Quando Cassano era l’ obiettivo dell’Inter

Roberto Mancini ieri in conferenza stampa: ” Io Cassano lo prenderei: ha qualità tecniche straordinarie, anche se capisco che magari ora sia difficile inserirlo in una squadra a stagione in corso”. Parole sorprendenti? Neanche per sogno. Disse esattamente le stesse cose un anno fa, quando il barese cercava squadra e si poteva prendere dalla Roma

Roberto Mancini ieri in conferenza stampa: ” Io Cassano lo prenderei: ha qualità tecniche straordinarie, anche se capisco che magari ora sia difficile inserirlo in una squadra a stagione in corso”. Parole sorprendenti? Neanche per sogno.
Disse esattamente le stesse cose un anno fa, quando il barese cercava squadra e si poteva prendere dalla Roma con un esborso minimo. Il mister nerazzurro aveva intuito da tempo che l’ attacco, con Adriano e Martins in quelle penose condizioni e Recoba spesso rotto, era il vero punto debole della squadra.
Cassano è mai stato vicino all’ Inter? Solo pochi mesi fa era uno degli obiettivi principali. L’ Inter, ancora scossa da Villarreal e in attesa della doppia finale di Coppa Italia, stava ancora chiedendosi se andare fino in fondo con Capello dopo quanto stava emergendo oppure continuare con Mancini. In attacco si decise di puntare su due rinforzi, senza voler spendere molto: Hernan Crespo e Antonio Cassano.
L’ arrivo di Ibrahimovic un sogno difficile, nonostante i ripetuti corteggiamenti, perchè era ad un passo dal Milan assieme a Buffon e Zambrotta. L’ argentino è poi arrivato davvero, in prestito gratuito, con un’ opera di grande strategia di Marco Branca, dopo una iniziale richiesta di 5-6 milioni, cifra proposta anche ai rossoneri e da loro considerata eccessiva.
Antonio Cassano rimase a Madrid, dove approdò Fabio Capello, credendo in una rinascita che sarebbe durata solo il tempo di una estate. A Moratti e a Mancini il barese è sempre piaciuto, ma l’ allora sfiducia del presidente e l’ elevato ingaggio garantito dal Real non permettevano di far follie.
Alle merengues venne proposto un prestito con diritto di riscatto, formula che non piaceva nè alla società spagnola nè al calciatore. Poi venne Capello a Madrid e Ibrahimovic a Milano e tutto finì lì, chiudendo sul nascere qualche voce discorde in via Durini e nello spogliatoio.
Ora su questa ipotesi non si sta lavorando, ma del futuro non vi è certezza. Certo, resto dell’ idea che trovare il modo di avere il meglio da un carattere ribelle si possa, raddrizzare i piedi ancora non è possibile…