Cesena - Juventus, Conte cita Boniperti: "Alla fine conta solo una cosa: vincere!"

antonio conte

Antonio Conte ha aperto il lungo balletto delle conferenze stampa che precedono il turno infrasettimanale, lo ha fatto poco prima di imbarcarsi sull'aereo che da Caselle porterà la Juventus a Forlì e poi a Cesena, dove i bianconeri sono chiamati ad un'altra finale, l'ennesima di questo finale di stagione appassionante come non se ne vedevano da anni. La capolista scenderà sul terreno di gioco del Manuzzi per difendere i tre punti di vantaggio sul Milan, di fronte si troverà una squadra ad un passo dalla retrocessione. Ma attenzione a sottovalutare i romagnoli che vengono da cinque risultati utili consecutivi e fino alla fine proveranno a conquistare più punti possibile, per poi poter sperare in qualche ribaltone causato dalla vicenda calcioscommesse. Alla luce di queste considerazioni l'allenatore juventino lavora per mantenere alta la concentrazione dei suoi ragazzi nei quali, a questo punto, dice di nutrire estrema fiducia:

"Viviamo momenti importanti e situazioni che si evolvono in fretta. Oggi siamo celebrati su tutti i giornali, giustamente, visto quanto stiamo facendo. ma se questo dovesse farci cambiare atteggiamento, significherebbe non aver capito molto. Dobbiamo sempre avere in mente ciò che ci ha portato a fare una stagione straordinaria: l’umiltà, il sacrificio, il lavoro, il pensare al “noi” e non all’”io”. Abbiamo centrato la Champions, obiettivo straordinario, ma ora possiamo giocarci lo scudetto. Se dovessimo cambiare anche solo di una virgola, torneremmo indietro. Questo non deve accadere e sono convinto che non accadrà. I miei giocatori finora mi hanno sempre stupito in positivo e hanno voglia di continuare. Abbiamo davanti degli ostacoli facili sulla carta, ma di facile nel calcio non c’è niente. Sappiamo di avere un bonus in più, ma anche che le difficoltà rimangono da qui sino alla fine. Sono cinque finali da giocare, cinque “partite della vita” per coronare un sogno".

Forse per scaramanzia la parola "scudetto" ancora non viene pronunciata, si parla di "sogno", ma non ci sono dubbi che ormai il bersaglio grosso è nel mirino della squadra di Torino. Conte ha troppa esperienza per lasciarsi esaltare dalle tante lodi tessute dagli addetti ai lavori e sa che senza vittorie nessuno si ricorderebbe di quanto di buono fatto fino ad ora e a tal proposito riporta a titolo di esempio alcune sue storiche medaglie d'argento:

"Siamo curiosi di vedere il nostro comportamento. Fin’ora questi ragazzi hanno superato prove straordinarie, giocando a -7, a -5, a -1 o a più 1, sempre con l’obbligo di vincere. L’hanno fatto, dimostrando maturità e personalità. Io ripeto sempre di dare il massimo sino alla fine e vedremo se questo ci porterà a coronare il sogno. Faremo di tutto perché questo avvenga, ma celebreremo solo quando avremo qualcosa in mano. Prima di parlare è meglio vincere. Io ho perso una finale di Coppa del Mondo e una di un campionato Europeo. Non se lo ricorda nessuno però. Così come nessuno si ricorda le cinque volte in cui sono arrivato secondo in campionato. Solo chi vince scrive la storia e questo deve essere uno stimolo feroce per noi".



Quella vista fino ad ora è sicuramente una Juventus dei record, nessuna sconfitta stagionale, miglior difesa in campionato e non solo nella nostra Serie A. Considerate le ultime stagioni a dir poco deludenti è inevitabile vedere la mano del salentino in queste cifre spaventose, ma l'ex capitano bianconero preferisce scaricare gran parte dei meriti sui suoi ragazzi, senza i calciatori un allenatore non potrebbe ottenere nessun risultato e per rendere più chiaro il concetto si affida ad una metafora automobilistica:

"Un tecnico deve tracciare una strada, portando organizzazione, metodo, competenze e idea di gioco. L’allenatore è nulla però se non trova la disponibilità dei calciatori. Senza disponibilità è come se si volesse guidare una macchina ferma. Certo, serve uno che si assuma la responsabilità della guida, ma il motore deve partire. E il motore sono i giocatori. La crescita della squadra è stata costante e l’hanno avvertita anche i giocatori, non solo io e lo staff. È dovuta all’aver sposato un’idea di gioco e alla voglia di lavorare sodo. Con tempo mi sono reso conto che che questa squadra era cresciuta come convinzione e ho deciso di alzare l’asticella, ma non è accaduto molto tempo fa. La solidità della difesa fa parte dell’idea di gioco che fin dal primo giorno ho cercato di trasmettere ai miei giocatori: voler fare la partita sempre e comunque tenendo noi la palla. Su questa idea abbiamo lavorato ed è cambiato anche il modo di difendere. Un modo che ha esaltato le caratteristiche dei giocatori che compongo il nostro reparto arretrato".

Di sicuro i numeri sono quelli di una stagione irripetibile, non a caso la Juventus si sta misurando con record stabiliti da squadre mitiche come il Milan di Capello. Ma stiamo parlando appunto di numeri, di quelli che nessuno, a parte gli amanti delle statistiche, tendono a ricordare nel tempo. Per fa sì che questi restino scolpiti nella memoria collettiva alla fine dell'anno la bacheca deve guadagnare nuovi trofei. Conte sottolinea quest'aspetto chiudendo il suo incontro con i giornalisti parafrasando il mitico Giampiero Boniperti: "Se questi numeri verranno accompagnati da una vittoria rimarranno nella storia, altrimenti sì, faranno piacere, rimarrà l’insuccesso. Alla fine conta solo una cosa: vincere". Musica per le orecchie degli juventini che finalmente rivedono il carattere della Vecchia Signora, in attesa di poter liberare un urlo trattenuto in gola per troppi anni.

Foto | © TMNews

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