Perché Conte è colpevole: le motivazioni della sentenza

Antonio Conte è stato squalificato per 10 mesi. L'allenatore della Juventus non potrà seguire la squadra durante le partite, rimarrà in tribuna e al suo posto ci sarà Massimo Carrera, altro ex bianconero e parte dello staff di Conte. La Disciplinare della Federcalcio presieduta da Sergio Artico ha confermato la tesi dell'accusa rappresentata dal Procuratore Stefano Palazzi, pur riducendo i mesi di squalifica richiesti dall'accusa da 15 a 10 per le due omesse denunce per le partite Novara - Siena e Albinoleffe - Siena.

Con questa sentenza Conte salterà l'intera stagione, già da domani non potrà essere in panchina nella finale di Supercoppa Italiana, ma non potrà farlo fino a giugno 2013. La Juventus dovrà fare a meno di lui anche in Champions League ed in Coppa Italia. Ovviamente ora ci saranno i ricorsi, intorno al 20 agosto si aprirà il secondo grado di fronte alla Corte Federale, con l'aggiunta nel collegio difensivo della "principessa del foro" Giulia Bongiorno, poi ci sarà la possibilità di rivolgersi al Tnas.

La partita è ancora da giocare, ma al momento le sentenze parlano chiaro e Conte subisce una punizione nettamente superiore a quella patteggiata inizialmente con Palazzi. Evidentemente la stessa accusa, che aveva accettato i tre mesi più multa in un patteggiamento senza ammissione di colpa grazie all'articolo 23 del Codice di Giustizia Sportiva, non era poi così convinta di poter avere soddisfazione dalla Disciplinare. In realtà la Corte aveva già espresso un suo giudizio rifiutando il patteggiamento perché la pena non era stata ritenuta congrua, a quel punto Palazzi, evidentemente ringalluzzito, ha "sparato" la richiesta da 15 mesi.

Se nel caso di Udinese - Bari, con il coinvolgimento dei due juventini Bonucci e Pepe dopo le dichiarazioni del pentito Andrea Masiello, Palazzi è stato completamente sconfessato dalla Disciplinare che ha assolto tutti, qui il Procuratore ha fatto centro, più di quanto lui stesso potesse immaginare.

Secondo la Disciplinare Filippo Carobbio è credibile, anche se lui stesso cambia più volte versione aggiungendo dettagli con il passare dei mesi e nonostante sia provato che abbia mentito quando aveva riferito di aver chiuso ogni rapporto con le organizzazioni criminali degli "zingari". Andiamo a vedere nel dettaglio le motivazioni della sentenza.

Novara - Siena

Per questa partita Carobbio parla della famosa riunione tecnica nella quale Conte avrebbe informato i suoi che "era stato raggiunto l'accordo per il pareggio". Questo accordo, secondo la Disciplinare, sarebbe arrivato fra alcuni giocatori. La formazione e le modalità di combine per assicurarsi il pareggio non vengono specificati. Per il Novara vengono squalificati Drascek (illecito sportivo), Gheller (omessa denuncia) che avrebbe chiesto "conferma" dell'accordo a Carobbio in campo, e Bertani (illecito sportivo), che avrebbe anche comunicato agli "zingari" su quale risultato scommettere di conseguenza. Per il Siena la mazzata è per Vitiello, di fatto l'unico insieme a Drascek a beccarsi l'illecito sportivo.

La Disciplinare è concorde con Palazzi: anche se nessun altro ha confermato, oltre a Carobbio, che Conte ha parlato di pareggio concordato nella riunione tecnica non cambia nulla. I giocatori, con le loro dichiarazioni giurate a discolpa del loro ex allenatore, si sarebbero mossi per evitare a loro volta l'omessa denuncia. Rimane qui il mistero, perché non sono stati deferiti? Se, come la logica impone, hanno sentito le parole di Conte e per proteggersi hanno mentito sostenendo che quel riferimento nel discorso dell'allenatore non c'è mai stata perché non sono fra gli accusati in questo processo?

