Dura chiamarsi Napoli

Pubblichiamo la lettera di un nostro lettore tifoso napoletano che dice la sua sulla partita Napoli-Juventus per la quale proprio oggi il calciatore Zalayeta è stato squalificato per due giornate. E’ il punto di vista, da parte napoletana, che fa da contraltare a quello che abbiamo pubblicato qualche giorno fa di parte Juve. Per par


Pubblichiamo la lettera di un nostro lettore tifoso napoletano che dice la sua sulla partita Napoli-Juventus per la quale proprio oggi il calciatore Zalayeta è stato squalificato per due giornate. E’ il punto di vista, da parte napoletana, che fa da contraltare a quello che abbiamo pubblicato qualche giorno fa di parte Juve. Per par condicio abbiamo voluto dare voce anche all’altra fazione. Ringraziamo Bruno per questo post un pò lungo ma significativo.

Fa ancora eco (e conoscendo gli addetti ai lavori, e il trend mediatico, ne farà ancora per molto tempo) la partita di sabato sera tra Napoli e Juventus.

Al centro dell’attenzione due decisioni arbitrali “discutibili”, che alla moviola diventano probabilmente più chiare, ma che a velocità normale, possono indurre ad una qualsiasi valutazione, dato che gli arbitri negli occhi non hanno i computer.

Decisioni che dover prendere poi in pochi istanti, senza poter rivedere l’azione, ma potendola solo rivivere attraverso il ricordo soggettivo, non è cosa agile. Soprattutto perchè a velocità normale un’azione può ingannare l’occhio dello spettatore.

Errore di valutazione, svista arbitrale, chiamiamola come ci pare, il fulcro è sempre quello: in tutte le gare di calcio (e non solo) anche le valutazioni dell’arbitro concorrono alla determinazione del risultato. Non c’è gara in cui non si registrino almeno due o tre episodi che alla moviola ci si rende conto siano stati valutati erroneamente. Ma dai tempi della notte, l’errore fa parte del gioco. Sbaglia un calciatore, talvolta può sbagliare anche un allenatore, allora è naturale che a sbagliare sia anche l’arbitro.

Poi è chiaro che si decide di “scagliarvisi” contro questo naturale errore di giudizio del direttore di gara, solo se il risultato non premia la squadra “vittima” dell’errore stesso.

Tuttavia, nella partita di sabato non solo un errore era stato commesso dall’arbitro Bergonzi, e qualcuno anche pro-Juve . Esempio: primo tempo, il funambolo Lavezzi lascia sul posto con un tacco elegante un intontito Chiellini che lo atterra nei pressi dell’area di rigore. Per l’arbitro non è punizione. Lì la partita può cambiare. Lì Chiellini avrebbe almeno meritato un’ammonizione oltre che un consiglio (di andare a marcare qualche altro giocatore del Napoli, e non il più agile e veloce). E da lì si poteva concedere già il penalty. Tuttavia anche una punizione sarebbe stata pericolosissima con i saltatori d’area che il Napoli si ritrova (vedi gol di Zalayeta a Roma).

Anche qui, un errore di valutazione rischia di cambiare le sorti dell’incontro.

Ma di questo non se ne parla. I rigori hanno sicuramente offerto al Napoli un modo più semplice e diretto per battere una Juve, che al San Paolo aveva fatto vedere ben poco, rispetto alle sue potenzialità.

Se analizziamo l’incontro nel dettaglio, anche il più inesperto di calcio capisce che quella gara, il Napoli l’avrebbe vinta a prescindere da Bergonzi. E la dinamica dei rigori non è stata così semplice e lineare.

Esempio: episodio Zalayeta. Se il “panterone” non evitava l’uscita a vuoto di Buffon con un salto, si sarebbero entrambi scontrati e infortunati (e in modo decisamente grave, vista la velocità dell’azione). Inoltre c’è da dire che l’attaccante del Napoli aveva brillantemente anticipato il portiere della nazionale e doveva solo appoggiare in rete, una volta superato l’estremo difensore juventino.

Dunque, se non fosse saltato per evitare Buffon in uscita, il numero uno bianconero si sarebbe guadagnato gli spogliatoi anzitempo, e il Napoli il rigore l’avrebbe preso comunque.

Piuttosto, i tifosi della Juve, dovrebbero concentrarsi sul fatto che per l’ennesima volta la difesa della loro squadra del cuore, aveva permesso a Lavezzi, Hamsik e appunto l’ex Zalayeta di penetrarla in velocità. Ma è chiaro che fa più comodo polemizzare.

Tutti sappiamo che quei due rigori forse potevano anche essere non fischiati, come decine di decisioni arbitrali domenicali potrebbero essere evitate, il problema sta nel chiamarsi Napoli. E il discorso prescinde dalla Juve e da Bergonzi. Ogni volta che un episodio spiacevole accade nella città del Vesuvio, tutti sono pronti ad evidenziarlo in prima pagina, diventa l’argomento della settimana di bar, giornali, trasmissioni. Quando poi si riempe un San Paolo, o il Napoli rifila 5 reti all’Udinese di Marino, oppure ferma in modo spettacolare la Roma di Spalletti, beh, lì lo spazio è ridotto. Per avere maggior spazio mediatico pare che il Napoli debba augurarsi sempre episodi spiacevoli. Se Sosa e Domizzi litigano, oppure Lavezzi fa un tamponamento per strada, allora si il Napoli guadagna le prime pagine.

Questa cultura deve cambiare, e noi napoletani siamo gli unici a poter avviare questo cambiamento di mentalità.

Poi le critiche vanno bene e fanno parte del gioco. Così come le polemiche. Non fa piacere a nessuno perdere. Ma si deve avere almeno l’onestà di dire, che la sconfitta della Juve al San Paolo non è figlia solo delle decisioni arbitrali (da cui, mi ripeto, dipende una qualsiasi gara sportiva) ma di una differenza di motivazioni, agonismo, gioco ed entusiasmo che ha fatto vedere per 90 minuti una superiorità indiscutibile. Poi che la si voglia calmierare e ridimensionare, lo si può tranquillamente fare. Ma che soprattutto la squadra responsabile di Calciopoli, faccia tanto rumore per una partita, che avrebbe perso comunque, è quantomeno ridicolo ascoltarlo e vederlo

Una vera e grande squadra sul 2-1 o sul 3-1 avrebbe reagito da grande squadra. Il Napoli dopo il gol di Del Piero, ha messo una marcia in più. Questo è mancato alla Juve. Su questo il Napoli è stato nettamente di un altro livello.

Infine bisogna ricordare che la vera legge del calcio è la legge di compensazione. I punti che si giudicano persi per fattori non dipendenti dalla squadra (e non è questo il caso) si possono recuperare in altre gare. In fondo gli arbitri possono sempre sbagliare, a volte pro a volte contro una stessa squadra: a Firenze, la Juve è stata letteralmente graziata dalla decisione arbitrale,che (se dovessimo utilizzare il metro di giudizio Juventino), potremmo tranquillamente dire ha regalato un punto alla vecchia signora. Quel punto che la Juve credeva di prendersi al San Paolo, ce l’aveva già in accredito da decisioni precedenti. Ma se si volesse continuare all’infinito con il calcolo delle decisioni pro e contro, il calcio scomparirebbe.

Perciò bisogna essere sportivi e onesti: le partite si possono meritare di vincere e meritare di perdere a prescindere dagli episodi. Sabato il Napoli ha pienamente meritato la vittoria.

Bruno Gaipa

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