Toni sicuro: "A Glasgow andremo per vincere"

Luca Toni, attaccante Bayern Monaco
Conferenza stampa insolita oggi a Coverciano, incentrata logicamente sulla partita decisiva contro la Scozia di sabato prossimo dove l'Italia di Roberto Donadoni si giocherà la qualificazione prima della sfida non irresistibile con le Far Oer, ma anche sui tragici fatti di domenica in cui come noto ci ha rimesso la vita il giovane tifoso laziale Gabriele Sandri.

Innanzitutto la partita. Toni durante l'incontro coi giornalisti a Coverciano non ha dubbi, l'Italia si dovrà impegnare al massimo perchè non si può assolutamente permettere di non partecipare ai prossimi Europei 2008:

"Tutti sanno cosa ci andiamo a giocare sabato.[...] Scendere in campo per il pareggio significa rischiare di perdere la partita. Io l'uomo partita? Magari... Sappiamo di giocarci il lavoro di due anni in novanta minuti, non voglio nemmeno prendere in considerazione l'ipotesi di non andare all'Europeo. Ci troveremo in una bella bolgia, ma in campo saremo undici contro undici. E sappiamo di non poterci permettere una sconfitta".

Gli fa eco anche Christian Panucci, anch'egli presente alla conferenza stampa:

"Loro saranno assatanati, ma noi vogliamo la qualificazione, siamo pronti a giocarcela. Anche se Domenech non sarà l'unico a gufarci..."

Ma la conferenza di oggi ha avuto quale principale argomento, oltre ovviamente a quello calcistico, anche quello relativo alla violenza negli stadi e alle norme sulla sicurezza dopo gli eventi di domenica pomeriggio e sera a Roma e Milano.

Abbiamo già accennato alla dura presa di posizione di Kakà ("Se in Italia continua la violenza i campioni se ne vanno") e arriva la risposta di Luca Toni in un certo senso meno drastica:

"Non è questo il problema, tutti vogliamo vedere bandiere e coreografie piuttosto che bambini che piangono portati via dai genitori. Dobbiamo salvare il calcio, restituirlo alle persone perbene". Più crudo Panucci: "I campioni vengono lo stesso se sono ben pagati".

L'ex attaccante della Fiorentina, ora in forza al Bayern Monaco non si nasconde e afferma con rammarico quanto sia poco edificante l'immagine che del tifo italiano arriva in Germania, dove a vedere le partite della sua squadra si recano oltre 70.000 spettatori per lo più formati da bambini e famiglie. Quasi utopia per il nostro calcio ultimamente.

"Ci alleniamo a porte aperte, non c'è tifo organizzato. La gente viene allo stadio anche tre ore prima, mangia, beve, può fare di tutto, ma non pensa nemmeno a fare casino. [...] Se ce l'hanno fatta in Germania e in Inghilterra, possiamo farlo anche in Italia. Fermiamo i delinquenti che tengono in ostaggio le società, uniamo le forze di polizia, dirigenti, uomini di calcio. Tutti insieme possiamo trovare una soluzione che possa restituire questo sport ai veri appassionati. Fermarsi non serve, se non per riflettere. Occorre agire, formulare leggi severe. Vogliamo giocare un altro calcio".

E mentre domani in FIGC verrano definite le norme contro la violenza che entreranno in vigore già dalla prossima domenica 25 novembre in cui giocheranno la serie A e la serie B, Panucci risponde al suo compagno di squadra e dice la sua sul fattaccio di domenica mattina:

"Non dobbiamo associare per forza quanto successo al calcio, quello della morte di Gabriele è un episodio che fa storia a sè". E' un problema che coinvolge per intero la nostra società, noi giocatori possiamo fare ben poco. Lo stadio deve tornare a essere un luogo di divertimento e non di sfogo. Mi hanno schifato certe immagini che ho visto in tv, ho dovuto spegnere per non mostrarle a mio figlio".

Il presidente della FIGC, Giancarlo Abete presente oggi ai funerali di Gabriele Sandri, ha confermato che sia la Nazionale maggiore sia l'Under 21 giocheranno con il lutto al braccio.

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