La seconda vita di Maicon alla Roma

Quando c'è la testa, c'è la voglia. E quando c'è la voglia, c'è la gamba, e quindi le prestazioni, addirittura i gol partendo da lontano come ai vecchi tempi. Musica e parole che hanno un solo protagonista in questa Serie A: il romanista Maicon, dato per finito dai più nell'ultimo spaccato di Inter e poi nella strana parentesi al Manchester City. Era diventato quasi un desaparecido, attaccato pubblicamente per lo scarso impegno, per le ritrosie atletiche, per il fisico che ormai non lo sosteneva più. Una parabola simile, ma certamente peggiore, di quella del suo grandissimo predecessore (e connazionale) Cafù, che fu scaricato con troppa fretta dalla Roma per trovare una seconda (o terza, o quarta) giovinezza al Milan sotto il timone di comando di Carlo Ancelotti.

I meriti è giusto che vadano spartiti; il giocatore ci ha messo del suo rimettendosi in discussione e rinunciando a una parte del mega-ingaggio degli sceicchi, per il resto Garcia ha dalla sua la capacità di coinvolgere i giocatori in un calcio che tende a dar forza ai loro lati migliori. Ecco quindi il Maicon dei tempi migliori, che spinge e rientra, che sfiora e trova i gol. Il miglior fluidificante destro del campionato, ala aggiunta che consente ai movimenti offensivi della Roma di poter a tratti, grazie ai tagli e all'assenza di posizione fisse nel tridente, giocare con il doppio centravanti (falso centravanti, salvo Borriello, che siano Totti, Ljajic, Gervinho, Destro o Florenzi) e trovare anche superiorità numeriche senza per forza creare azioni soltanto in velocità.

Già, perché questo Maicon è una furia, e ci avrebbero scommesso in pochi. Una furia anche nell'impatto emotivo con le partite, spauracchio per gli avversari e tenace soltanto come ai tempi di Mourinho. Complimenti a chi ci ha creduto, in primis Sabatini che dopo tonnellate di critiche è tornato a stupire come ai tempi di Palermo una volta tolto il "tappo" Baldini, uno che sta facendo già innervosire anche i più pazienti tifosi del Tottenham...

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