Bertani, ex Novara scagiona Conte: "Con il Siena partita vera"

cristian bertani

Nel giorno del rinnovo contrattuale Antonio Conte può contare su un alleato in più, è Cristian Bertani, attaccante della Sampdoria ex Novara, deferito da Palazzi per l'ormai famosa sfida promozione tra i piemontesi e il Siena. Il blucerchiato racconta la sua versione dei fatti,si difende e lancia pesanti accuse contro il metodo con il quale si stanno conducendo le inchieste, contro la troppa importanza che viene data ai cosiddetti pentiti. Bertani prima di tutto sgombera il campo da ogni sospetto sulla partita incriminata, illustrando quelli che erano gli interessi di entrambe le formazioni, interessi di classifica che difficilmente potevano lasciar spazio ad accordi sotto banco, poi si rivolge direttamente a Gervasoni definendolo suo ex amico:

"Conte può stare tranquillo: Siena - Novara fu partita vera, ci si giocava la posizione in griglia per i playoff e loro la promozione. Quello che dovevo dire sulla partita l'ho detto in deposizione, Carobbio dice la sua. Ho visto e letto tante cose che non mi sono piaciute. So che faccio un lavoro in cui sono sempre sotto i riflettori, ma sono stato condannato senza giudizio e in più sul mio conto non c'è una prova, a differenza di colleghi in cui ci sono intercettazioni compromettenti. Nel mio caso c'è solo un pentito, purtroppo un mio vecchio amico, che parla e parla sempre in terza persona. Col rapporto che avevamo me lo avrebbe detto direttamente, invece parla sempre per sentito dire: la cosa è poco chiara. La giustizia sportiva non può arrogarsi il diritto di decidere senza prova, con me a dimostrare di non aver fatto, cosa non certo semplice".

Quello che Bertani non riesce a digerire è il fatto che le parole di un "pentito" siano più ascoltate di quelle di una persona innocente, almeno fino a prova contraria. Poi il calciatore svela alcuni retroscena a proposito del suo interrogatorio e ribadisce la sua intenzione di difendersi fino in fondo:

"Altra cosa che mi ha lasciato perplesso è che le accuse di un pentito sembrano la verità assoluta: il mio interrogatorio è stato molto blando, non incalzante o severo: loro avevano già deciso il mio destino. Si parla di 33 partite, io sono chiamato in causa in due sole di queste e mi contestano l'associazione a delinquere: in una delle due non ero neanche convocato. La scheda telefonica datami da Gervasoni? È la sua parola contro quattro miei compagni che negano. Io lotterò fino all'ultimo secondo per salvaguardare la mia famiglia e i miei figli, non mollerò mai. Sono messo sullo stesso piani di Gervasoni, rischio la sua stessa condanna, è una cosa fuori dal normale".



Come è possibile allora che il suo nome sia finito nella lista calda di Palazzi? Perché Gervasoni ha parlato proprio di lui davanti agli inquirenti? Bertani una spiegazione, o almeno un'idea, ce l'ha:

"Ci sono cose che non quadrano, Gervasoni viveva a casa mia, parla di me sempre in terza persona. Ci voleva poco, se era un capo di un’associazione, veniva a casa mia visto che la sua casa era a 500 metri da casa mia… e mi parlava direttamente. Perché sono finito in questa storia? Penso che quando sei con le spalle al muro, provi a tirarti fuori in ogni modo. Millanterie? Sembra sempre che quando parla un pentito dica sempre la verità e che sia oro colato…"

A prescindere da come andrà a finire il processo che comincerà a breve, Bertani, che insiste sulla sua scarsa propensione al gioco d'azzardo, ci tiene a chiarire il suo rapporto con la Samp, molti hanno malignato che sia stato messo fuori rosa dalla società, ma la sua versione dei fatti è diversa:

"Io so che il giudizio della gente arriva prima, nel nostro lavoro la stampa e i media sono quelli che ti possono portare alle stelle se va bene o ti buttano giù quando le cose vanno male. Io non ho mai scommesso in vita mia, mai. Mi piace giocare a carte, durante tutti i ritiri lo faccio sempre: io non scommetto su niente, sul calcio, sul tennis, su niente. La presa di posizione mia è stata d’accordo con la società, il deferimento che arriva nel momento più caldo: insieme abbiamo deciso che era meglio per me e la squadra non distogliere energie, ho preferito restare al di fuori delle partite. Non sono stato messo fuori rosa".

Foto | © TMNews

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