Felipe Melo felice in Turchia: “Non tornerei mai alla Juve”

L’ex centrocampista della Juventus si racconta in una lunga intervista dove parla del suo passato in Italia, del suo presente al Galatasaray e dei suoi progetti per il futuro con un obbiettivo nella testa: tornare a vestire la maglia del Brasile.


Felipe Melo ha lasciato la Juve da meno di un anno, ma a vedere il suo stato d’animo e la sua tranquillità sembra che in realtà sia passata una vita. In realtà il brasiliano è ancora di proprietà dei bianconeri, ma questo dato sembra essere destinato a rappresentare una pura formalità. Il centrocampista si è concesso una lunga intervista ai taccuini di TMW Magazine, ha parlato della sua esperienza in Turchia ma anche del suo passato, dagli inizi in Brasile fino all’approdo in Italia. I tre anni passati nel nostro paese sono stati caratterizzati da luci e ombre, con i punti più bassi della carriera vissuti proprio all’ombra della Mole. In realtà Melo non ha un brutto ricordo della sua ex squadra:

“Ne approfitto per dire una cosa: non ho mai parlato male della Juventus in vita mia. Non potrei, sono state tradotte ed interpretate male alcune mie dichiarazioni. Capitano delle annate così, capita di non vincere, ma non ho odio né rancore. La Juve è una società di grandi professionisti, con una tifoseria meravigliosa e se vinceranno nuovamente in futuro sarò il primo ad essere felice”.

Il carioca non accetta di passare per il colpevole di tutti gli insuccessi dei torinesi e difende il suo operato nei due anni in bianconero, stagioni contraddistinte spesso da feroci critiche nei suoi confronti, dalla “conquista” del poco ambito Bidone d’Oro, tutti aspetti che a quanto pare Melo non dimentica:

“Ci sono partite che ho vinto da solo, come quelle contro la Roma. Io le rivedo le gare, sempre, per correggere i miei errori. Il primo anno poi siamo partiti alla grande, ma poi ci sono stati tantissimi infortuni e davanti giocavamo anche con un giovane come Paolucci. Poi siamo crollati: tutto per colpa mia? Non si può essere prima fenomeni, poi scarsi. Ho anche vinto il Bidone D’Oro, che in Italia magari è un premio ironico, ma che in Brasile non è stato visto così e sono stato duramente attaccato e criticato. Un po’ come per Milito, insomma. Ripeto, non c’è stato equilibrio, anche e soprattutto da parte della stampa torinese ma anche da quella nazionale. Mi hanno prima esaltato e poi criticato aspramente, senza raziocinio”.


Di una cosa è certo, se a fine stagione la Juventus lo rivolesse alla base troverebbe le porte chiuse: “Non ci tornerei: per me sono stati due anni pesanti ed anche per la mia famiglia. Ripeto, sarò sempre grato alla Juve per l’opportunità, ma il mio ciclo lì è finito”. Diversi sono le sensazioni relative all’altra squadra italiana, la Fiorentina, un solo anno, un addio non cercato da lui su cui desidera fare chiarezza e il ricordo indelebile del calore della Fiesole:

“Sono legatissimo a Firenze. È stata un’esperienza bellissima, vivevo al Poggio Imperiale, vicino al Piazzale Michelangelo. l’atmosfera era meravigliosa, la Curva Fiesole è davvero unica, il vero dodicesimo uomo. Quando entravo in campo non potevo fare a meno di guardarla, mi dava una carica che il vecchio stadio della Juventus non mi regalava. In quello nuovo, invece, mi raccontano che la spinta del pubblico è pazzesca. A Firenze giocavo troppo dietro, io non sono un regista. Qui in Spagna, ma anche in Brasile, si meravigliavano tutti di questa posizione. Poi io sarei rimasto anche di più, mi sarebbe piaciuto, ma la Juventus ha pagato la clausola e la Fiorentina ha detto sì. I tifosi mi vedono come un traditore, ma io sarei rimasto. Con Prandelli giocavamo, ci è voluto poco per integrarmi e sono certo che se fossi rimasto mi avrebbero pagato 30 milioni”.

Ora però è arrivato il momento di voltare pagina, al Galatasaray sta vivendo un’ottima stagione (già 7 i suoi gol). Lo esalta l’atmosfera degli stadi turchi, il calore dei tifosi e non è d’accordo quando gli si fa notare che forse il livello è più basso rispetto all’Italia (“Guardate cos’ha fatto l’Inter contro il Trabzonspor…”). L’ambientamento non è stato problematico, merito del poliglottismo dello spogliatoio ma anche della cucina turca. Per il futuro però le idee sono ben chiare: Felipe Melo ha un sogno, cioè approdare in una big europea (a scelta tra Milan, Real Madrid e Manchester United), e una certezza, quella di tornare a vestire la maglia del Brasile in tempo per i mondiali che i verdeoro giocheranno in casa.

Foto | © TMNews

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