Stadio bandito

Riccardo, tifoso nerazzurro, è stato inibito dal seguire allo stadio le gesta della propria squadra del cuore, l’Inter. La sentenza, unica nel suo genere, almeno qui da noi, fa riferimento a quanto accaduto il 27 novembre 2005, al S. Filippo di Messina quando, durante l’incontro Messina-Inter, volarono dalla curva meneghina, insulti razzisti all’indirizzo di Marc

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Riccardo, tifoso nerazzurro, è stato inibito dal seguire allo stadio le gesta della propria squadra del cuore, l’Inter.
La sentenza, unica nel suo genere, almeno qui da noi, fa riferimento a quanto accaduto il 27 novembre 2005, al S. Filippo di Messina quando, durante l’incontro Messina-Inter, volarono dalla curva meneghina, insulti razzisti all’indirizzo di Marc Zoro, difensore ivoriano, in forza alla formazione peloritana.
Per il pessimo comportamento tenuto da una parte degli ultrà in trasferta in Sicilia, la squadra di Moratti era stata multata con una sanzione di 15 mila euro.

Senza successo il supporter interista ha fatto ricorso alla Suprema Corte contro la punizione inflittagli dal Questore di Messina, che prevede anche l’obbligo di passare la domenica al commissariato per firmare, e confermata dal gip del tribunale del capoluogo siciliano, con ordinanza dello 23 dicembre 2005.
Per i giudici della Cassazione, il comportamento di Riccardo e degli altri ultra coinvolti, infrange le norme contro la violenza negli stadi.
La legge cita, tra l’altro: “chi canzona, nel contesto di una manifestazione sportiva (dove è molto spesso inconsciamente sotteso il pregiudizio della superiorità etnica) un giocatore di colore, eccitando il disprezzo e lo scherno nei suoi confronti con grida di intolleranza”.
Al di là del caso specifico (lo stesso Zoro pare non avesse mantenuto un comportamento encomiabile), l’augurio che facciamo a tutti i Riccardo è di sparire non solo dagli stadi ma dalla circolazione.