Il calcio ovunque? La FIFA dice no!

La FIFA spesso ha fatto della sua voglia di globalizzazione un marchio di fabbrica. Negli ultimi anni abbiamo per esempio assistito ai mondiali in Usa e poi in Giappone e Corea e i prossimi saranno in Sud Africa proprio per soddisfare questo desiderio di Blatter di esportare il prodotto pallone in tutto il mondo. Tutto

La FIFA spesso ha fatto della sua voglia di globalizzazione un marchio di fabbrica.
Negli ultimi anni abbiamo per esempio assistito ai mondiali in Usa e poi in Giappone e Corea e i prossimi saranno in Sud Africa proprio per soddisfare questo desiderio di Blatter di esportare il prodotto pallone in tutto il mondo.
Tutto molto bello si direbbe, però a ben notare questi paesi sono sicuramente in via di sviluppo calcisticamente parlando ma sono contemporaneamente anche un bel bocconcino dal punto di vista economico per il presidente FIFA e per i suoi amici sponsor.

Magari la mia è solo malizia, voglia di vedere il male ovunque, però non posso fare a meno di pensare a questo tipo di scenari quando leggo altro tipo di storie che riguardano il mondo del calcio.
E’ di poche settimane fa infatti la notizia che la FIFA ha deciso di vietare le partite sopra i 2500 metri di altitudine. La decisione è stata presa per preservare la salute degli atleti, non tiene però minimamente conto della passione di milioni di tifosi a cui è stato tolto letteralmente il gioco del pallone.
Pensiamo ai tifosi boliviani che non potranno più vedere la loro nazionale giocare nella capitale La Paz o anche agli ecuadoregni che dovranno rinunciare alle partite a Quito.
Che la salute dei giocatori sia un bene da preservare nessuno lo mette in discussione ma a quanto pare il malcontento sta crescendo.

Lo scorso 12 giugno il presidente boliviano Morales ha giocato una partita su un ghiacciaio, il Sajama, a 6500 metri d’altitudine per dimostrare al massimo organo calcistico che il calcio è dove la gente vive.
Secondo il capo di stato si tratta piuttosto di una decisione per venire incontro alle lamentele di brasiliani e argentini che storicamente hanno sempre sofferto tanto a imporsi su questi campi: emblematico, per esempio, quello che è successo lo scorso febbraio quando i giocatori del Flamengo ospiti dei boliviani del Real Potosì hanno dovuto spesso far ricorso all’ossigeno a bordo campo per far fronte all’aria rarefatta.

Secondo il premier del paese andino con lo stesso criterio con il quale si è deciso di vietare queste partite si dovrebbe mettere il veto anche a quello giocate a San Paolo o a Buenos Aires dove le temperature sono altissime e i tassi d’umidità altrettanto.
La protesta intanto andrà avanti in maniera ufficiale, Morales è intenzionato a farsi ricevere in Svizzera da Blatter, come lui la pensano anche la Colombia, il Perù e l’Ecuador che non hanno mancato di manifestare la loro solidarietà.
E voi come la pensate?