"Non ho ucciso io Raciti!"


A.S., ragazzo 17enne figlio di commercianti e giocatore di rugby, è stato fermato con l'accusa di omicidio volontario ai danni di Filippo Raciti, l'ispettore capo rimasto vittima durante gli scontri di venerdì scorso al termine del derby tra Catania e Palermo. Il giovane è incensurato, è abbonato al Catania Calcio (proprio in curva) e pare sia stato inchiodato da intercettazioni ambientali e da telecamere a circuito chiuso: nel locale dove degli ultras erano stati temporaneamente "messi" in via precauzionale pare che il giovane avesse risposto di "si" col capo a una domanda di un suo amico circa l'avvenuto.
Quel che si sa è che a uccidere l'agente è stato un pezzo di lavabo della Curva Nord e che il minorenne ha respinto fermamente le accuse gridando alla madre che lui è innocente; ovviamente i genitori credono alla versione del figlio benché ad inchiodarlo pare ci siano anche dei filmati degli scontri in cui si vede il giovane partecipare attivamente agli scontri e cambiarsi anche la felpa con un amico per non essere riconosciuto.

Di sicuro le indagini andranno avanti per cercare di appurare la verità e di identificare anche gli altri responsabili dell'incivile assassinio; in questo senso sta risultando molto utile la collaborazione di un ultras pentito che sta snocciolando molti dei nomi dell'ambiente, tra cui quello di Alan Di Stefano, elemento di spicco di Forza Nuova e attivamente presente fuori al Massimino quella notte.
Inutile ogni commento personale, i fatti dicono già tutto e tutt'Italia è in mano agli inquirenti per consegnare alla giustizia il responsabile di tale barbara ferocia. Perché anche questo servirà per poter ricominciare!

Fonte: |repubblica.it|

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