Calcioscommesse: Conte patteggia, è davvero un'ammissione di colpa?

Seguendo i commenti dilagati in rete e sulla carta stampata, la decisione di Conte e della Juventus di procedere per il patteggiamento in risposta al deferimento suggerito da Palazzi sarebbe una certa ammissione di colpa dell'allenatore bianconero. In realtà non sarebbe tecnicamente così, dato che tra la giustizia sportiva e quella penale ci sono regolamentazioni differenti. Il tipo di patteggiamento a cui ha fatto riferimento Conte, coadiuvato dalla dirigenza Juventina che pagherà la sanzione pecuniaria, è infatti di una tipologia particolare, prevista dalle norme della FIGC proprio per porre una differenza tra "ammissione di colpa o meno".

Entrando nel dettaglio il dubbio che pone anche Crosetti su Repubblica, in merito all'equazione Patteggiamento = Ammissione di colpa, ha un valore più etico che pratico. Può essere infatti vero che Conte debba fare luce sulla vicenda, ma ammettendo che ne sia estraneo come dice, l'unica accusa che può muovere è contro Carrobbio che lo ha coinvolto. Accuse per altro già mosse. Ma il patteggiamento messo in atto, è invece una chiara manovra che volge su un aspetto più pratico, per poter uscire dalla vicenda meno danneggiato possibile sul punto di vista lavorativo, come allenatore della Juventus appunto.

Il codice di giustizia sportiva prevede due tipi di patteggiamento: il primo, delineato dall'articolo 23 del Codice di Giustizia sportiva, non prevede ammissione di colpa; il secondo, regolamentato dall'articolo 24, invece si applica nel momento in cui il soggetto deferito decide di collaborare con la Procura federale, è il caso dei pentiti alla Carobbio. Appare quindi scontato che il tecnico juventino, di concerto con la sua società, si appellerà al primo dei due articoli che nello specifico recita:

Applicazione di sanzioni su richiesta delle parti.
1. I soggetti di cui all’art. 1 comma 1 possono accordarsi con la Procura federale, prima che termini la fase dibattimentale di primo grado, per chiedere all’organo giudicante l’applicazione di una sanzione ridotta, indicandone le specie e la misura.
2. L’organo giudicante, se ritiene corretta la qualificazione dei fatti come formulata dalle parti e congrua la sanzione indicata, ne dispone l’applicazione con ordinanza non impugnabile, che chiude il procedimento nei confronti del richiedente.
3. L’applicazione di sanzioni su richiesta delle parti è esclusa nei casi di recidiva e nei casi di cui all’art. 7, comma 6.

Da quanto si è appreso dalle anticipazioni dei giornali di questi giorni, Tuttosport in testa, l'accordo con il Procuratore Palazzi sarebbe stato raggiunto: il tecnico sconterà 3 mesi di squalifica e pagherà una sanzione pecuniaria, quantificata tra i 200 e i 300mila di euro, una sanzione ridotta al minimo che creerebbe il danno minore al club dal punto di vista soprattutto sportivo. Il problema sarà rappresentato dal giudizio della Commissione Disciplinare, l'organismo che avrà il compito di decidere se la sanzione concordata sia congrua o meno. In questo senso lascia pensare il comma 3 dell'articolo precedentemente citato: Conte è infatti stato deferito con l'accusa di due omesse denunce e questo potrebbe farlo rientrare nei requisiti di recidività per i quali non è possibile applicare l'articolo 23.

L'articolo 24 prevede invece espressamente l'ammissione di colpa dell'inquisito che accetta di collaborare attivamente con l'organo giudicante per ottenere uno sconto di pena:

"Collaborazione degli incolpati.
1. In caso di ammissione di responsabilità e di collaborazione fattiva da parte dei soggetti sottoposti a procedimento disciplinare per la scoperta o l’accertamento di violazioni regolamentari, gli organi giudicanti possono ridurre, su proposta della Procura federale, le sanzioni previste dalla normativa federale ovvero commutarle in prescrizioni alternative o determinarle in via equitativa.
2. In tal caso, la riduzione può essere estesa anche alle società che rispondono a titolo di responsabilità diretta od oggettiva.

Alla luce quindi degli specifici articoli che regolano il Tribunale Federale, il patteggiamento in riferimento all'art. 23 si riconduce direttamente alla situazione di "non ammissione di colpa", nonostante con questo atteggiamento si possa anche rischiare che l'accordo tra le parti venga annullato in caso di recidiva o pluralità di illeciti, secondo i commi sopra riferiti. Nella giusta prospettiva, più che un patteggiamento sulla vera o presunta innocenza di Conte, sembrerebbe essere un plausibile accordo tra l'allenatore e il suo attuale club, che avrebbe altrimenti dovuto vedersi privato del lavoro di Conte per degli episodi antecedenti alla collaborazione in bianconero.

Foto | © TM News

  • shares
  • Mail
6 commenti Aggiorna
Ordina: