Doping: Carlo Mazzone indagato per la morte di Beatrice

Si apre un'inchiesta che potrebbe stabilire un precedente nella ricostruzione degli eventi presumibilmente collegati al Doping nel calcio italiano degli anni 60 e 70. Carlo Mazzone è uno dei tre indagati per la morte di Bruno Beatrice, ex calciatore della Fiorentina dei primi anni '70, con l'accusa di Omicidio Preterintenzionale.

Beatrice è stato il primo di una serie di calciatori che militarono in quegli anni nella squadra viola (fra prima squadra e primavera) poi morti prematuramente. Nello Saltutti, Ugo Ferrante, Giuseppe Longoni e da ultimo Adriano Lombardi non ci sono più, ma c'è anche la lista dei "sopravvissuti". Massimo Mattolini, il portiere dell'epoca, ancora vivo grazie a un trapianto di reni, Mimmo Caso, guarito da un tumore al fegato, Picchio De Sisti, reduce da un ascesso al cervello, e Giancarlo Antognoni, vittima di una crisi cardiaca a 51 anni.

La morte di Bruno Beatrice avvene nell'87 quando aveva 39 anni dopo una lunga agonia causata dalla leucemia linfoblastica acuta, la moglie in questi anni ha combattuto perchè si facesse chiarezza sulle pratiche farmacologiche alle quali venne sottoposto il marito durante la sua militanza nella Fiorentina: farmaci come Micoren e Cortex, flebo non meglio identificate e una cura radiologica, Roentgen, per curare in fretta una pubalgia che lo tormentava nel suo ultimo anno di militanza in viola.

Mazzone si è detto a disposizione dell'autorità giudiziaria, ma ha già chiarito di non saper nulla di cosa venisse somministrato ai giocatori, lui si occupava esclusivamente della parte tecnica.

Per Beatrice ci sono due "testimoni" delle pratiche a cui era stato sottoposto in quegli anni, il compagno di squadra Saltutti, che venne intervistato prima dell'attacco cardiaco che lo stroncò a 56 anni, e la moglie Gabriella.

Saltutti, che non era un semplice compagno di squadra, ma un amico e suo compagno di stanza raccontava:

Glielo dicevo sempre, Bruno non esagerare con quelle punture. Io non so quante se ne facesse fare, durante il ritiro era sempre sotto flebo, dal venerdì sera alla domenica; lo avevano convinto che con quelle avrebbe corso il doppio. Bruno, tanto per capirci, era uno che al naturale andava molto più forte di Davids, perciò gli chiedevo: ‘Ma che bisogno hai di farti iniettare tutte quelle schifezze?’ A noi dicevano: sono solo vitamine, prendetele e starete meglio. Ma chissà che ci davano invece? Me le faccio per la carriera, per far star bene la famiglia un domani”, mi diceva il povero Beatrice. “Io ci stavo più attento, ma più per punto preso che per effettiva convinzione. Intanto poi, lui c’è morto di leucemia, e io a 50 anni, per poco non ci resto secco con un infarto

La moglie rilasciò invece un'intervista a L'Espresso di cui vi riproponiamo un breve brano:

Quando Bruno si è ammalato io non sapevo neppure che cosa fosse il doping. Certo, mi stupiva il fatto che quando era in ritiro prima delle partite mi tenesse al telefono per tre quarti d'ora dicendo che tanto aveva tempo, si stava facendo delle flebo. Mi faceva impressione che avesse tre buchi viola a forma di triangolo sul braccio sinistro che non gli andavano mai via. E mi lasciava perplessa anche il fatto che dopo le partite restasse sveglio e agitatissimo per due giorni. Ma non avevo mai collegato queste stranezze alla sua malattia.

Chissà se i giudici di firenze, dopo tutti questi anni, riusciranno a collegare la sua morte "a quelle stranezze".

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