Che fine ha fatto Pietro Paolo Virdis?

La storia del baffuto attaccante sardo che divenne capocannoniere della Serie A con la maglia del Milan.

Pietro Paolo Virdis nacque a Sassari in un mercoledì di giugno di 57 anni fa; in realtà era di Sindia, comune non lontano dalla costa occidentale della Sardegna, in provincia di Nuoro. Rimasto orfano di padre (Pietrino Virdis lavorava a Cagliari come ispettore agrario) ed essendo l’unico maschio di casa, dovette crescere in fretta e decise di fare del calcio non solo una passione, ma fin da subito anche un lavoro. A 16 anni già segnava 11 gol con la maglia della Nuorese, in Serie D, abbastanza per attirare a sé le attenzioni del Cagliari che addirittura lo fece esordire in Serie A a 17 anni: rimaste nel capoluogo sardo per tre stagioni (due in massima serie, una tra i cadetti), rifiutò la Juve per stare vicino alla famiglia ancora un po’, poi la madre gli consigliò di cedere alla corte di Boniperti e a 20 anni si ritrovò a Torino.

In Piemonte le cose non andarono benissimo dal punto di vista professionale, soprattutto a causa di diversi infortuni, ma imparò ad apprezzare la città sabauda, conobbe la futura moglie Claudia (da cui ebbe due figli, Matteo e Benedetta) e iniziò a sviluppare la passione per il cibo e il buon vino. Tornò a Cagliari per ritrovarsi quale uomo d’area letale, quindi di nuovo la Juve, a 25 anni decise di cambiare definitivamente registro: si accasò nell’Udinese dei vari Causio, Zico e Mauro, nell’84 arrivò in doppia cifra in quanto a gol in Serie A e fu allora che il Milan decise di puntare su di lui. Liedholm lo apprezzava particolarmente, ma esplose con Sacchi nella squadra degli olandesi: a 30 anni riuscì a vincere la classifica dei cannonieri con 17 gol, poi vinse da protagonista lo scudetto del’88 e la Coppa Campioni l’anno successivo contro il Barcellona.

Rigorista, abile di testa e intelligente tatticamente, Pietro Paolo Virdis cercò di mettere a disposizione tutta la sua esperienza nell’ultima tappa della sua carriera, due anni a Lecce culminati con un’amara retrocessione; 8 gol in due stagioni erano troppo pochi per lui che decise allora di appendere le scarpette al chiodo rassegnato ormai del fatto che non avrebbe mai potuto esordire con la maglia della Nazionale maggiore, un cruccio piccolo e in parte giustificato visto il curriculum. Nel ’91 fece il corso da allenatore a Coverciano insieme a Carlo Ancelotti, poi però titubò e cercò di intraprendere la carriera in panchina solo a fine millennio guidando senza grandi fortune Atletico Catania, Viterbese e Nocerina.

Negli ultimi dieci anni Virdis ha deciso di dire definitivamente basta col mondo del calcio, pur rimanendo ricordi indelebili che non potrà mai dimenticare, qualche comparsata in partite di beneficenza e l’esperienza di commentatore televisivo; alla fine ha ceduto alla passione per il vino, e così oggi gigantografie di sé mentre giocava sono appese nel locale-enoteca che ha aperto a Milano al 38 di via Pier della Francesca: si chiama “Il Gusto di Virdis“, lo gestisce insieme alla moglie e su TripAdvisor è recensito tutto sommato bene.

Virdis-in-enoteca

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