Non si sa, nessuno lo ha spiegato. Fatto sta che la Disciplinare estrapola alcune dichiarazioni di altri tesserati del Siena dell'epoca per corroborare la credibilità di Carobbio.

Peraltro, proprio in ragione della particolare posizione di classifica del SIENA alla data di svolgimento della partita, la circostanza che CONTE abbia tenuto un discorso alla squadra per motivarla (circostanza pacificamente ammessa dallo stesso CAROBBIO), nel contempo rassicurandola sul pareggio - che era un risultato assolutamente utile per il SIENA - non risulta essere in contraddizione. Anzi, che lo stesso CONTE, nel suo discorso, fece espresso riferimento alla necessità che quella gara non venisse persa, lo afferma il tesserato SESTU

Non è indicato il virgolettato di Sestu, ma il famoso discorso "motivazionale" di Conte non sarebbe in contraddizione con l'ipotesi della combine. C'è differenza fra il dire alla squadra "non bisogna perdere" e "siamo d'accordo per il pareggio", non secondo la corte. Lo stesso Carobbio nella deposizione del luglio scorso si ricorda che nella riunione tecnica Conte non aveva solo "parlato di pareggio", ma anche dato fondo a tutta la sua retorica per motivare i giocatori ad un passo dalla promozione in Serie A.

La ragione per la quale un allenatore dovrebbe motivare una squadra a dare il massimo quando c'è già l'accordo per il pareggio? Non si sa.

Anche l'ipotesi dell'astio fra Carobbio e Conte per il mancato permesso concesso al giocatore nel settembre 2010 di assistere al parto della moglie secondo la Disciplinare è inconsistente. Carobbio dice di essersi sentito "onorato" del fatto che l'allenatore l'avesse trattenuto in ritiro mentre un altro giocatore del Siena, Ficagna, non era a conoscenza di dissapori fra il tecnico e il giocatore.

"Con Carobbio ho avuto buoni rapporti, né mi risulta che Carobbio abbia mai avuto dissapori o motivi di astio con tesserati del Siena, né problematiche di inserimento all’interno della squadra (...). Preciso che, per quanto di mia conoscenza, Carobbio non aveva problemi di natura economica. Aggiungo, inoltre, che Carobbio era considerato uno dei titolari della squadra"

Da notare che queste parole sono del marzo scorso, prima che la difesa di Conte parlasse della questione del mancato permesso per il parto.

Albinoleffe - Siena

Qui le responsabilità di Conte sono ancora apparentemente più sfumate, anche se gli elementi che portano a pensare che in quella partita ci fosse l'accordo per "cedere i punti" alla squadra bergamasca sono forti. La combine è stata, anche se con diverse versioni, da altri tesserati dell'Albinoleffe oltre che dal pentito Carobbio.

Di fatto lo staff tecnico di Conte, con Cristian Stellini in prima fila, aveva già preso contatti perché quella che sarebbe stata l'ultima giornata di campionato fosse giocata in funzione delle necessità di classifica delle due squadre. L'Albinoleffe aveva bisogno di punti per entrare nei playout, il Siena era già promosso in Serie A. Tutto torna.

La tesi è semplice: l'accordo c'era, era finalizzato ad uno scopo preciso ed era impossibile che Antonio Conte non lo sapesse con il ruolo che ricopriva all'interno dello spogliatoio. Anche qui Carobbio ricade nel solito vizietto, "passare informazioni" ai suoi amici scommettitori, compreso il famigerato Gervasoni, ma di fatto il suo ruolo è quello di vero mediatore per una gara "aggiustata" per volere dei rispettivi staff tecnici su impulso di Stellini.

