Parma. Il vento è cambiato?

SanzA pensar male si fa peccato, ma spesso ci s’azzecca diceva il senatore Giulio Andreotti commentando illazioni, sospetti e pettegolezzi. Analizzando la marcia del Parma nel girone di ritorno (cinque vittorie, due pari, tre sconfitte per 17 punti complessivi contro i 15 dell’intero girone d’andata) salta all’occhio come il cambio di ritmo dei crociati sia coinciso grosso modo con la fine, purtroppo negativa, della vicenda legata alla cessione della società alla Renfisa Inversiones della famiglia Sanz.

Sicuramente la certezza di mantenere l’attuale assetto fino alla fine della stagione ha dato stabilità a Beretta che non è più stato messo in discussione (se non altro perché Bondi e Angiolini non hanno la possibilità di mettere un altro allenatore a libro paga…) e di conseguenza ha compattato un gruppo che ha tutto l’interesse a salvarsi e a mettersi in mostra per salvaguardare il proprio valore, attirare nuovi acquirenti (o lo stesso Sanz se è vero, come si vocifera, che punta a un sostanzioso sconto a fine stagione, forte dei mancati rinnovi a giocatori come Marchionni e Cannavaro) o comunque mettersi in luce per trovare una nuova squadra, più ambiziosa e più solida.

Tuttavia, non può passare inosservato il diverso trattamento che gli arbitri riservano ora ai gialloblù, soprattutto se confrontato con i numerosi torti subiti fino alla gara di Torino con la Juventus (terza di ritorno). Rigori concessi senza esitazioni (attenzione, non regalati!), qualche decisione favorevole nelle situazioni dubbie (come a Treviso o col Chievo), una sensazione generale di maggior rispetto. E se le decisioni arbitrali possono essere frutto delle coincidenze, o della grande ruota del caso che in una stagione compensa favori e torti, altrettanto non si può dire delle designazioni arbitrali, che invece corrispondono a un disegno preciso. E il fatto che ad arbitrare il Parma siano stati mandati tre internazionali nelle ultime partite (due volte l’ottimo Paparesta e una Bertini), invece che i soliti esordienti del girone d’andata, non può essere casuale e un significato lo può avere.

Pensar male, dunque. Senza scomodare inquietanti manovre di palazzo, è possibile ipotizzare che l’ingresso della famiglia Sanz non fosse visto di buon occhio, forse perché non si voleva che il Parma finisse in mani straniere, o più semplicemente in mani facoltose. Fatto sta che la sgradevole sensazione di avere qualcosa da farsi perdonare (la discussa iscrizione del Parma FC, la salvezza a danno del Bologna, ecc…) non aleggia più sul Tardini e la lotta per rimanere in Serie A sembra essere finalmente ad armi pari. Si salvi il migliore.

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