Una domenica senza calcio! Ma che sia una!

Stop al calcio Si sono consumati i polpastrelli tra i vari blog della rete, si sono seccate stilografiche e biro, sono stati rivoluzionati interi palinsesti televisivi, nel commentare e questionare sui tragici fatti di Catania e le immediate conseguenze, sportive e non.

Desideriamo aggiungere una voce fuori dal coro. Il pensiero di un intellettuale che urla il suo sdegno per l'ipocrisia del pallone e non solo.

Su segnalazione di Manila B., che ringraziamo, desideriamo condividere l'opinione di Mauro Marino, il quale pure ringraziamo sentitamente.

Una domenica senza calcio! Ma che sia una!

di Mauro Marino


"I padroni del pallone dicono no. La Lega Calcio che li rappresenta si schiera e la 'butta' in politica. Mette all'indice la Federazione, guidata dal commissario Luca Pancalli, il governo e il Coni, che lo appoggiano nella sua coraggiosa e tempestiva scelta, di fermare le partite. La 'confraternita' dei dirigenti e dei proprietari dei club, sembra dire alle tifoserie: sono loro che vi vogliono togliere il godimento, lo sfogo della domenica. Sono loro che chiudono l'arena; gli insensibili, che pretendono di darvi regole.
La mela marcia si scopre ancora più marcia. Crudele, criminale e connivente quando afferma che i "morti fanno parte di questo movimento" (Tonino Matarrese degno presidente della lobby). Quello della Lega Calcio è un atteggiamento intollerabile, rappresentativo di una logica che va sconfitta. Quella della priorità del denaro e quella dello schierarsi, di farsi ultrà per difendere l'indifendibile.

Va bene una domenica, col morto ancora caldo si può anche fermare le partite. Dare uno stop al circo. Ma non di più! E' intollerabile, c'è il botteghino, l'incasso da salvare. Va bene una domenica, per un salutare recupero della panchina e per calmare la curva che è pedina fondamentale del sistema. In fondo, i fatti di Catania, sono frutto d'una faida cittadina che contrappone gli ultrà etnei alla polizia, che non viene neanche applaudita nella cattedrale. Non si battono le mani agli sbirri.

Allora che c'entrano gli altri? Un monito va bene, ma perché continuare con la punizione rovinando il giocattolo? E intanto dalla cronaca apprendiamo che il branco da stadio è trasversale: periferie e salotti sono egualmente rappresentati. Nella centrifuga del fanatismo tutto si omologa, condito da 'interminabili' piste di cocaina e da accelerazioni 'ecstatiche'.

Già, la cocaina, sembra essere divenuta il dominus del nostro tempo. Il carburante di una stagione di derive sempre più devastanti. La cocaina si prende la vita di un numero sempre crescente di vite e insieme, le prime pagine dei giornali. La cronaca nera e rosa, gli approfondimenti culturali, il gossip e lo spettacolo; per sequestri e arresti di trafficanti, per tragici impazzimenti e per fatti che riguardano il privato di attori, modelle e vip che scoprono le carte del loro arrembaggio social-mondano. Fatti di ordinaria follia che hanno come scenario le strade metropolitane e anche la più estrema provincia. La cocaina pervade la quotidianità! Ma, non era la droga dei ricchi, la droga dei Pariolini, dei San Babilini, dei manager con la macchinona? La droga della destra che non tollerava quegli scoppiati degli eroinamani, preda della 'rota', della dipendenza, pur d'andare nella quiete contemplativa ed euforica dell'oppio.

Due differenti modelli quello efficentista e quello disfattista del non fare. Nello schema destra-sinistra tutto procede. Ma se oggi la cocaina ha preso il sopravvento non è solo perché le cosche hanno deciso che il prodotto conviene ma è perché il modello 'bulimico-efficentista' ha preso piede, impregna gli orientamenti di chi vuol credersi parte di un mondo per sua natura esclusivo ed escludente. Che affascina, ammalia. Patinato, televisivo, un modello competitivo, che 'tira' la corda dell'efficienza, dell'essere in grado, d'un apparire logorante e diseducativo.

Ecco, sono i modelli mass mediali il vero disastro che provoca la deriva dell'autorità messa in crisi nella famiglia e derisa nella scuola dove meglio lo Stato si rappresenta nella sua fragilità. La deriva di un sistema valoriale difeso superficialmente, nella sua confezione, nella sua esteriorità, con la paura di nominare parole (pacs) che semplicemente e realisticamente rappresentano i modi in cui l'amore e il desiderio di vita si rigenerano. Questi ultrà sono conservatori. Rudi, impauriti dall'altro, dal diverso. Violenti che trovano sponda nel branco, nell'illusione d'una forza esercitata ciecamente e banalmente per esaltare la propria solitudine.

Stupisce l'onorevole Francesco Caruso quando confermando la sua posizione anti-sbirro, si dimostra incapace di crescere, gli consigliamo di rileggersi il Pasolini degli Scritti Corsari.

Farebbero bene i padroni della lobby a fare un passo indietro, dimostrare di avere a cuore lo sport, di rinunciare ad un po' di denari in favore di un azione di educazione che ispiri la curva, per farla veramente sportiva."

Mauro marino.


Nota: Il grasseto è nostro

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