Nicchi attacca la stampa e Buffon e poi minaccia: "Da ora tolleranza zero"


Non accennano a placarsi le polemiche sugli errori di Tagliavento e dei suoi collaboratori nel corso del big match Milan-Juventus di sabato sera, terminato con il punteggio di 1-1. Questa volta è il turno del presidente dell'Associazione Italiana Arbitri, Marcello Nicchi, che in un'intervista rilasciata alla trasmissione radiofonica Radio Anch'io Sport, se l'è presa soprattutto con la stampa, accusata di un gioco al massacro nei confronti dei tesserati della propria associazione. Parole dure però anche nei confronti dell'estremo difensore dei bianconeri e della Nazionale, Gianluigi Buffon, reo di aver ammesso candidamente, nelle interviste del dopo partita, che anche nel caso in cui fosse accorto del superamento della linea di porta da parte del pallone, non avrebbe avvisato il direttore di gara. Queste le sue dichiarazioni in proposito:

"Gli arbitri devono rimanere fuori dal gioco al massacro, ma sabato è stata certificato il fatto che nessuno intende auitarci. Le tv fanno le telecornaca sugli arbitri, succede di tutto e di più in campo. E perfino il "mio" portiere, voglio dire il capitano della mia nazionale dice delle cose che si poteva risparmiare perché diseducative per i giovani. Si sentono fare commenti a ogni azione, la partita degli arbitri viene sezionata in diretta e con l'ausilio di tecnologia. La partita arbitrata in tv è una cosa, quella in campo è un'altra. La tv ci batte ogni domenica, ma il commentatore non si può sostuire all'arbitro e metterlo in continuazione in cattiva luce, anche perché negli stadi si sa tutti in tempo reale quello che dicono le tv. Hanno detto, per esempio, che il fuorigioco della Fiorentina era dubbia, ma invece era netto e punibile. Hanno detto che il fallo da rigore su Di Natale era avvenuto fuori area, quando invece ha i piedi sulla linea che è area di rigore. Il fallo da ultimo uomo fischiato contro il Palermo era sacrosanto".

Questo invece il parere del numero uno degli arbitri italiani sulla direzione di gara dello scontro scudetto, in merito alla quale ammette i gravi errori dei suoi tesserati:

"Sabato ero presente e sono stati compiuti errori gravi. E tutt'oggi non riesco a comprendere come questo sia successo, avevamo garantito il massimo in fatto di designazione: il numero 1 e 2 degli arbitri e il numero 1 e 2 degli assistenti. Il dio del calcio, purtroppo, non ci ha dato una mano. Tagliavento ha sbagliato l'approccio, perché non mi limito solo al fatto del gol travisato, ma all'atteggiamento complessivo del direttore di gara che è arrivato alla partita in modo sbagliato, probabilmente condizionato dalle tensioni della settimana. Invece che carichi, sono i direttori di gara sono arrivati a San Siro già scarichi, pensando forse che tutto fosse tranquillo e filasse liscio. Sul gol, poi, Tagliavento avrebbe potuto intervenire, perché era di sua competenza e non aspettare la decisione di Romagnoli: questa comunque è una situazione che verrà analizzata dal designatore che farà un po' di scuola su questo. E, in ogni caso, riconosciuti i nostri gravi errori, vorrei fare un ringraziamento al civilissimo pubblico di San Siro: tutti hanno capito il nostro dramma e non ci sono state reazioni gravi da parte del pubblico. Come stanno Tagliavento e Romagnoli? Ho evitato di parlare con Romagnoli e i colleghi per far loro riacquisire la serenità, che oggi gli viene tolta".



Nicchi stigmatizza poi i numerosi colpi proibiti avvenuti lontano dagli occhi della terna arbitrale, minacciando un'applicazione più severa del regolamento ed un maggiore uso della prova tv:

"Il calcio mostra ogni domenica cose non gratificanti. In area è un continuo strattonarsi, in continuazioni si alzano mani a reclamare qualche cosa, proteste per qualsiasi decisioni, vaffa per una semplice rimessa laterale: i giocatori entrano in campo con tensioni troppo gravi e non accettano niente. A questo punto non ci resta che applicare con vigore il regolamento. Sarà un'operazione di autodifesa: applicheremo il regolamento in modo restrittivo su tutti i campi. Chi protesta verrà ammonito, se le proteste saranno fuori dalle righe ci sarà l'espulsione, così come per chi commetterà falli violenti e nell'incertezza se il fallo sia violento o meno, si butterà fuori il giocatore, così rimetteremo un po' di ordine in campo".

Il responsabile della classe arbitrale invoca infine un aiuto da parte degli organi competenti, dichiarandosi favorevole sia all'eventuale introduzione della moviola in campo che a quella dell'arbitro di porta, preferita dal presidente dell'Uefa, Michel Platini:

"Il quarto uomo così com'è non serve a niente. Praticamente deve solo tenere buone le panchine. A questo punto sarebbe meglio non averlo. L'arbitro di porta? Se ce lo danno, noi lo accettiamo volentieri. Siamo i primi a essere contenti di questo, ma bisogna tenere conto del fattore economico. Così come le telecamere sulle porte per i gol non-gol. Ma devono darcele queste cose e non è facile. E poi 20 arbitri per tutta la A bastano? Per me ce ne vorrebbero almeno 30 per garantire la rotazione, ma questo è quello che ha voluto la Lega, che ci ha detto: dateci i migliori, ce ne bastano venti. Accontentati! Hanno i migliori, ma ora dovrebbero anche essere in grado di difenderli, invece di attaccarli. E comunque il campionato lo vincerà ancora una volta il più forte e non sarà condizionato dagli arbitri".

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