Di Natale lancia l'allarme: "Troppe partite, ho pensato di ritirarmi"


Intervenuto a Radio Monte Carlo, Antonio Di Natale ha espresso tutto il suo dispiacere per la prematura scomparsa dell'ex compagno di squadra Morosini; nell'occasione ne ha approfittato per svelare un'inquietante retroscena, quello cioè che l'anno scorso aveva pensato di ritirarsi dal mondo del calcio perché oberato dai troppi impegni. Una squadra di vertice, ma anche un'Udinese impegnata in Europa League, ogni anno disputa 50-55 partite, a cui vanno aggiunti gli allenamenti pressoché quotidiani, le tournée estive e le amichevoli, per un totale di circa 250 giorni di lavoro fisico-agonistico l'anno, esclusi gli impegni con le Nazionali. Proprio un mese fa Gabriel Omar Batistuta aveva rilasciato una dichiarazione shock che è bene riportare nuovamente:

"Non posso più giocare a pallone perché non posso più correre, ma almeno adesso cammino abbastanza bene. Di infiltrazioni non ho fatte tantissime. Però giocavo sempre. Su una stagione da 70 partite, ne facevo 65. E davo sempre tutto. Avevo difficoltà ad accettare di stare fermo per un infortunio. Se tornassi indietro, forse starei più attento a me stesso, ma alla fine neppure troppo".

Alla luce di quanto svelato da Totò Di Natale, le parole dell'argentino tornano d'attualità; il capitano dell'Udinese si è infatti sfogato:

"Io parlo di me perché ormai sono più di 18 anni che gioco a calcio. Giocare ogni 3 giorni è molto difficile, il calcio italiano va troppo veloce. Io già l’anno scorso avevo pensato di ritirarmi perché non riesco più a dormire, faccio fatica ad andare a letto; giocando ogni tre giorni è difficile".

Se Antonino Pulvirenti, presidente del Catania, ha laconicamente replicato con un "effettivamente si gioca troppo ma i calciatori da queste gare ravvicinate comunque ne traggono beneficio, e credo che le frasi dette a caldo da Di Natale lasciano il tempo che trovano", il giornalista della Gazzetta dello Sport Nicola Cecere, su Sportitalia, ha dato ragione all'attaccante dei friulani:

"Bisogna riscrivere le regole. Un campionato di venti squadre è eccessivo. Bisogna ripensare ai campionati, devono esserci diciotto squadre con quattro retrocessione. Il calcio è cambiato. Si corre tantissimo, i giocatori sono "gonfiati" a livello fisico per poter tenere questi ritmi. Abbiamo visto tutti fisicamente come è maturato Pato, e ricordiamo tutti com'era Del Piero ad inizio carriera. Bisogna giocare di meno, non c'è soluzione".

Insomma, il dibattito è aperto e mai come ora torna d'attualità.

Foto | © TMNews

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