Quando si tocca il fondo, e il nostro calcio in Brasile probabilmente lo ha toccato, bisogna fare quadrato su quel che ancora si ha e cercare, senza isterismi di sorta, di risalire, anche lentamente: l’Italia come Nazionale è 11esima nel ranking Fifa, male molto male, ma in quanto a campionato si è assestata stabilmente al quarto posto nella graduatoria Uefa, e questo è un dato da cui partire. Perché per molti anni a venire Spagna, Inghilterra e Germania saranno sul podio e lì rimarranno, ma il nostro calcio ha il dovere di tenere a debita distanza Portogallo e Francia, e non solo per una mera questione di posti nelle competizione europee. E’ un dovere morale, rango e blasone vanno gelosamente custoditi, tutti insieme.

E tutti insieme i club nostrani stanno ben figurando in giro per il continente, senza strafare (a parte la Fiorentina a cui va un grande applauso), con la politica dei piccoli passi; quando in estate venivano sbattuti fuori senza appello i vari Hull City, Magonza, Real Sociedad, Lione e Nacional, tutte squadre fermatesi ai preliminari di Europa League, Inter e Torino mettevano in saccoccia il pass per la fase a girone, a cui poi si aggiunse anche il Napoli dopo la delusione Champions a Bilbao: amara retrocessione, ma comunque ancora la possibilità di gareggiare in Europa, con l’Italia unica nazione ad avere tutte le squadre della vigilia nei gironi di coppa. E anche questo è un dato positivo, magro ma comunque positivo.

A 90 minuti dalla fine, con 450 alle spalle, delle sei compagini in lizza ben tre sono già certe del passaggio al turno successivo (Inter e Fiorentina da prime della classe, Napoli al 90%), alle altre tre basta un pari: alla Juve in casa con l’Atletico, alla Roma all’Olimpico contro il City (a patto che sia 0-0), al Torino in quel di Copenaghen. Nessuna delle nostre squadre ha deluso, soprattutto in Europa League che quest’anno fa gola più di sempre perché vincendola ci si qualificherebbe di diritto alla Champions; una en plein di qualificazioni dopo le fasi a gironi sarebbe un altro segnale importante, e comunque non comune.

Anche Liga, Bundes e Premier sono rappresentate da 6 club e per alcuni di questi l’eliminazione è dietro l’angolo: l’Athletic Bilbao almeno si consolerà con la retrocessione in Europa League dove Villarreal e Siviglia non sono per nulla certe di passare ai sedicesimi; lo Schalke è a un passo dall’eliminazione Champions, rimpolperà la competizione continentale minore dove Borussia Monchengladbach e Wolfsburg sono a serio rischio eliminazione; infine gli inglesi con Manchester City e Liverpool quasi out (i romanisti possono fare gli scongiuri), con le altre 4 squadre impegnate già certe della qualificazione.

Ma vediamo a titolo esemplificativo lo score generale: tra preliminari e gironi, abbiamo perso appena 7 partite su 38 disputate, e già questo è un primato (Spagna sconfitta 8 volte, Germania 9, Inghilterra 7 come noi), vincendone più della metà, cioè 21 (come la Germania e più dell’Inghilterra, solo la Spagna ne ha vinte di più con 24), tutto fieno in cascina per il calcolo del ranking e più metafisicamente per la credibilità dei club italiani, ma anche per l’inequivocabile distanza che stiamo ristabilendo con portoghesi e francesi (esclusi Porto e Psg, e le runner-up Sporting e Monaco, il nulla, compreso il deludente Benfica). Insomma, appuntamento all’11 dicembre quando aggiorneremo i numeri: speriamo speriamo speriamo di poter festeggiare 6 qualificazioni su 6.

Riproduzione riservata © 2024 - CALCIOBLOG

ultimo aggiornamento: 28-11-2014


Tottenham – Partizan, una trovata pubblicitaria dietro le invasioni a White Hart Lane | Video

Calciomercato Inter: Van Persie per Mancini?