Calcioscommesse: i verbali degli interrogatori di Conte e Bonucci

A pochi giorni dall'inizio del processo a Roma sono iniziati a circolare i verbali delle deposizioni degli juventini Antonio Conte e Leonardo Bonucci, documenti utili per provare a capire meglio le ragioni che hanno portato Palazzi a deferire i due, il primo per doppia omessa denuncia e il secondo per tentato illecito sportivo. Allo stesso tempo dalla loro lettura si può cercare di immaginare quelle che saranno le linee difensive dei due imputati.

È bene precisarlo subito né l'allenatore, né il difensore hanno ammesso qualcosa di fronte a Palazzi: entrambi, come hanno sempre fatto fin dal primo giorno in cui i loro nomi sono stati accostati a questa vicenda, hanno rifiutato con convinzione ogni addebito.
L'allenatore bianconero, all'epoca sulla panchina del Siena, rivive i giorni che precedettero l'ormai famosa partita contro il Novara. Conte nega di essere venuto a conoscenza di presunti accordi e ribadisce quanto già raccontato da Coppola, visto il particolare momento della stagione l'allenatore aveva fatto un discorso dotato di particolare enfasi con l'obbiettivo di caricare i suoi in vista dello sprint finale con l'Atalanta:

"Con il Novara arrivammo un giorno prima rispetto al solito solo per testare il campo sintetico, ma ci fu comunque una sola riunione tecnica (...) in occasione di Novara-Siena, noi venivamo da una sconfitta con il Portogruaro e ricordo che CALAIÒ mi fece pervenire attraverso ALESSIO la richiesta di un giorno in più di riposo, nonostante ne avessi già concessi due per le festività pasquali; essendo stato dissuaso da ALESSIO, CALAIÒ non mi chiese più nulla; la cosa mi infastidì comunque ed anche per questo serbai con tutta la squadra un atteggiamento di estremo distacco, ritenendo che avessero perso le motivazioni; ricordo quindi che in occasione della riunione tecnica prima di Novara-Siena, mancando solo 4 gare alla fine del campionato, parlai molto dei miei trascorsi da calciatore, sia delle vittorie conseguite, ma anche delle sconfitte, proprio al fine di caricarli emotivamente per fargli comprendere che, dopo un lungo cammino, sarebbe stato assurdo perdere le motivazioni proprio nel momento più delicato (...) escludo di aver mai detto ai calciatori che il pareggio sarebbe potuto essere un buon risultato anche perché, in tal caso, avrei vanificato tutta la mia opera motivazionale."

Il tecnico prova poi a spiegare agli inquirenti e anche a sé stesso i motivi che possano aver spinto Carobbio ad accusarlo. Viene confermata la circostanza di un certo attrito tra la compagna dell'allenatore e la moglie del centrocampista dovuta alla mancata disponibilità di Conte di fronte alla richiesta del giocatore di un giorno di permesso in occasione della nascita della figlia:

"Non so perché CAROBBIO possa aver riferito una simile circostanza, forse posso ascriverlo al fatto di avergli negato un permesso per raggiungere la moglie che stava per partorire; non concessi il permesso in quanto era fondamentale prepararsi bene, dovendo affrontare una partita molto importante; CAROBBIO non ebbe nulla a replicare in ordine alla mancata concessione del permesso; anzi, in effetti lo stesso CAROBBIO aveva chiesto prima a STELLINI se fosse il caso di chiedermi un permesso e STELLINI gli suggerì di andare a Bergamo e di chiamare direttamente da fuori dicendo che la moglie era stata ricoverata d'urgenza in modo di potersi trattenere; CAROBBIO, però, evidentemente, preferì correttamente venire da me a chiedermi il permesso, anche perché, altrimenti, mi sarei comunque molto alterato; solo recentemente ho appreso del pessimo consiglio fornito al CAROBBIO dallo Stellini con il quale mi sono infuriato; lo stesso peraltro, in medesima circostanza, ebbe a riferirmi di aver raccolto le lagnanze di CAROBBIO in merito alla mia carenza di umanità, appellandomi come "uomo di merda".

L'allenatore conferma l'esistenza di una certa acredine tra la sua famiglia e quella di Carobbio, i rapporti erano tesi per i motivi spiegati sopra e la conferma arriva dalla moglie del capitano del Siena, Simone Vergassola, in occasione della partita dell'ultimo campionato tra Siena e Juventus durante la quale la compagna dell'allenatore leccese sedeva in tribuna vicino alla signora Vergassola:

"In occasione di Juventus-Siena, successivamente alle notizie relative all'indagine di Cremona, la mia compagna mi ha riferito di un colloquio avuto in tribuna con la moglie di VERGASSOLA, durante il quale la medesima le riferiva testualmente "hai visto, quello ve la sta facendo pagare"; successivamente a tale incontro, la mia compagna, a quel punto, ritenne di raccontarmi quanto accaduto in occasione della festa della figlia di BRIENZA; la moglie di CAROBBIO, alla presenza del medesimo, si era lamentata con lei con tono acceso, additandola con l'indice, in quanto, a causa del diniego del permesso al marito, in occasione della nascita della figlia, aveva dovuto sostenere una spesa di 1500,00 euro; In tale circostanza la mia compagna ebbe anche a riferirmi che la moglie di VERGASSOLA, riaccompagnandola a casa dalla festa sopra indicata, le consigliò di non riferirmi nulla, temendo le mie possibili reazioni".

Leggendo il racconto di Conte si fa davvero fatica a capire come il procuratore Palazzi possa attribuire alle parole di Carobbio "il crisma della veridicità" dato dalla "dovizia di particolari descrittivi" ma soprattutto dal momento che "non è emerso alcun valido motivo di risentimento (come meglio si dirà oltre) da parte dello stesso o un qualsiasi interesse a coinvolgere tali persone". Addirittura il mancato permesso avrebbe scatenato nel centrocampista un moto d'orgoglio dovuto al fatto che l'allenatore gli aveva chiesto di restare perché importante per la partita successiva.