Tutti erano d'accordo, secondo Carobbio:

"la decisione definitiva di lasciare la partita all’Albinoleffe venne presa in occasione di una riunione tecnica che si svolgeva in occasione di un allenamento qualche giorno prima della partita di ritorno. Alla riunione erano presenti l’allenatore Conte Antonio, il vice allenatore Alessio Angelo, il collaboratore tecnico Stellini, il preparatore dei portieri Savorani, nonché tutta la squadra. Tutti furono d’accordo e avendone parlato con Faggiano, desumo che anche la dirigenza ne fosse al corrente".

Palazzi avrebbe dovuto procedere a deferire per omessa denuncia tutta la squadra senese, ma preferisce soprassedere. Stellini ha ammesso di aver preso l'iniziativa dopo la partita d'andata, patteggiando una lunga squalifica e dimettendosi dall'incarico nello staff di Conte alla Juventus, ma c'è un dettaglio in più che appesantisce la posizione dell'allenatore bianconero.

Carobbio, anche qui con un pizzico di ritardo (soltanto il 10 luglio) ricorda un dettaglio per nulla secondario. Dell'accordo per cedere punti all'Albinoleffe si parlava da tempo nello spogliatoio del Siena, talmente a lungo da motivare anche la messa fuori rosa di Salvatore Mastronunzio. L'ex giocatore dell'Ancona è stato squalificato per 4 anni nella prima parte del processo sul calcioscommesse per partite della squadra marchigiana, anche lui è finito nella sessione di calciomercato successivo a La Spezia insieme a Carobbio.

In molti avevano ipotizzato che il fatto che Mastronunzio fosse finito fuori dal turn over degli attaccanti nella seconda metà di maggio, a fine stagione, in qualche modo dimostrasse che Conte sapeva che il calciatore aveva abitudini discutibili e per questo l'avesse voluto mettere ai margini della squadra. In realtà Carobbio racconta una storia completamente diversa: Mastronunzio venne escluso perché non era d'accordo con il lasciare punti all'Albinoleffe.

In relazione alla gara Albinoleffe – Siena del 29 maggio 2011 (...) preciso che l’allenatore era d’accordo nel concedere la vittoria al’Albinoleffe per farla accedere ai play out, anche se lasciò a noi la decisione finale, ricordandoci comunque che, in caso di una nostra vittoria e di un risultato non positivo dell’Atalanta, saremo ancora riusciti a vincere il campionato; si decise in ogni caso di rispettare gli accordi assunti nel girone di andata ... prima della gara Ascoli – Siena del 14 maggio 2011 (ndr persa 3-2 dai toscani), in occasione di una riunione nello spogliatoio ala presenza dei compagni e dell’allenatore, quest’ultimo affrontò l’argomento relativo ad Albinoleffe – Siena ... a quel punto Conte invitò la squadra a confermare l’adesione o a chiamarsi fuori dall’accordo. In quella circostanza l’unico che volle dissociarsi fu Mastronunzio, il quale, peraltro, in qualità di ex dell’Ascoli, disse che sarebbe stato disposto a concedere la vittoria all’Albinoleffe solo qualora si fosse garantito analogo trattamento anche all’Ascoli. L’allenatore, prendendo atto della formale dissociazione di Mastronunzio, gli concesse di non partecipare né alle gare, né ai ritiri, limitando il suo impiego ai soli allenamenti.

Questa dichiarazione di Carobbio è molto pesante, anche se non riscontrata in alcun modo (nessuno ha ritenuto necessario sentire Mastronunzio o altri giocatori sul tema), ed in effetti è vero che l'attaccante dopo quella partita non venne più convocato.

Sarebbe stato interessante sia chiedere conto ad altri di queste parole sia chiedere conto a Carobbio della ragione per la quale da febbraio (quando per la prima volta tira in mezzo Conte e il Siena) servano diversi mesi per ricordare una circostanza così compromettente.

Vedremo sul tema verrà affrontato in sede di ricorso.

  • shares
  • Mail