E adesso?!

Ancora un morto



"Il decesso è avvenuto dopo un'ora dal suo arrivo in ospedale. L'agente di polizia, giunto in condizioni disperate, ha avuto un arresto cardiaco. Dopo essere stato sottoposto alle procedure di rianimazione, aveva ripreso qualche funzione vitale. Ma tutto è stato inutile."

Con questo comunicato il Direttore dell'ospedale Garibaldi di Catania, chiude il capitolo-vita di Filippo Raciti, 38 anni, ispettore capo della mobile della città siciliana, sposato, due figli orfani di padre.

La causa? Una bomba carta.

Il luogo?

No. Nè Baghdad nè Tel Aviv.

Ma uno stadio di calcio dove, di venerdi pomeriggio, 22 giovanotti strapagati corrono dietro un pallone, davanti ad un pubblico eterogeneo voglioso, a logica, di divagare dalla routine di tutti i giorni, magari da un capo-ufficio opprimente.

Già. E' successo di nuovo.

Avevamo appena gridato il nostro sdegno per la morte assurda di un dirigente di una società dilettantistica, ed ecco, che è successo di nuovo.

Avevamo anche tragicamente profetizzato che a nessuno sarebbe fregato niente di quella tragedia.

Ma non pensavamo così presto. E così violentemente.

Anche 100 feriti di contorno al cadavere del poliziotto ancora caldo.

E' notizia di ieri che la FIGC aveva confermato un minuto di raccoglimento su tutti i campi di calcio, dalla serie A ai tornei della Lega Nazionale Dilettanti e del Settore giovanile, per ricordare la tragica scomparsa del dirigente della Sanmartinese Ermanno Licursi.

E proprio con quel simbolico e ipocrita minuto commemorativo era iniziato Catania-Palermo.

E con il silenzio assordante di un'altra vita immolata sull'altare del dio-pallone, è finito il nuovo derby della vergogna.

E adesso?

Adesso il calcio si ferma. Almeno per una volta. Almeno per una domenica.

Non servirà a niente, perchè poi riprenderà e perchè anche se dovessero bandire il gioco del pallone, quei folli assassini decerebrati, quelle vite inutili e parassitarie che si nascondono tra i tifosi e gli ultrà, troverebbero un'altra veste con cui mimetizzarsi e diffondere il loro olezzo.

Qualcuno (Campana), invoca un anno di stop.

Lodevole. Ma inutile.

E adesso aspetto il prossimo moralizzatore, buonista o no-global che si scaglierà indignato contro il primo poliziotto impaurito che si riverserà brandendo il manganello contro qualche facinoroso strafatto.

Aspetto il prossimo reportage sulla violenza negli stadi.

Aspetto i prossimi lacrimogeni, la prossima interruzione di partita.

Aspetto il prossimo morto.

Aspetto il prossimo minuto di silenzio. Aspetto.

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