Crisi Inter: Ranieri è mediocre, ma la colpa è tutta della società

Stagione disastrosa dell’Inter. La squadra ha totalizzato un solo punto nelle ultime quattro partite perdendo contro Lecce, Novara e Roma


Crisi nera in casa Inter. Dopo sette vittorie consecutive in campionato, la squadra di Ranieri è sprofondata all’inizio del girone di ritorno. Dalla diciannovesima giornata in avanti, i nerazzurri hanno conquistato un solo punto nel rocambolesco pareggio 4-4 in casa contro il Palermo, poi hanno perso 1-0 contro Lecce e Novara, 4-0 all’Olimpico contro la Roma e sono stati eliminati anche dalla Coppa Italia per mano di un’altra grande in crisi di risultati come il Napoli di Mazzarri. Anche quando l’Inter ha inanellato la succitata striscia di vittorie consecutive, non ha mai impressionato sotto il profilo del gioco, raccogliendo spesso a fine partite le critiche dello stesso Ranieri che si accontentava di conquistare almeno un po’ di punti preziosi in attesa di una svolta che non c’è mai stata.

Con la sconfitta di oggi pomeriggio contro il modestissimo Novara, i nerazzurri hanno perso la nona partita in Serie A sulle 23 disputate finora e sono scivolati a -6 punti dal terzo posto occupato dalla Lazio. Ci sono parecchie cose che non vanno per il verso giusto in casa Inter e tutto è incominciato proprio nel momento più alto della storia recente nerazzurra; nella notte di Madrid di due anni fa che ha consacrato la squadra, allora allenata da Mourinho, Campione d’Europa. Da quando il portoghese ha lasciato l’Inter, la società e la squadra sembrano regredire sempre di più all’epoca pre-Calciopoli quando l’Inter prometteva molto d’estate ed arrancava poi sistematicamente durante la stagione.

E’ stato mandato via Gabriele Oriali, forse l’unico dirigente veramente competente, per dare maggiore spazio a Marco Branca che non è riuscito né ad individuare i giocatori adatti a sostituire i campioni che sono partiti, né a gettare le basi per rimpiazzare gradualmente i senatori un po’ stagionati che hanno tirato la carretta in questi anni. La dimostrazione del pressapochismo che regna in via Durini si rispecchia nelle decisioni prese in queste ultime due stagioni. Hanno scelto Benitez come nuovo allenatore dopo Mourinho e non si sono impegnati sul mercato per accontentarlo. Al suo posto a gennaio è arrivato Leonardo che ha chiuso la stagione in modo eccellente, conquistando la Coppa Italia ed il secondo posto.

Ad inizio estate il brasiliano ha deciso di andarsene per andare a ricoprire il ruolo di direttore generale del Psg, ed al suo posto hanno scelto Gianpiero Gasperini, non per meriti acquisiti sul campo o per profondo convincimento nelle sue capacità, quanto per mancanza di alternative. Dopo un inizio di stagione terribile con l’allenatore di Grugliasco, hanno deciso di cambiare ancora, puntando su Claudio Ranieri, anche in questo caso scelto probabilmente per mancanza di alternative.

Inter-Novara 0-1 | Le Foto | 12/02/2012
Inter-Novara 0-1 | Le Foto | 12/02/2012
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Inter-Novara 0-1 | Le Foto | 12/02/2012
Inter-Novara 0-1 | Le Foto | 12/02/2012
Foto | © TMNews

Adesso dopo più di metà del campionato, l’Inter è ancora una squadra senza identità e che vede allontanarsi sempre di più anche il terzo posto utile per qualificarsi ai preliminari di Champions. Ma la colpa è davvero del solo Ranieri? Forse no. L’allenatore testaccino non è certamente un vincente, ma al tempo stesso è in grado di condurre una squadra ad un piazzamento d’onore come ha dimostrato saper fare sulle panchina di Valencia, Chelsea, Juventus e Roma. Il tecnico è solo una parte del problema, tutto incomincia dalla società che l’ha scelto, che non è in grado, senza la guida di José Mourinho, di competere con gli altri big club italiani e stranieri sotto nessun punto di vista.

La cessione di Thiago Motta (ma anche quella di Eto’o l’estate scorsa) è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso; tutti avevano giurato che sarebbe rimasto come richiesto da Ranieri, ed invece poi è partito. La proprietà adesso potrà pure cacciare il quarto allenatore in due anni ed assumerne un quinto, ma prima di tutto dovrebbe mettere alla porta tutti i dirigenti che la stanno conducendo a questo sfacelo, che sono riusciti a passare in solo due anni dalle stelle alle stalle. Il problema è soprattutto Massimo Moratti, che ascolta molti consigli, spesso sbagliati, e quando fa di testa sua ragiona come un tifoso, oltretutto neanche troppo competente.

Se il presidente dell’Inter non si farà da parte al più presto, come fece nel 2004 quando lasciò il bastone del comando a Giacinto Facchetti, che getto le basi insieme a Mancini del rinnovamento, i nerazzurri scivoleranno rapidamente sempre più giù. I riscontri sono macroscopici; nessuno dei giocatori che sono arrivati per sostituire gli eroi del triplete è assolutamente all’altezza di chi se n’è andato via in questa anni. La qualità della rosa si è abbassata notevolmente ed i giocatori che sono rimasti hanno già dato il meglio nelle passate stagioni; Tutti, ad eccezione di Sneijder, che ultimamente passa più tempo in infermeria che in campo, hanno oltrepassato abbondantemente la trentina.

Serve una rifondazione. Ripartire da zero. Ad iniziare dalla società. Più si rimanda il rinnovamento e più sarà difficile tornare a vincere. Può servire da monito il caso della Juventus. Quando è tornata in Serie A ha giocato un paio di stagioni potendo contare sulle ceneri della Juve moggiana ottenendo anche risultati discreti, ma quando i senatori del gruppo hanno iniziato ad accusare la fatica e gli acciacchi, tutto è andato in modo disastroso. Se non se ne fosse preso carico Andrea Agnelli in prima persona, certamente adesso la Juve non sarebbe seconda in classifica a due punti dal Milan con due partite in meno. Magari quest’anno i bianconeri non vinceranno, ma avranno quanto meno gettato le basi sulle quali continuare la risalita.

Facchetti, Oriali e Mancini, insieme a Calciopoli, gettarono le basi della grande Inter che ha vinto tutto negli ultimi anni. Moratti, Branca, giocatori da pensionare ed i continui cambi in panchina la stanno affossando. C’è chi sta già sperando nel ritorno di Mourinho, ma il portoghese, ammesso che lasci realmente Madrid a fine stagione, per quanto si professi interista nel cuore, non si prenderebbe mai una gatta da pelare di queste dimensioni. Questa Inter è distante anni luce da quella che ereditò da Roberto Mancini. Lo stesso discorso vale naturalmente anche per Fabio Capello, che non ha lasciato la panchina dell’Inghilterra per venire a fare figure barbine sulla panchina nerazzurra.

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