La Coppa dei contrasti

Chi mi conosce e chi ha letto in passato i miei post sa che non sono mai stato tenero con il cosidetto calcio business e con il nuovo modo di concepirtlo (soprattutto in Italia). Secondo me televisione, orari assurdi delle partite (ricordiamo anche il maldestro tentativo di qualche anno fa di far giocare un anticipo

Chi mi conosce e chi ha letto in passato i miei post sa che non sono mai stato tenero con il cosidetto calcio business e con il nuovo modo di concepirtlo (soprattutto in Italia). Secondo me televisione, orari assurdi delle partite (ricordiamo anche il maldestro tentativo di qualche anno fa di far giocare un anticipo la domenica a mezzogiorno) e l’incidenza degli sponsor (addirittura nella formazione che scende in campo) hanno contribuito, assieme alla violenza e agli scandali, ad allontanare la gente dagli stadi. Un merito però alla multinazionale Toyota va riconosciuto.

L’aver portato la Coppa Intercontinentale a Tokio ha salvato una competizione che sulla carta doveva essere il trofeo più ambito per una squadra di club, ma che in realtà i vincitori della Coppa Campioni negli anni 70 avevano iniziato a boicottare fino a costringere gli organizzatori a rinviarla. Il vecchio meccanismo assegnava la Coppa al termine di un doppio confronto tra i vincitori della Coppa Campioni e della Copa Libertadores. Troppo spesso, però, le squadre europee si trovavano a giocare al cospetto di tifoserie avversarie eccessivamente calorose e di arbitri leggermente troppo casalinghi.

Così, ad esempio, accadeva che Capitan Facchetti nel sollevare nel cielo di Avellaneda la coppa veniva ferito dal lancio di oggetti del pubblico di casa, oppure che il Milan di Nereo Rocco nel 1963, dopo aver vinto a San Siro 4-2, doveva soccombere di fronte ad un Santos illuminato oltre che dalle superbe invenzioni balistiche di Pelè anche da quelle meno spettacolari ma ugualmente efficaci del direttore di gara. Questo clima portò squadre come il Bayern di Monaco, l’Ajax, il Liverpool e il Nottingham a boicottare la competizione.

Nel 1980, la Coppa Intercontinentale è stata rianimata dai giapponesi, che hanno finalmente consentito che una gara così importante potesse avere luogo nell’ambiente giusto. C’è da dire che nei primi anni il terreno di gioco non era dei migliori, ma poi col trascorrere del tempo la situazione è migliorata molto. La colonna sonora di quella partita era caratterizzata dal continuo e affascinante frastuono delle trombette (che oggi non c’è più).

Certo, la cerimonia di consegna della Coppa è stata costernata da pacchiane assegnazioni di chiavi giganti di macchine che mal si sarebbero sposate col calcio di Eusebio e Di Stefano, ma che con i calciatori/fotomodelli di oggi vanno benissimo.

Comunque meglio qualche buffonata che sassi e bottiglie.

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