Milan, Berlusconi ai tifosi: "Siamo ancora i più forti, ma ora modello-Barça"

Quando parla Silvio Berlusconi i tifosi del Milan non sanno se essere contenti e rasserenarsi o tremare di fronte ai soliti messaggi ottimisti che non preannunciano niente di buono: ieri l'immortale patron del Diavolo ha suscitato emozioni contrastanti in seno agli appassionati supporter rossoneri che da un lato hanno dovuto assorbire senza colpo ferire il ridimensionamento ormai annunciato del club di Via Turati, dall'altro dopo la metabolizzazione dell'attualità economico-progettuale della squadra hanno potuto guardare con ottimismo al futuro. Sempre se ci si può fidare delle parole del Cavaliere. Partiamo col bastone:

"Per il futuro sicuramente cambieremo qualcosa: è arrivata una crisi senza eguali nella Storia da cui il calcio non si può sottrarre. Sarà possibile ugualmente fare dei buoni acquisti, andando a cercare dei talenti in giro per il mondo. La situazione economica però non ci consente più di avere giocatore strapagati, come quelli che hanno marcato le campagne acquisti del passato. Il Milan non se lo può più permettere, questo non signifca rinunciare a vincere. Significa costruire un settore giovanile forte, una rete di osservatori che vada a caccia in tutto il mondo di talenti. Il Barcellona ha fatto così, con la Cantera, e dobbiamo seguire questo modello per costruire un Milan forte e vincente. Il mio Milan ha iniziato così a vincere con Sacchi. Ai nostri tifosi dico state sereni: a loro dico di non avere paura di questo cambiamento, e di avere pazienza. Non ci riusciremo magari in una stagione ma costruiremo una squadra di giovani per aprire un ciclo vincente".

La pazienza, un concetto difficile da digerire per un pubblico esigente che ha visto sfilare a San Siro fior fior di campioni. Eppure il Berlusca è abile nel far passare un concetto intriso di ottimismo, la carota:

"Il Milan del presente, contrariamente a quanto tanto descrivono molti giornalisti, ritengo sia una squadra forte, con un quintetto di super campioni in attacco che nessuna squadra italiana può annoverare. Ci sentiamo molto forti, e sono sicuro che in Italia saremo ancora protagonisti. Ho fiducia. Il Milan è il club più titolato al mondo, e sono sicuro che continuerà ad essere al vertice in tutte le competizioni. Ai tifosi dico di stare sereni: il Milan che abbiamo conosciuto nel passato non è stato sempre ai massimi livelli, come tutte le squadre nella storia del calcio. Basta che la squadra conservi quel suo carattere, quella sua personalità da Milan, e che ci sia sempre la sua missione di scendere sempre in campo per vincere e divertire. Essere quindi una squadra esempio-immagine di cui i propri tifosi non debbano mai vergognarsene".

Immancabile la sua disamina sull'operazione principe dell'estate, il faraonico trasferimento di due fuoriclasse (che da soli garantivano la metà dei punti in campionato del Milan) come Ibrahimovic e Thiago Silva:

"Non avevamo intenzione di cedere né Thiago né Ibra. Tant’è che in un primo momento, con Leonardo abbiamo risposto no. Avevamo fatto prevalere il cuore sulle ragioni di bilancio. Poi c’è stata un'avance continuativa del Psg, ma nelle valutazioni è pesato molto anche il pensiero che l’anno prossimo ci sarà il fair play finanziario. I calcoli fatti ci hanno fatto riscontrare che soltanto con questo sacrificio abbiamo messo i conti in ordine nei prossimi 3-4 anni. Non esagero, col cuore che piangeva, abbiamo dovuto accettare questa privazione, convinti che in casa abbiamo giocatori molto validi. Sono convinto che in attacco non sentiremo forte la mancanza di Ibra. Al centro della difesa abbiamo un nuovo innesto, Acerbi sul quale crediamo molto e pensiamo; tuttavia contiamo che nelle prossime settimane possiamo rafforzarci ulteriormente in difesa, perché in tutti gli altri ruoli ci sentiamo molto forti".

Insomma il numero uno assoluto del Milan non si fascia la testa: la calcolatrice gli dà ragione, la dialettica è ancora il suo punto forte, il sorriso non lo ha abbandonato. Basterà per vincere sul polveroso campo di Verona o sotto il luccichio dei riflettori di Torino, Roma e Madrid?

Foto | © TMNews

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