Mino Raiola celebra il funerale di un calcio italiano ai titoli di coda



Mino Raiola, le cui procure dei vari Ibrahimovic, Balotelli e Nedved gli hanno fruttato negli anni milioni di euro, è uno di quei personaggi del calcio che si muovono in una larga linea d'ombra che separa, luminosissima, il prato verde dalle scrivanie; forse è riduttivo assimilarlo alle miriadi di agenti, procuratori e intermediari che imperversano nel mondo pallonaro a caccia di contratti vantaggiosi per sé e per i loro assistiti, perché a ben vedere Raiola è il numero uno, un burattinaio che riesce a muovere i fili dei trasferimenti più onerosi con perizia e faccia tosta, raggiungendo sempre e comunque l'obiettivo. Ieri sera era da Giannino, il noto ristorante milanese dove Galliani si rimpinza lo stomaco tra una trattativa e l'altra, e gli astanti lo hanno visto su di morale; il trasferimento di Zlatan sotto la Tour Eiffel ha gonfiato il già pingue conto in banca dell'ex pizzaiolo italo-olandese. Ma ha impoverito ulteriormente la nostra cara, vecchia, amata e ultimamente spelacchiata Serie A:

"Condivido quanto dichiarato ieri da Ibrahimovic nel corso della sua presentazione al PSG, sebbene sia antipatico dirlo, il calcio italiano ha perso il suo appeal. In Italia dobbiamo affrontare assolutamente la realtà calcistica ed economica. Siamo un paese che non può più permettersi top player. Un calciatore del valore di Ibrahimovic, che considero tra i primi tre al mondo, anzi per me è il primo al mondo, non arriverà in Italia né questa stagione né la prossima. Nel calcio tutto è possibile, ma vi assicuro che non ci saranno questi arrivi".

Così ha parlato ai microfoni di Raffaele Auriemma Mino Raiola, durante la trasmissione Si Gonfia la Rete sulle frequenze di Radio Crc; la sua disamina sa tanto di de profundis per il nostro calcio:

"Sono finiti i tempi in cui vedevamo arrivare in Italia Maradona e Platini. Possiamo provare a costruirli, dobbiamo spingere la Federazione Italiana ad aiutare i club a costruire stadi e centri sportivi. Questo sarebbe un bene per i giocatori, per i procuratori, i presidenti, i club ed i tifosi. Siamo arrivati veramente al dunque: in Italia bisogna svegliarsi, più in basso di così non sui può andare. Ribadisco, in Italia non arriveranno top player, ancora più difficilmente a Napoli. Il sud d'Italia in Europa fa paura, fa paura anche se non lo conoscono bene, ci sono preconcetti. Facciamo un esempio clamoroso: oggi, un Messi o un Ronaldo non verrebbero mai a Napoli".


Raiola poi approfondisce il concetto:

"Il mondo è cambiato, in Italia non ce ne siamo accorti. Il Brasile non è più paese di terzo mondo, gli Arabi non vivono più nelle tende, in India non ci sono solo i poveri ed i Cina non ci sono solo i comunisti. La Ligue 1 sta investendo, la Premier League è un marchio assoluto con club di certo valore e grandi giocatori. Poi, oggi, non si guarda più al campionato dove giochi, ma al singolo club. Ed il PSG ed il Manchester City oggi sono quelli più interessanti. Poi ci sono Real Madrid e Barcellona che si dovranno mettere in riga, non avranno più il predominio fiscale e finanziario e dovranno affrontare la concorrenza di questi grandi gruppi arabi che vogliono vincere tutto".

L'arringa si conclude in maniera ancor più pessimistica:

"Negli anni d'oro in Italia non abbiamo costruito niente: né stadi, né centri sportivi, non abbiamo approntato le misure prese in Germania ed Inghilterra. La FIGC non è neppure riuscita a prendere un Campionato Europeo per intenderci. Da italiani dobbiamo avere il coraggio di criticarla per migliorarla. Lo dico da emigrato. Se oggi propongo ad un top player di venire a Napoli, lui cambia procuratore. A Napoli, ma non solo a Napoli: in Italia in generale non viene. Il PSG ha un progetto, un sogno ed un grande progetto per combattere contro le grandi realtà, con una grande città alle spalle".

Beh, sarà pure così ma non sono i soldi a far riempire gli stadi e far vedere belle giocate, o meglio non solo loro: indubbiamente se si investisse maggiormente sugli stadi di proprietà di passi avanti si comincerebbe col farne un bel po', ma anche se incerottata e col fascino di una vecchia donna col trucco sfatto mi tengo stretta la nostra cara Serie A fatta di sudamericani, italiani di belle speranze e campioni sul viale del tramonto. Perché nella penisola ci divertiremo anche con Destro, Hamsik e Di Natale, le difese saranno sempre tignose con Paletta, Silvestre e Lucarelli, mentre Conte, Allegri e Mazzarri rinnoveranno le polemiche; poi ci sarà Zeman con le sue goleade, la Juve con sogni di grandeur, senza dimenticare il solito nugolo di agguerrite provinciali. E alla fine chissà che non ci scappi anche una vittoria in Europa. Checché ne dica il procuratore più ricco del mondo, all'anagrafe Carmine Raiola.

Foto | © TM News

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