La Lega vuole far slittare la Serie A, il rispetto per i vivi dov’è?

L’idea che circola da ambienti della Lega Calcio è quella di far slittare la 33° al prossimo weekend e la 34° al 25 Aprile.

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La Lega Calcio potrebbe stabilire un provvedimento davvero inusuale per recuperare la 33° giornata del campionato di Serie A rinviata per lutto dopo la morte di Piermario Morosini. Le partite in programma fra oggi e domani non saranno recuperate in altra data, ma la Serie A potrebbe slittare di una settimana. Questo significa che il 21 e il 22 aprile prossimo si giocheranno esattamente le stesse gare come si sarebbero giocate oggi e domani al posto di quelle in programma per la 34° giornata che invece slitterebbe a mercoledì 25 aprile, tutte in contemporanea probabilmente e nel pomeriggio essendo quel giorno già occupato in serale dall’andata della semifinale di Champions League di ritorno fra Real Madrid e Bayern Monaco.

I nostri lettori si sono divisi quando gli abbiamo chiesto se la scelta di rinviare la giornata fosse una scelta giusta o pura ipocrisia e probabilmente fra quelli che non hanno approvato la decisione ce ne sono alcuni che fra oggi e domani avevano già speso soldi (in alberghi, treni, aerei) per assistere alle partite. Già perché se il rispetto per i morti è doveroso, ammesso che a loro interessi se si giochino partite a mezzora dalla loro morte o 7 giorni dopo, bisognerebbe considerare anche il rispetto per vivi.

La decisione di far slittare la giornata è irrispettosa due volte per i vivi perché penalizza anche quanti avevano preso giorni di ferie e deciso di affrontare sacrifici per poter assistere alle partite nel prossimo weekend e si trovano tagliati fuori con il rischio concreto di perdere denaro e la possibilità di andare allo stadio per seguire la propria squadra del cuore.

La scelta della Lega Calcio sarebbe la frittata finale (e qui mi schiero) dopo l’ipocrita decisione di rinviare le giornate per una tragedia della quale nessuno, fino a prova contraria, è responsabile. Dall’inizio dell’anno sono morti sul lavoro 149 italiani e stranieri nel nostro paese: muratori, artigiani, operai, ma lì nessuno ha imposto il blocco di fabbriche e cantieri. Chissà perché. Sarebbe meglio concentrarsi sul perché un ragazzo di 25 anni muore in campo, senza cacce alle streghe perché le morti inattese di giovani sono all’ordine del giorno nel mondo reale, quello nel quale comprare i biglietti di un treno per andare allo stadio è una vera privazione e che calciatori e dirigenti sportivi evidentemente non conoscono.

Foto | © TM News

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