Il giocatore di cui nessuno parla: Fabio Quagliarella

Nelle vetrine delle librerie Mondadori c’è uno spazio dedicato al Libro di cui nessuno parla: piccoli gioielli della letteratura o della saggistica dimenticati dal consumatore medio perché nessuno ha pensato di spendere qualche centesimo in promozione, e così giacciono anonimi sugli scaffali insieme con centinaia di altri titoli. Lo stesso accade per i calciatori, nel

di mattia

Nelle vetrine delle librerie Mondadori c’è uno spazio dedicato al Libro di cui nessuno parla: piccoli gioielli della letteratura o della saggistica dimenticati dal consumatore medio perché nessuno ha pensato di spendere qualche centesimo in promozione, e così giacciono anonimi sugli scaffali insieme con centinaia di altri titoli. Lo stesso accade per i calciatori, nel loro caso la promozione è assicurata non dalle risorse di un editore ma dall’abilità di un procuratore che sommerge presidenti e direttori sportivi con i dvd dei loro assistiti, inonda i dirigenti delle società di telefonate finalizzate a piazzare i loro giocatori, organizza scambi, prestiti, pacchetti all inclusive e veri bidoni nella tradizione della migliore commedia all’italiana. Succede così che esotici pedalatori da Serie C2 Serie D (chissà perché mi viene in mente Cyril Domoraud…) vengano contrabbandati per fenomeni e come tali contesi dalle grandi squadre e profumatamente pagati.

Invece, nell’ideale spazio in vetrina denominato Il giocatore di cui nessuno parla quando ormai il girone di andata della Serie A volge al terrmine, dovrebbe trovare posto Fabio Quagliarella, attaccante della Sampdoria autore fin qua di nove reti in una compagine dove avrebbe dovuto essere chiuso da Bonazzoli e Flachi e in seconda battuta dal rientrante Bazzani. Vero è che il ventitreenne di Castellammare di Stabia abbia abilmente sfruttato la lunga squalifica di Flachi per ritagliarsi il suo posto al sole a suon di gol, ma è anche vero che una volta rientrato il leader blucerchiato, il buon Quagliarella non ha certo mollato il posto, anzi. Adattandosi a ricoprire più ruoli offensivi, ha dimostrato di poter convivere con chiunque e ha guidato la squadra di Novellino alla rimonta che l’ha portata in poche giornate a risalire la classifica fino al quarto posto; e probabilmente non è un caso che l’assenza per squalifica dell’attaccante campano sia coincisa con la pesante sconfitta di Catania sabato scorso.

La storia di Quagliarella è la storia di decine di altri giocatori sottovalutati o semplicemente ignorati dal calcio che conta, nella fattispecie la storia di un attaccante che fa storcere il naso perché segna poco. Antico vizio dei soloni del calcio italico è giudicare le punte dal numero di gol segnati, senza valutare altre qualità individuali e senza contestualizzare le prestazioni in un impianto di gioco e nel valore di una squadra. Prima di vedere all’opera Quagliarella, basandomi esclusivamente sulle cifre, ero convinto anch’io che fosse un giocatore da serie inferiori. D’altra parte il suo score parlava chiaro: dopo l’esordio appena diciassetenne nel Torino, aveva sommato un solo gol in C2 nell’allora Florentia Viola e 19 gol in due stagioni al Chieti in C1. Gli otto gol nel Torino in Serie B e i soli tre della scorsa stagione ad Ascoli nel primo vero campionato di Serie A sembravano pesare come una lapide sui sogni di gloria del giovane attaccante.

Poi l’ho visto giocare: era un caldo pomeriggio di fine luglio a Moena e la Sampdoria aveva strapazzato il Parma per 3-0. Quagliarella logicamente non aveva segnato ma aveva messo in croce chiunque gli si parasse davanti tra sé e la porta avversaria, aveva colto un paio di traverse, sfornato assist e cross a volontà mettendo in evidenza una tecnica di tutto rispetto e una classe superiore. Vedendo a bordo campo il neo C.T. della Nazionale Under 21 Pierluigi Casiraghi mi è venuto subito in mente il suo predecessore (Quagliarella è del 1983 e non più selezionabile per questo ciclo…), quel Claudio Gentile che dopo avere sempre escluso Miccoli due bienni prima, aveva ripetuto l’errore mai convocando l’attaccante doriano nel bienno appena concluso, dimostrando così tutta la sua insipienza calcistica e l’incapacità di scoprire talenti grezzi.

Pensandolo inserito in un contesto di gioco come quello di Novellino mi fu facile pronosticargli una grande stagione e non posso che ritenermi felice dei suoi successi, e ora che il suo posto in vetrina se l’è guadagnato da solo ecco farsi avanti il Milan che lo individua come panacea dei suoi mali offensivi, ecco la stessa critica che fino a ieri lo ignorava candidarlo addirittura per la Nazionale maggiore. Con una dedica speciale a tutti quelli che pensano che siano solo le cifre a definire i giocatori: Quagliarella e Budan l’anno scorso ad Ascoli hanno realizzato sette reti in due in una stagione (senza peraltro compromettere la salvezza della squadra di Giampaolo) e i loro acquisti da parte di Sampdoria e Parma sono stati accompagnati dai soliti risolini di scherno di quelli che tutto sanno e tutto giudicano. La stessa coppia ha finora realizzato diciassette reti nel solo girone d’andata, vuoi vedere che se non segnavano non era tutta colpa loro?

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