Cesena, la delusione del presidente Campedelli: per ripartire si pensa ad Atzori


"So bene che quasi tutta Cesena è già proiettata all’anno prossimo, però io ho l’esigenza di portare a termine questo campionato. Per cui, fatemi partire dal presente. Non voglio che attenzione e concentrazione svaniscano nelle prossime 11 partite. Il mio pensiero ora è quello di vincere a Cagliari. Sarò pazzo, però io sento che non retrocederò" parole e musica di Igor Campedelli, presidente del Cesena, che nonostante le 14 lunghezze che dividono la sua squadra e la quartultima in classifica, ultimo posto utile per non retrocedere dalla Serie A alla Serie B, crede ancora in un miracolo. E non solo per via dell'indagine sul calcio-scommesse che non vede implicata la sua squadra. Ma se proprio dovrà essere serie cadetta, che arrivi con dignità, "per non rovinare quanto di buono fatto negli ultimi tre anni e anche per una questione economica, perché più arrivi in alto e più incassi dalla Lega. Noi oggi siamo praticamente retrocessi: quindi il fatto di poter giocare con la testa libera potrebbe farci esprimere quel potenziale che per me abbiamo ma che non abbiamo mai mostrato".

Investimenti importanti, e non potrebbe essere altrimenti se ingaggi calciatori del calibro di Mutu, Martinez, Iaquinta e Santana, ma qualcosa non è andato per il verso giusto, come spiega al Corriere di Romagna:

"Tornassi indietro, farei tutto in modo diverso, perché mica sono masochista. La scorsa estate, però, abbiamo lavorato per consolidare il Cesena in A: abbiamo investito su giocatori e strutture, perché il nostro obiettivo era quello di creare una base per poter restare in A almeno 4 o 5 anni. I motivi del flop? La poca personalità è uno dei motivi, non l’unico. Ad esempio lo scorso anno Jimenez e Giaccherini non è che avessero questa gran personalità, però correvano e correvano ed erano d’esempio. Questo per dire che dai giocatori più rappresentativi ti aspetti sempre qualcosa in più".

Con molta probabilità sarà dunque Serie B. E si dovrà ripartire. I contatti con Gianluca Atzori, ex Catania, Reggina e Sampdoria sono avviati, ma c'è dell'altro a cui pensare per il mai domo Igor Campedelli:

"La retrocessione ci obbligherà a fare tagli. Quando penso alla B non sono spaventato. C’è in me molta tristezza e tanta amarezza, anche perché Cesena ha dimostrato di poter stare in A meglio di tante altre piazze, però ho ancora voglia di lottare, di ripartire e di fare le cose nel modo giusto. Poi, è chiaro: io non sono uno sceicco e neppure ne conosco, di sceicchi. Sono una persona normale e mi considero più un presidente che un proprietario. In ogni caso, non sono spaventato di dover ricominciare dalla B. Mi attende una marea di lavoro, ma va fatto e mi rimboccherò le maniche come sempre successo in passato. Abbiamo 13 contratti. Vedremo chi piazzare, chi tagliare e poi chi aggiungere. In Primavera c’è poco. Dei 13 contratti in essere, molti prevedono un taglio del 40 per cento di ingaggio in caso di retrocessione, altri si snelliscono da soli perché sono legati a premi individuali e di squadra in serie A... Ad esempio quello di Mutu. Il contratto più pesante è però quello di Giampaolo: confido che ragioni e che non si rimangi le parole che disse quest’estate quando mi spinse a fargli un biennale".

E a proposito di Adrian Mutu, il numero uno cesenate parla così del super acquisto dell'estate scorsa:

"Intanto, pensavo che fuori dal campo ci creasse più problemi. Invece, tanti parlano ma lui di casini ne ha fatti pochi. In campo, invece, doveva essere il valore aggiunto, ma al Cesena quest’anno è venuta meno la base. Ci è mancato lo spirito, ci è mancata la capacità di soffrire. Invece di reagire, ci siamo sempre affossati da soli. Lo spirito lo avrebbero dovuto trasmettere i vecchi mentre i nuovi avrebbero dovuto portare qualità. Le due anime, però, non sono mai riuscite ad unirsi se non per qualche settimana grazie ad Arrigoni. Ora si retrocede e sia chiaro che le responsabilità saranno di tutti, non solo di Campedelli e di Mutu".

Dopo l'esempio Sampdoria dell'anno passato, come smantellare a gennaio retrocedendo, a quello del Cesena di questa stagione: per la serie i campioni non bastano, serve un progetto. Quello che proprio i romagnoli hanno portato avanti per anni dalla Serie C alla A, per altro conservata con i vari Ceccarelli, Lauro e Parolo. Manie di grandeur, quelle hanno decretato la fine del sogno di Campedelli. Almeno per ora.

Foto | © TMNews

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