"La Juve di Antonio Conte" di Adriano Bacconi e Paolo Rossi


Che siano 28 o 30 poco importa: quello che conta è che la Juventus 2011/12 ha vinto lo Scudetto. Il dibattito sul conteggio totale dei titoli vinti dai bianconeri sta oscurando (ed è un paradosso a parere di chi scrive) i meriti della squadra costruita e guidata da Antonio Conte. La Juventus ha rappresentato la "novità" della stagione, non soltanto perché i bianconeri sono arrivati a vincere contro ogni pronostico, ma soprattutto perché hanno proposto un calcio completamente diverso e non soltanto rispetto a quelli offerti delle più recenti (e perdenti) Juventus.

Certo, i bianconeri hanno conquistato il titolo, ma lo spettacolo a cui i tifosi (e gli appassionati) hanno potuto assistere va al di là della vittoria finale che sarebbe anche potuta mancare. Per comprendere meglio i segreti dei bianconeri può essere utile leggere in libro uscito in questi giorni è uscito per Felici Editore "La Juve di Antonio Conte - Fare la partita" scritto dall'esperto di tattica Adriano Bacconi insieme a Paolo Rossi, giornalista/tifoso e volto storico di Juventus Channel. Il libro ha un merito, fra gli altri: essere stato concepito (e realizzato) prima che la Juventus conquistasse effettivamente lo Scudetto sulla spinta proprio di quella "novità" e di quella "diversità" mostrata dal punto di vista tattico, dell'atteggiamento e delle motivazioni messe in campo.

La squadra di Conte è tutt'altro che perfetta, ma certamente è diversa rispetto a quanto visto nel recente passato dalle parti di Torino e non solo. Le analisi di Bacconi mostrano chiaramente le peculiarità dei bianconeri: un'organizzazione di gioco metodica, un'intensità unica. La Juventus non perde mai, ma anche quando pareggia raramente delude, risultato a parte. Qualche esempio? I pareggi contro il Bologna in casa e con il Genoa a Marassi. Dimostrazioni di come i tre punti possano anche non arrivare, ma la squadra di Conte può uscire dal campo soltanto con questo rammarico, mai con il rimorso di non aver fatto abbastanza.

Il libro di Bacconi e Rossi è un sapiente mix di due elementi: l'analisi tattica (che si spinge fino alla "scientificità") offerta da Bacconi e il punto di vista del tifoso Paolo Rossi in grado di sviscerare la sensazione di crescente entusiasmo per questa squadra dopo l'incubo dei due settimi posti consecutivi. La Juventus brutta e perdente del recente passato si trasforma in una Juventus bella e mai perdente (anche se non sempre vincente).

Bacconi mostra come l'idea di calcio di Antonio Conte sia l'ultima evidenza empirica di come sia cambiato il calcio negli ultimi 20 anni, di come sia divenuto "moderno" (le pay tv e le tessere del tifoso c'entrano poco, parliamo di gioco). Il libro, interessante non solo per gli amanti della Juventus, si chiude con un interrogativo che ha già iniziato a tormentare tutto l'ambiente bianconero: cosa manca a questa squadra per ben figurare in campo europeo? Basteranno i fantomatici "top players"? Un giocatore di primissima fascia sarebbe davvero in grado di aggiungere qualcosa integrandosi appieno nel sistema di gioco di Conte? Non ci resta che attendere.

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