Milan, le preoccupazioni di Gattuso: "Una volta lo spogliatoio era più gestibile"

gennaro gattuso

Il Milan volta pagina, ieri hanno salutato San Siro e i tifosi alcune dei giocatori più importanti degli ultimi dieci anni di storia rossonera. Dalla prossima stagione non vedremo più Inzaghi, Zambrotta, Nesta e Gattuso, in attesa di conoscere il destino di Seedorf. Le lacrime di Super Pippo hanno sicuramente colpito, anche se poi sembra quasi che uno spiraglio per un ripensamento possa essersi aperto. Chi non tornerà indietro è invece Ringhio Gattuso, il calabrese ha detto chiaramente che la sua avventura a Milanello è giunta al capolinea, una decisione maturata nel finale di stagione, costata tanto a livello emozionale, ma forse proprio per questo definitiva:

"Sono due giorni che parlo, la gente ormai sarà stufa di sentirmi. Come ho già detto, vestire questa maglia per me è stato un sogno. Ho dato tutto quello che potevo a questa società, ma è stato meno di quello che ho ricevuto. Ora, come nei videogiochi, è comparsa la scritta game over. Non è una decisione affrettata, avrei potuto accettare un contratto e guadagnare molto: ma penso di poter fare ancora molto per il calcio, per questo non ho accettato la proposta di fare il dirigente. Domani comincerà una nuova avventura a Coverciano per il patentino da allenatore. Si tratta di una opportunità per chi, come me, ha vinto il mondiale, e penso che sia giusto sfruttarla e poi metterla da parte. Penso che fare l’allenatore sia più difficile che fare il giocatore, per ora comunque ho la voglia di rimettermi in gioco, quando mi alzo al mattino ho voglia di allenarmi. Galliani mi ha chiamato ieri alle 23.40, mi ha chiesto di ripensarci, ha detto che il Milan è casa mia, ma io ormai ho preso la mia decisione: non è un addio, è un arrivederci".

Il centrocampista racconta di aver maturato la sua decisione durante l'ultimo derby, perso con l'Inter, nel momento in cui ha capito di non essere più centrale nel progetto Milan. Gattuso ha ancora voglia di inseguire palloni, di prendere e tirare calci, di trascinare i suoi compagni verso la vittoria e questo evidentemente al Milan non poteva più farlo:

"A livello calcistico ho ancora fame, seguo la Serie A, la B, la C1 perché ho passione. Certo devo migliorare dal punto di vista caratteriale, altrimenti da allenatore potrei spaccare la faccia a qualcuno tutti i giorni o farmela spaccare da qualcuno! Nel 2007 avevo un'offerta dal Bayern Monaco, sono stato felice di aver deciso di rimanere al Milan. Questa volta ho deciso da solo, senza chiedere a mia moglie o alla famiglia. Solo io so quello che ho provato nell’ultimo mese: il giorno del derby mi sentivo ormai un ex giocatore, allora ho deciso di cambiare".

Nei giorni scorsi Andrea Pirlo, in un'intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, aveva raccontato di aver deciso di lasciare Milano dopo aver capito che Allegri non lo riteneva più fondamentale. L'allenatore milanista quest'anno non ha concesso molte chance a Gattuso, che pure ha avuto problemi di salute, ma in questo caso non sembra avere colpe sulle decisioni di un suo giocatore. L'ex campione del mondo ha semplicemente voglia di giocare ancora, un po' come il suo compagno in azzurro Alessandro Del Piero:

"Il peggior allenatore che ho avuto? Nessuno, tutti mi hanno dato qualcosa, non è retorica. Allegri? Sento dire tante cose, lui mi ha dato tanto, dandomi l’opportunità di giocare titolare, e io ho dato tanto a lui: l’abbiamo aiutato, lui è stato anche mio compagno. Detto questo, gestire una rosa di trenta giocatori non è facile, per questo lo voglio difendere. Non ho rabbia e non devo dimostrare niente. Semplicemente ormai sentivo dire che ero un giocatore importante per il gruppo, per lo spogliatoio... ma io sono un giocatore, non un dirigente. Nelle mie vene sento ancora scorrere il sangue, non l’acqua frizzante. Se c’è qualcosa che non rifarei? L’anno scorso mi sono giocato due cartucce, con la capocciata ad un settantenne, cosa di cui mi sono pentito, e poi andando sulla balaustra a cantare ‘Leonardo uomo di merda’. Per questo dico che devo migliorare".



Lascia il Milan promettendo di non dimenticare i 13 anni vissuti a Milanello, ma prima di andare lancia un monito alla società a proposito delle nuove leve che a suo dire sono diventate più difficili da gestire a livello caratteriale, fa anche un nome ben preciso, anche se poi chiarisce che si tratta solo di un esempio:

"Lo spogliatoio era più gestibile che in passato, i giovani di oggi sono diversi da come eravamo noi. Non gli puoi dire niente, guadagnano un sacco di soldi, fanno i fenomeni e hanno poca voglia di imparare. Quando ero ragazzo io, Costacurta e Maldini si facevano rispettare. Adesso El Shaarawy ti risponde. Non è solo una questione del calcio italiano, è un problema del calcio mondiale. faccio l'esempio di El Shaarawy, anche se si tratta di un ragazzo perbene. Preoccupazione per i nostri addii? Ambrosini lo è molto...".

Se Ambrosini è preoccupato, lo saranno sicuramente anche i tifosi che dopo la giornata di ieri guardano al futuro con non poco smarrimento. La società ora deve capire come muoversi sul mercato per far sì che la prossima stagione sia di alto livello, da un punto di vista psicologico la conferma di Allegri, arrivata prima da Berlusconi e poi da Galliani, è il primo mattoncino su quale costruire il prossimo Milan.

Foto | © TMNews

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