L'altra partita per la quale Conte è stato accusato di omessa denuncia è quella contro l'Albinoleffe, incontro che i toscani avrebbero deciso di "regalare" all'avversario più bisognoso di punti in classifica. Il tecnico racconta della sua delusione per il risultato e riferisce di una rissa scatenatasi alla fine di cui però non è stato testimone poiché aveva già raggiunto gli spogliatoi:

"Non mi accorsi di nulla di particolare in occasione di Siena-Albinoleffe, in quanto, essendo molto arrabbiato per il gol subito nei minuti finali, andai via velocemente; STELLlNI, solo recentemente, a seguito delle notizie stampa che lo indicavano come coinvolto in presunti accordi presi dal CAROBBIO per la partita di ritorno, mi ha riferito che, al termine della gara in oggetto, vi era stata una rissa tra i calciatori delle due squadre al quale il medesimo aveva partecipato, e, pertanto, essendo preoccupato che potessero accadere incidenti nella gara di ritorno, sollecitò CAROBBIO, quale ex dell'Albinoleffe, a parlare con i suoi ex compagni per cercare di stemperare gli animi (...) non ho mai saputo di un incontro tra i miei calciatori e alcuni calciatori avversari fuori del nostro albergo (...) poiché i calciatori non potevano uscire dall'albergo in occasione dei ritiro, non so come si siano potuti incontrare, lo addebito ad un po' di lassismo da fine campionato; se lo avessi saputo mi sarei infuriato (...) anche nella riunione tecnica precedente la gara ALBINOLEFFE-SIENA cercai di motivare i ragazzi per ottenere una vittoria anche perché saremmo potuti ancora arrivare primi, davanti all'Atalanta con la quale avevo una rivalità personale (...)"

Evidentemente tutto quanto raccontato dallo juventino non è bastato a convincere Palazzi dell'inaffidabilità del pentito Carobbio, che come già sottolineato riesce a conservare questa sua caratteristica solo quando tira in ballo Conte, mentre non è risultato abbastanza credibile quando nel suo bersaglio è comparso Mezzaroma.

Con la stessa decisione ha respinto ogni accusa la mittente anche Leonardo Bonucci. La partita in questione è Udinese - Bari, Andrea Masiello dice che il bianconero era uno di quelli che aveva dato la sua disponibilità a soddisfare la richiesta del ristoratore barese Di Tullio che aveva chiesto un over. Il difensore ricorda che quella settimana era a Coverciano poiché convocato per uno stage con la nazionale e di aver raggiunto la sua squadra soltanto venerdì pomeriggio per partire alla volta del Friuli:

"MASIELLO non mi ha mai proposto nulla di tutto ciò anche perché quella settimana mi trovavo in ritiro con la Nazionale. Nego che una simile proposta sia intervenuta successivamente. (...) Tengo a precisare che dopo il ritiro della Nazionale tornai a Bari il mercoledì. Il giovedì mi riposai per poi aggregarmi alla squadra il venerdì partecipando all'allenamento del pomeriggio. Effettivamente presi l'aereo con la squadra il sabato e raggiunto l'aeroporto di destinazione ci trasferimmo tutti in pullman presso l'albergo di Udine. Voglio però precisare che nel pullman, per ragioni di consuetudine io occupavo un posto nella penultima fila, mentre MASIELLO sedeva abitualmente in una fila centrale; vale a dire a sette otto file distanti dalla mia. Preciso anche che accanto al mio posto non c'era nessuno. (...) questa assegnazione dei posti era diventata un'abitudine che vigeva anche nei normali trasferimenti".

Bonucci e Masiello condividono, o forse è meglio dire condividevano, lo stesso agente Davide Torchia, ed è stato proprio lui, seppur in tono scherzoso a fargli notare che lo juventino era un po' invidiato dall'ex compagno di squadra per via della sua carriera che, dopo il trasferimento alla Juve, aveva preso una piega decisamente diversa. Questo il difensore viterbese lo spiega quando gli viene chiesto di descrivere il rapporto con il suo ex compagno di squadra:

"(...) ci siamo incontrati nelle occasioni istituzionali, ma non ho mai approfondito con lui un rapporto di amicizia. (...) Posso immaginare che lui possa aver covato nei miei confronti una sorta di invidia atteso che gli sviluppi della mia carriera calcistica sono stati nell'ultimo periodo migliori dei suoi. Dico ciò perché abbiamo lo stesso procuratore con MASIELLO, nello specifico il sig. Davide TORCHIA e questo mi ha riferito qualche volta a mo' di battuta che lui "rosicava" un po' che io fossi finito alla Juve".

Ognuno può farsi l'idea che crede in merito alle parole del difensore della Juventus, certo è che davvero prima della trasferta in Friuli il giocatore era con la nazionale. Quindi per venire a conoscenza della tentata combine, fallita per il rifiuto di Simone Pepe, anche lui deferito per omessa denuncia, c'era bisogno di qualcuno che lo informasse. Non ci sono telefonate tra Andrea Masiello o Salvatore Masiello, autore materiale della proposta a Pepe, quindi l'informazione può essere arrivata da venerdì pomeriggio in poi, quando l'accordo era già sfumato. Restano le parole di Andrea Masiello che dice che alcuni di loro, tra cui Bonucci, hanno comunque giocato con poco impegno per favorire un risultato largo. Ma sono appunto solo parole, anche se, come ci ha insegnato la giustizia sportiva, potrebbero bastare.

Foto | © TMNews

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