19°: gol di tacco di Solari

Ci sono almeno tre buoni motivi per riassumere Inter – Udinese, semifinale di Coppa Italia, nel bellissimo gol di Santiago Solari: 1° – Solari non è un campione, si sa e si vede; ma è uno che può combinare di tutto, compreso un gol raffinatissimo, con cui ricaccia in gola sei mesi di buuu alla

di omino

Ci sono almeno tre buoni motivi per riassumere Inter – Udinese, semifinale di Coppa Italia, nel bellissimo gol di Santiago Solari:

1° – Solari non è un campione, si sa e si vede; ma è uno che può combinare di tutto, compreso un gol raffinatissimo, con cui ricaccia in gola sei mesi di buuu alla tifoseria.
2°- Trovato il gol, l’Inter ha smesso di giocare e, anche se ha creato diverse altre occasioni, ha disputato i restanti settanta minuti con irritante sufficienza.
3° L’Udinese è moralmente a terra: nonostante i nerazzurri le abbiano gentilmente affidato le chiavi del match, la squadra friulana non è riuscita ad andare oltre uno sterile possesso palla, regalandoci due terzi di partita noiosa come un confronto pre-elettorale dell’ultimo tipo.

Risultato positivo per entrambe: l’Inter vince e non prende gol in casa, nonostante gli istinti autolesionisti del rientrante Julio Cesar; l’Udinese che temeva l’ennesimo naufragio, torna a casa con una qualificazione ancora aperta.
Meno entusiasmanti i responsi tecnici su entrambi i fronti: Galeone ha individuato la debolezza della sua squadra nella difesa, ma ha cominciato a porvi rimedio solo nella ripresa, inserendo Zapata che ha annullato Martins e non ne ha sbagliata una; ma il colombiano non basta, anche un’Inter svagata come quella del secondo tempo ha fatto paura a ogni incursione (troppo poche per la verità) e solo un De Sanctis perfetto ha limitato il passivo.
Mancini ha schierato una squadra dal centrocampo cervellotico, come sempre gli capita quando applica il turn-over.
Bene Burdisso a sinistra, benissimo Mihailovic affiancato a Samuel, troppo macchinoso Pizarro e disordinato il suo compagno di reparto C. Zanetti; fin quì rientriamo, tra alti e bassi, nella logica.
Dove ci si perde (almeno io), è nel Kily che si accentra e nel Solari libero di svariare dove vuole: è andata bene con il gol, ma giocando così si rende la vita difficile a uno logico e ordinato come Capitan Cruz, che senza rifornimenti dalle fasce, senza i lanci di Veron e senza punti di riferimento larghi, con chi la fa la sponda?
Non mi venite a dire che l’avrebbe dovuta fare con Martins, caro, carissimo ragazzo, ma del quale non ancora capito se è la palla a rimbarzargli contro, o viceversa.

N.B: nella foto è Liz Solari, sorella di Santiago; se cercate un fan club dedicato a Solari, il migliore è senza dubbio il suo.

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