggiungimento della verità, una volta per tutte”.

Scriveva Giorgio Tosatti: “La morte di Re Cecconi rappresenta un dramma cui nessuno può sentirsi estraneo: è la folgorante testimonianza della nevrosi nella quale viviamo. Di queste nevrosi si trovano prove anche nei commenti della tragedia: il cinismo si sostituisce alla pietà, la riprovazione per la stupidità dello scherzo è superiore allo sdegno per il modo in cui è stata stroncata la vita di un uomo“. Martini e D’Amico hanno sempre ritenuto che Re Cecconi con gli estranei avesse sempre mantenuto un comportamento riservato.

La parole dell’avvocato Pasquale Trane, presidente del “Centro Studi 1990: “L‘andamento del processo è stato inspiegabile, Tabocchini aveva già sparato due volte negli ultimi due anni. Purtroppo non si può riaprire nei casi di assoluzione, ma faccio i miei complimenti al lavoro d’inchiesta che è stato fatto”. Stessi dubbi di Guido Paglia, ex responsabile della comunicazione della società: “Ho sempre avuto dubbi sulla vicenda e sull’assoluzione di Tabacchini, un paranoico che meritava la condanna. Molto secondo me, dipese dalla reticenza e la contraddittorietà della testimonianza di Ghedin. Il Pm fece il suo dovere, ma in sede processuale pagò la sua posizione politica e il clima di tensione degli anni di piombo, che in qualche modo favoriva gli eccessi di difesa personale”.

E infine il ricordo del figlio, Stefano Re Cecconi, che ha preso la parola presso la sede dell’Anica in viale Regina Margherita, nella mattinata dedicata alla memoria del calciatore:

“Ringrazio tutti per il grande affetto che ci avete dimostrato in questi anni. Su mio padre ci sono state diverse verità: storiche, politiche e di comodo. Oggi non siamo qui per riaprire processi, ma con la volontà di riabilitare la reputazione di un uomo, etichettato troppo frettolosamente come stupido o incosciente. Quello di oggi è il risultato di tante ricerche. Noi vogliamo demolire la tesi dello scherzo, al fine di diffondere la sua vera immagine di grande uomo”.


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