Amarcord:Helmuth Duckadam



E' il 7 maggio del 1986 e l'Europa è sconvolta dall'esplosione della centrale nucleare di Chernobyl.
Allo stadio Ramon Sanchez Pizjuan di Siviglia va in scena la finalissima della trentaduesima edizione della Coppa dei Campioni tra Barcellona e Steaua di Bucarest.
Si gioca in Andalusia e i catalani arrivano a carovane. Sono 70.000.

In uno stadio tutto blaugrana (i tifosi dell'est durante la guerra fredda non avevano molta mobilità) va in scena una finale dall'esito scontato tra il fortissimo Barça che gioca in casa, e la cenerentola della competizione allenata da Emeric Jenei.
Il tecnico della Steaua ha messo su un gruppo di uomini di carattere, come Belodedici, come il dentista Boloni, con il capitano Balint, vera icona del calcio rumeno di quegli anni, ma soprattutto tra i pali c'è il baffuto Duckadam.
Gli uomini di Jenei imbrigliano gli spumeggianti spagnoli e in un assordante tifo resistono, e, minuto dopo minuto, fanno sempre più paura.
La Steaua raramente si fa viva dalle parti di Urruticoechea, ma quando i calciatori rumeni ripartono in contropiede dimostrano di essere organizzatissimi, e di avere le idee chiare.
Questo basta a spaventare gli spagnoli.
Al resto pensa il numero uno dei rumeni che mette il suo corpo tra palla e rete più di una volta, sgrogliando mischie pericolose e non sbagliando un'uscita.
Duckadam non è un portiere volante stile Zenga, ma il suo senso della posizione e la sua tranquillità colmano quell'esplosività che non ha in misura eccessiva.
La gara non si sblocca.
Si va ai rigori.
Tira prima la Steaua e sbaglia. La gente esulta.
Non immaginano che Duckadam andrà per quattro volte dalla parte giusta e per quattro volte il pallone sarà tra le sue mani.
Finirà due a zero per i rumeni e per la prima volta nella storia la Coppa dalle grandi orecchie andrà all'est.
I giornalisti presenti raccontano che il silenzio era assordante e che le urla dei festanti calciatori della Steaua si sentivano chiare e scandite come se intorno a loro ci fosse il deserto.
Duckadam, in seguito ad un incidente fuori dai campi da gioco, l'anno dopo smetterà di giocare.
I maligni diranno che ad infliggergli quel danno sono stati gli uomini di Ceausescu per non aver voluto regalare l'auto che spettava al migliore in campo della finale al figlio dello stesso.
Il portiere in un'intervista a "Sfide" anni dopo smentirà decisamente quella diceria, dicendo che l'incidente fu fortuito e che in quell'occasione essere Helmuth Duckadam lo ha molto favorito nelle cure.

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