Detto, fatto: Pesoli si incatena davanti alla Figc contro la sentenza

Ieri aveva anticipato la sua iniziativa con una telefonata ad Alfredo Pedullà, oggi ha l'ha messa in atto davanti agli uffici della Federazione, in via Allegri a Roma. Emanuele Pesoli ha iniziato uno sciopero della fame e si è incatenato davanti agli uffici della Figc. Il calciatore contesta la sentenza della Commissione Disciplinare che lo ha squalificato per 3 anni, nell'ambito del processo sul calciocommesse. Le parole dell'ex difensore del Siena ora al Verona e giocatore del Varese ai tempi dei fatti contestati:

"Mi sento ferito per la condanna, e vorrei un confronto con chi mi accusa, e cioè con Carobbio e Gervasoni. Non sto mettendo in discussione il lavoro dei magistrati e di Palazzi ma mi vorrei difendere in maniera giusta. È una protesta forte, ma mi stanno rovinando la vita per una cosa che non ho fatto. Prima di smettere di giocare vorrei lottare con tutte le mie forze. Attendo qualcuno, il presidente della Figc, Giancarlo Abete, resterò qui fino a quando non ce la faccio più".

Antonello Valentini, direttore generale della Figc, non chiude tutte le porte in faccia a Pesoli pur rimarcando le diverse competenze degli organi federali:

"Il problema del confronto che lei chiede con i suoi accusatori non è un problema degli organi politici della Federazione, ma una competenza dei giudici sportivi. Dopo averle espresso la mia umana solidarietà, la invito a rifletterci. Prendo l'impegno per un suo incontro con il presidente che non avrà nessun problema ad incontrarla al suo ritorno dalle ferie. Fermo restando che garantirle un confronto con chi l'accusa non è una competenza né del presidente Abete, né mia, né della Federazione, ma della Procura federale: un organo totalmente autonomo. Mi dispiaceva vederla qui e non venire a salutarla. Capiamo il suo dispiacere e la sua rabbia perchè si ritiene innocente, ma in secondo grado avrà la possibilità di far valere le sue ragioni".

Foto | © TMNews

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