Esclusiva – Intervista a Marco Fantauzzi, l’autore dell’incursione durante la radiocronaca di Giulio Delfino

Marco Fantauzzi, il tifoso laziale che ha urlato ai microfoni della Rai “Attaccate ar c..zo!” al microfono di Giulio Delfino, durante la radiocronaca di Lazio-Napoli su Radio 1, spiega l’accaduto.

di antonio

E’ il minuto 88 di Lazio – Napoli, partita cruciale per la corsa al terzo posto che i biancocelesti conducono 3-1 tra l’euforia dei tifosi. Giulio Delfino e Tonino Raffa, radiocronisti Rai, stanno raccontando le fasi finali del match quando ad un certo punto si sente forte e chiaro una voce fuori campo che urla “Attaccate ar c..zo!“. Un fuori onda che spiazza, in un primo momento, i due radiocronisti. Qualche attimo dopo Delfino riprende in mano la situazione: “C’è un tifoso della Lazio che interviene in modo…in modo…in modo decisivo qui vediamo in tribuna stampa ad attaccare noi…cerchiamo gli steward in questa tribuna, ma non ci sono…evidentemente dobbiamo sottolineare questo episodio…non c’è traccia degli steward impegnati a vedere la partita, li vediamo addirittura saltare…evviva, allegria!

La cosa, ovviamente, non è finita lì. Il giorno successivo Giulio Delfino è irrotto sul suo Twitter descrivendo quegli attimi e chiedendo il Daspo per il tifoso responsabile dell’invasione “alla Paolini”, facendone addirittura nome e cognome: “Complimenti vivissimi al servizio d’ordine della tribuna stampa dell’Olimpico che ha lasciato libertà assoluta all’aggressore. Complimenti vivissimi al capoufficio stampa della Lazio che mi ha liquidato con un laconico ’mandame na meil’ e poi si è fermato a farsi le foto. L’aggressione che ho subito era premeditata,il tifoso laziale e’ amico intimo di un noto radiocronista locale, il tifoso della Lazio che ha preso il mio microfono e in diretta radio ha urlato ‘attaccate ar c…’ si chiama Marco Fantauzzi, chiedo il Daspo”.

Passa qualche ora e sulla pagina Twitter del radiocronista si riversano per commentare l’episodio decine di tifosi laziali, spinti anche dalla scoperta delle simpatie romaniste di Delfino. Qualcuno usa toni civili, qualcun altro meno. A quel punto Delfino perde la bussola e si fa scudo con parole pesanti verso chiunque, anche nei confronti degli utenti più educati. Brutti, burini, perdenti, idioti, vigliacchi, ignoranti, ce l’hai piccolo, fammi una pip.., il marcio della nostra società, il fallimento di un genitore , sono le espressioni utilizzate da Delfino per rispondere agli utenti, tutti etichettati con l’hastag #sparutaminoranza. C’è anche spazio per una speranza in fatto di calcioscommesse: “So’ poveracci… ma Palazzi incombe” , scrive un utente che solidarizza con lui che risponde: “Speriamo… dopo il crollo di Bossi ora bisogna andare avanti!! “.
I tweet di Delfino | Foto

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L’account Twitter è stato momentaneamente chiuso dallo stesso Giulio Delfino che tre giorni fa ha incassato la solidarietà del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. In uno degli ultimi tweet prima della chiusura del profilo Delfino rivela di aver denunciato l’“invasore”, colpevole di aver stuprato il lavoro che amo. Noi siamo andati a intervistare l’autore della frase della discordia, l’altra campana, Marco Fantauzzi.

Ciao Marco, descriviti brevemente, di cosa ti occupi nella vita e cosa è per te il calcio.

Ho 52 anni, sono sposato, ho una figlia. Sono laureato in economia e commercio e sono un piccolo imprenditore che oltre ad avere la passione per il calcio è impegnato nel sociale. Il calcio per me è un passatempo, è goliardia, è stare insieme agli amici

Raccontaci la tua versione dei fatti. Come mai ti trovavi lì, perché hai urlato nel microfono dei due radiocronisti?

Conosco da tanto tempo Delfino, abbiamo molti amici in comune e per me si è trattato di un semplice sfotto’ tra amici che si prendono in giro sulla Lazio e sulla Roma. Ci sono centinaia di sms tra me e lui… Sono rimasto basito quando, tornando a casa, ho letto il mio nome sui siti internet.

Quindi vi conoscete tu e Delfino? Vi “sfottete” spesso su questioni calcistiche in privato?

In quel sabato tutto nasce da quando lui mi comunica in privato che avrebbe fatto la radiocronaca di Lazio-Napoli e che “avrebbe voluto vedere la mia faccia da rosicone al termine della partita”. “Ti faccio una pernacchia a fine partita, in tribuna” mi disse. In cuor suo sperava anche in un risultato migliore della Roma a Lecce. A quel punto mi sono sentito leggermente provocato, poi era il giorno dell’ultimo saluto a Giorgio Chinaglia, c’era un pathos straordinario all’Olimpico e la mia frase è stata una esternazione innocua all’ “amico” Giulio Delfino. Io non gli ho strappato nessun microfono dalla mano, ho semplicemente urlato quella frase senza vessilli, né sciarpe, né segni di riconoscimento del mio tifo calcistico, ma il signor Delfino mi riconosce pubblicamente come “tifoso laziale” e rilascia subito interviste facendo il mio nome e cognome. Si lamenta degli steward che non fanno nulla per fermare “l’ aggressione premeditata”, ma evidentemente proprio perché non è successo nulla.

Ti ha proprio scosso il tuo nome e cognome messo in prima pagina subito dopo l’accaduto.

E’ una cosa che non mi aspettavo da una persona con cui andavo a cena insieme. Mi faccio una domanda: se un altro avesse urlato quella cosa al microfono l’ “integerrimo professionista” Delfino sarebbe passato anche in quel caso alle vie legali? Lui parla di aggressione premeditata? E la provocazione premeditata? A questo punto io mi devo tutelare legalmente e dovrò sottrarre del tempo al mio lavoro. E ‘ il lato negativo del calcio, succede anche questo.

In poche ore la tua incursione ha fatto il giro del web ed è stata ripresa anche da Striscia la Notizia. Ti infastidisce tutto questo clamore?

Ne avrei fatto volentieri a meno, sono rimasto esterrefatto. E’ stata un doccia fredda.

Vuoi mandare un messaggio al tuo amico (o ex amico)?

Ti avrei voluto incontrare in un ristorante, magari al “Caminetto” per prenderci in giro, oppure da “Giannino” a Milano, quando sei entrato per sfottermi perché la Lazio aveva appena perso contro l’Inter. Ciao Giulio, ci vediamo in tribunale, forse lì mi “riconoscerai” meglio.

I tweet di Delfino | Foto

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