Ciao Billy. E grazie!

19 maggio 2007. Una data come tante. Un sabato come tanti. Un pomeriggio primaverile, e il caldo che riveste la città di Milano. Nella Scala del Calcio, alle ore 18.00 si gioca Milan-Udinese, penultima giornata di un campionato stravinto dall’Inter e con poche emozioni da regalare, quasi tutte in coda. La partita non vale nulla

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19 maggio 2007. Una data come tante. Un sabato come tanti. Un pomeriggio primaverile, e il caldo che riveste la città di Milano. Nella Scala del Calcio, alle ore 18.00 si gioca Milan-Udinese, penultima giornata di un campionato stravinto dall’Inter e con poche emozioni da regalare, quasi tutte in coda. La partita non vale nulla per la classifica: i rossoneri sono già aritmeticamente qualificati per la prossima Champions League e i friulani non hanno obiettivi. Ancelotti ha convocato otto primavera e non ha schierato nemmeno un titolare. Eppure il pubblico del Meazza è pronto ad alzarsi in piedi per tributare un lungo, avvolgente e commosso applauso ad un altro pezzo di storia rossonera che ha deciso di smettere: Alessandro “Billy” Costacurta. “L’Eclettico”. “Giano Bifronte”. “Vibrazioni dell’anima”.
Billy si congeda alla grande: fascia da Capitano e giocando nell’insolito ruolo di centrocampo, dopo 27 stagioni e 23 trofei vinti con il Milan.
No, non è un errore di battitura. Avete letto bene: 27 stagioni complessive, 21 con il Milan e 23 trofei vinti.
Una mostruosità. 662 partite con la maglia rossonera e 59 con 2 goal con la Nazionale.
La Regia ha voluto che intorno al quarto d’ora della ripresa, Billy andasse a realizzare il suo terzo e ultimo goal in campionato, trasformando un calcio di rigore. Generoso. Ma va bene così.
Un minuto dopo l’inevitabile sostituzione con istintiva standing ovation. Applausi.
E poi, a fine partita, sotto la curva. Curva che esponeva uno striscione: “Grazie Billy, autentica bandiera!”
Così “Il Professore”, com’era anche soprannominato, a caldo:

“E’ una bella festa, ringrazio tutti, la società e i compagni a cui voglio molto bene. Adesso però è giunto il momento di fare altro e credo che l’impegno nella mia nuova professione sarà tale da non farmi voltare indietro. Le prospettive sono molteplici ma più di ogni altra cosa mi premeva restare qui”.

Si chiude l’epopea di un giocatore fuori dal comune: colto, mai banale, mai scontato, sincero, amante delle letteratura, capace di vivere il calcio per quello che è: uno sport.
Parte integrante della sua vita, ma pur sempre uno sport.
A lungo considerato grande solo vicino all’immenso Franco Baresi, si è poi ritagliato il suo spazio nell’Olimpo dei Campioni.
Pochi difensori della sua grandezza hanno calcato i campi. Grande professionalità, determinazione e correttezza.

“Grazie Billy, autentica bandiera!”

Foto | Corriere.it